I ricordi: attimi congelati di malinconica felicità

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I ricordi, il passato che ritorna nel presente influenzando il futuro, che cosa meravigliosa che sono i ricordi, attimi congelati di malinconica felicità. Ognuno di noi è un involucro di ricordi, ognuno di noi è quello che è grazie ad essi. Fin da piccoli, si raccolgono come sabbia al mare, facendone grosse scorte per poter riempire la propria piccola mente, un po’ come scritte su un quaderno, dove ci si appunta ogni minimo dettaglio per poter imparare e prendere spunto, in seguito, per la propria vita. Qualsiasi ricordo che abbiamo non è altro che un insegnamento, un qualcosa che la nostra mente ha assorbito per poterlo riutilizzare appena necessario. Stessa cosa per le tradizioni, tramandate a noi dai nostri genitori fin da piccoli, così come loro le hanno ricevute dalle generazioni precedenti, ed è proprio così che “oralmente” si “regala” alle generazioni future ciò che tutti noi, appunto, chiamiamo tradizioni.

I ricordi sono una cosa bellissima, come scordare, infatti, le grandi cene in famiglia, con i nostri cari nonni, dove risate e racconti improbabili “abbracciavano” le vite di ognuno di noi, deliziando quel tempo infinito di quando eravamo piccoli, racchiusi in quel guscio infantile caratterizzato da spensieratezza e libertà mentale, che oggi manca a ognuno di noi. Come dimenticare poi, le lunghe giornate al mare, dove un crackers mangiato per fame pregiudicava il bagno con gli amici perché estremamente pericoloso in quanto provocava indigestione (che nessuno di noi bambini sapeva cosa fosse, ma la ritenevamo letale perché quello ci era stato insegnato dai nostri genitori). E poi il brodo il sabato, magari con il tacciato della nonna fatto a mano, quel profumo di farina e prezzemolo, che ancora oggi possiamo odorarne il ricordo; così come il forte odore di frittura della domenica, dove le polpette ne facevano da padrone; ricordi che si palesano in ognuno di noi, come visioni perfette di quel tempo passato.

La salsa fatta al momento, l’odore di cantina e di formaggio fresco che stagionava al suo interno, quel vino preso ogni tre mesi e travasato nelle bottiglie di vetro, l’odore di terra bagnata della verdura appena raccolta, che potevi gustare anche cruda, perché così tanto fresca che sembrava di assaporare la natura intera; le galline presenti quasi in ogni orto, dove l’uovo caldo appena raccolto, era la felicità di molti bambini, che potevano mangiarlo ancora caldo dopo aver praticato due fori, uno sopra più grande e uno sotto più piccolo, per poterlo succhiare direttamente dal guscio. Insomma un’altra vita, di tanto tempo fa. Come non ricordare poi la nostra casa, la casa di ognuno di noi, con le voci “ingombranti” dei nostri genitori, che arricchivano quella piccola abitazione di gioia e di felice voglia di vivere, voci che tutti noi portiamo nella nostra anima, come immagini sonore di  dolcezza infinita; Lo stesso rumore dei piatti, che nostra madre lavava dopo quei lunghi pranzi familiari, frastuono di presenza, perché nonostante tutto, sapevi che loro erano lì, in quella piccola cucina, in quella piccola casa, che per te bambino era un castello sicuro dove tornare ogni volta in cui ne avessi bisogno. Come non menzionare le lunghe estati a giocare in spiaggia a calcio con le porte improvvisate da vecchi zoccoli in legno, dove il “ventidue” era il gioco più gettonato; le prime passeggiate in villa, le pizzette “della Voglia” a 500 lire, gli aperitivi divisi in sette persone la domenica, il primo pacco di “Merit” che buttavi dopo aver fumato una sigaretta a cinque persone dietro la scuola per non portare prove compromettenti con te; i tempi del motorino, poi quelli della patente dove avevi paura di spostarti dal paese perché i genitori non erano d’accordo ma lo facevi ugualmente perché le regola ti stavano strette; l’università, il trovarti solo in una grande città, la laurea, il ritorno a casa, i litigi con i tuoi, il fidanzamento, il matrimonio, i figli. E poi ti fermi lì, a pensare che alla fine hai vissuto e continui a vivere un’esistenza piena, un’esistenza fatta non più di esagerazioni e cose effimere, anzi, ti ritrovi anche tu, come i tuoi genitori e a loro volta i tuoi nonni, a dare ai tuoi figli gli insegnamenti che loro stessi hanno dato a te, insegnamenti fatti di ricordi, fatti di vita, fatti d’ amore. La vita è un cerchio e ogni parte di questa circonferenza è sovrastata da ricordi, tutti noi ne doniamo un pezzo alle nostre generazioni, un po’ come il DNA. E’ forse proprio questo il senso della vita? Imparare, ricordare e donare ai posteri, un modo forse, per renderci finalmente eterni.

Classe ‘86, vive a Squinzano, piccolo paese della provincia di Lecce. Fin da adolescente manifesta una forte passione per la scrittura, percepita come insostituibile mezzo di espressione personale e di comunicazione diretta al cuore delle persone. Appassionato di arte, storia ed archeologia, cresce nel quartiere di Sant’Elia, luogo ancora ricco di mistero, dove conduce ricerche e studi su un convento del 1500, effettuando numerose e importanti scoperte archeologiche che gettano nuova luce sul complesso monastico. Scrive su diversi blog e giornali come “Salento Vivo”, “Spazio Aperto Salento”, “L’ORticA”, “Il Trepuzzino”. È in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di scritti con Aletti Editore.

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