Arturo Toscanini: rigore e carattere di un direttore d’orchestra

0
76

Pur essendo stato scritto molto si continua a studiare e a scandagliare sul grande direttore d’orchestra, facendo emergere aspetti ancora non molto noti.

Nato a Parma il 25 marzo del 1867, Toscanini, personaggio dall’ indole risoluta, riuscì a educare il pubblico ad una nuova concezione di teatro, superando la vecchia idea di “svago”. Nel periodo scaligero, con la sua caparbietà, introdusse alcune riforme: il silenzio in sala, gli applausi alla fine, il divieto di entrare a spettacolo iniziato (con luci spente), la collocazione dell’orchestra nel «golfo mistico», ecc.

Detesta ogni forma di dittatura, definendo Mussolini «delinquente criminale». Famoso l’episodio dello schiaffo (1931) di alcuni squadristi al Teatro Comunale di Bologna per aver rifiutato di dirigere inni fascisti, con la conseguente decisione di trasferirsi a New York.

Due anni dopo rifiuta l’invito di Hitler al Festspielhaus di Bayreuth e nel ’38 non dirigerà a Salisburgo a seguito dell’Anschluss. Parafrasando lo storico latino Tacito, il Maestro definisce i tedeschi «rozzi Germani dell’orrido canto» ma ama Wagner, condividendone la concezione di opera d’ arte totale (Gesamtkunstwerk).

Quando concerta, spesso con l’ostinazione di voler imporre la sua idea interpretativa, strilla e inveisce contro gli orchestrali cui tocca subire. Il podio gli offre la possibilità di esprimere un servizio incondizionato alla partitura del compositore, unico creatore dell’opera, presentandolo come autentica e indiscussa auctoritas.

Toscanini scrive nel ‘37: «non ti esprimere quando parli delle mie interpretazioni come fanno i Furtwängler i Mengelberg, ecc. che dicono la mia quinta la mia Nona ecc. Dì la tua interpretazione della Pastorale – della nona […]. Odio vedere accomunati i nomi dei diversi miseri mortali a quegli degli Dei!».

Ma con questi “Dei”, da lui venerati, i rapporti non sono sempre idilliaci, basti ricordare alcuni screzi con l’amico Puccini.

Il Maestro non risparmia critiche per nessuno. Sul collega Henry Wood, a Londra con la B.B.C. nella Nona di Beethoven, dopo averlo ascoltato per radio sbotta: «ho avuto il coraggio di bere l’amaro calice fino alla feccia! Il Codice penale o civile non deve contemplare i delitti che si commettono a danno dei capolavori musicali?».

Per Toscanini il destino di diventare uno dei più grandi direttori di tutti i tempi era nel DNA. Il destino lo proclama direttore d’orchestra a partire dal leggendario debutto, a soli 19 anni, a Rio de Janeiro allorquando, a causa delle dimissioni del direttore Miguéz e incitato dagli stessi orchestrali (Ch’al vaga su lu Toscané), dirige a memoria Aida, dando così inizio ad una folgorante e lunga carriera, calcando le scene dei più importanti teatri del mondo.

Si ricorda il suo gesto sobrio e corretto, un orecchio e una memoria infallibili: dominatore assoluto di ogni spettacolo al punto che tutti gli riconoscono un’autentica autorevolezza.

Dotato di grande temperamento, pur essendo un «tiranno musicale» esprimerà il suo dissenso anche verso istituzioni democratiche rinunciando alla nomina a senatore a vita (5 dicembre 1949). Scrivendo al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi il Maestro chiarisce che tale nomina è «in profondo contrasto con il suo sentire» e precisa che: «Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l’ho sempre percorsa».

Di certo ciò a cui il grande direttore demiurgo non ha mai rinunciato è stata la bacchetta che, unita ad uno sguardo quasi ipnotico, gli permetteva di trasmettere il suo pensiero all’orchestra.

Toscanini muore a New York il 16 gennaio del 1957 e – a parte le sue interpretazioni e l’amore per la libertà – rimane un mentore la cui eredità artistica sarà raccolta, in una sorta di “albero genealogico”, prima da Antonino Votto e poi da Riccardo Muti.

Compositore, Direttore d’Orchestra, Flautista e Musicologo. Curioso verso ogni forma di sapere coltiva l’interesse per l’arte, la letteratura e il teatro, collaborando con alcune riviste e testate giornalistiche. Docente presso il Conservatorio «G. Rossini» di Pesaro, membro della SIdM (Società Italiana di Musicologia), socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dal 2015 ricopre l’incarico di Direttore artistico dell’Audioteca Poggiana dell’Accademia Valdarnese del Poggio (Montevarchi-Arezzo).

LASCIA UN COMMENTO

Per favore scrivi un commento valido!
Inserisci il tuo nome qui

Convalida il tuo commento... *

CONDIVIDI
Previous articleSalento & Dintorni – Una “reggia” di pietre
Next articleLecce, il Teatro Apollo per “La Dea trans”