7di7 – Cinema a Volonté

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Sono passati ottantotto anni dalla nascita di un’icona del cinema italiano: il 9 aprile 1933 Milano regala i natali a Gian Maria Volonté, attore “contro”. Mai banale, militante attivo nei periodi più oscuri della nostra Repubblica.

“Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita”. (Gian Maria Volonté, 1984)

Parlare dell’uomo attraverso l’attore è quello che cercheremo di fare ed il lavoro non è facile: bisogna conoscere il contesto storico di ogni sua pellicola, ma più di ogni altra cosa bisogna saper leggere un attore attraverso il suo lavoro, le sue espressioni, i suoi movimenti e il suo genio ed il suo rapporto con il regista. Attore e regista sono indissolubilmente legati.

Volonté appartiene, ancora oggi, a una categoria artistica che potremmo definire quasi del tutto estinta, quella di chi ha fatto della propria immagine un mezzo di comunicazione e di impegno civile. Questo perché c’è stato un periodo storico del Novecento in cui il legame tra arte e politica era talmente forte da farle diventare una cosa sola.

Dalle prime rappresentazioni teatrali, dove si inscenavano Beckett, Shakespeare al grande schermo. Affiancato da registi del calibro di Sergio Leone ed Elio Petri, con i quali ha avuto delle collaborazioni che ormai sono scolpite nella storia del cinema italiano, una panoramica su Volonté può solo farci apprezzare ancora oggi cosa voglia dire essere un attore.

 

La collaborazione con Sergio Leone

Nel biennio ‘64/’65 Volonté raggiunge la notorietà con i primi due film che costruiscono la Trilogia del dollaro: “Per un pugno di dollari” e “Per qualche dollaro in più”. Da quì, si snoderà la sua carriera come attore western, per citarne alcuni: “Faccia a Faccia” del 1967 per la direzione di Sergio Sollima e “Quién Sabe?” del 1966 di Damiano Damiani.

Il cinema politico

Il Volonté attivo politicamente lo vediamo soprattutto guidato dalla regia di Elio Petri. Abbiamo già parlato di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, dove la tematica del potere veniva incarnata dal questore (interpretato da Volontè) che è fuori dal potere stesso proprio perché ne è il creatore.

Sempre la fruttuosa collaborazione con il regista romano porterà sui grandi schermi pietre miliari come “Todo Modo” in cui si cala nei panni di Aldo Moro (1976), ispirato liberamente al romanzo di Leonardo Sciascia e “La classe operaia va in paradiso” (1971) vincitore del Grand Prix per il miglior film al Festival di Cannes del 1972, in cui interpreta Lulù un operaio con due famiglie da mantenere e con alle spalle 15 anni di lavoro in fabbrica.

Non bastano queste poche righe per poter descrivere un gigante della storia culturale italiana. Più di un attore e più di un uomo Volonté incarna l’espressione genuina e sincera del ruolo dell’attore, il quale deve abbattere le strutture per stabilire un rapporto rivoluzionario tra arte e vita.