Nevrosi uguale autocondanna

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La reazione possibile specie nell’era del covid è l’alienazione. Ciò vuol dire estraniarsi dalla realtà presente. Il che significa, ovvio, scarsa capacità di adattamento all’ambiente. Non è un disturbo di carattere organico ma si riflette a livello somatico. Quindi si hanno delle conseguenze psicosomatiche che hanno, cioè, un’origine cerebrale e si diffondono sul soma. Siamo nati e cresciuti, infatti, con la capacità di renderci felici ma anche di farci del male.

Non si può cambiare radicalmente ma si possono operare su di sé notevoli cambiamenti, questo sì, ma a costo di grande sforzo e fatica. Amando profondamente il proprio io senza il rischio di toccare punte estreme  come un insano narcisismo, soltanto così si superano i problemi e si può giungere all’umano negoziato: il compromesso. Le distrazioni fanno sentire meglio ma non guarire tout court. Può aiutare molto avere il culto della personalità, e allora una cura esclusiva e raffinata per la propria persona. E questo è veramente trascendere, tuttavia in alcune situazioni di persone che sono ai limiti dell’autoaccettazione  non si riesce a superare lo stato di inadeguatezza. Si aggirano gli ostacoli allorquando vi è l’affetto per sé e per il mondo circostante. Il contesto vitale, il solito caratteristico della cellula della società, la famiglia, deve adattarsi alle novità, talvolta sicuramente con travaglio, e ristrutturarsi per mantenere omogeneo il suo grado di integrità.

La demitizzazione delle figure importanti con cui ogni giorno ci relazioniamo ci dà una mano per accettarci e vedere nell’altro nostre e sue limitazioni. Ci si libera da spazi vitali nei quali c’è spesso posto quasi esclusivamente per situazioni “nevrogene”. Pertanto per non vivere in un certo senso questa condanna innata, che nasce dall’annoso conflitto infantile di predilezione particolare di una immagine genitoriale anziché dell’altra, dobbiamo allertarci dal rischio di cadere prigionieri di un pensiero avulso dal presente fisico in cui concretamente viviamo.

Dice Van Gogh: “Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di fare dei tentativi?”.