Nessuno aiuta più una povera Maddalena

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“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”

Dante Alighieri (Inf. III, vv. 1-9)

Questo è quello che fin da piccola è stata la mia vita, un varco indissolubile di eterno dolore in cui imperverso tutt’ora e da quale mai uscirò. Per me la vita è questa, già dall’età di 12 anni, mio zio aveva per me un occhio particolare, mi osservava sempre con quel sorriso; e chi se lo scorda quel maledetto sorriso. Ricordo che portava sempre alla bocca quella dannata sigaretta, una boccata tira l’altra, una boccata tira l’altra. Ero la sua nipotina preferita, mi accarezzava, mi abbracciava, mi baciava. Spesso quando eravamo soli, prima di scendere al parco, giocavamo alla “scoperta” lo chiamava lui, un gioco in cui sia io che lui dovevamo indovinare cosa c’era sotto i vestiti, non mi piaceva molto quel gioco, ma era lo zio e andava bene così.

A sedici anni sono dovuta scappare via dalla mia terra, dalla mia casa, da quel che era rimasto della mia famiglia; una guerra improvvisa nella quale nessuno vince, ma tutti perdono qualcosa. Sono andata via per sempre, lasciando ogni speranza di avere una vita normale, una famiglia, dei figli, un lavoro, una casa, la quotidianità.

Arrivata in Italia ho conosciuto un uomo, mi ha promesso guadagni facili. Forse potrò ancora inseguire il mio sogno di normalità? Accettai subito, non sapendo che in realtà ero una venditrice, vendevo ciò che avevo di più caro. E i giorni diventarono settimane, le settimane diventarono mesi e i mesi anni. La mia vita rimase sempre immutata. Ogni pomeriggio prendevo il treno che mi portava a destinazione sul posto di lavoro, ero una specie di pendolare, una pendolare che cercava sempre il vagone più vuoto per non essere derisa, per non essere insultata. Poco prima dell’arrivo a destinazione, iniziava la trasformazione, sì! Dal paese partivo sempre vestita sportiva, o comunque casual, ma all’arrivo ero vestita da “mostro”, un’immagine non riconoscibile di me, un pantano di trucchi e colori che mi facevano quasi sembrare un clown di alto bordo, una maschera di vergogna che purtroppo mi aiutava a sopravvivere, ad andare avanti.

Ogni Santo giorno scendevo da quel treno, oramai diventato per me un patibolo che mi conduceva alla morte, ogni giorno di più, ogni giorno di più; Quanto vuoi? Quanto tempo? Cosa fai? Sei solo una Puttana! Si! Sono solo una maledetta puttana, una puttana del vostro sporco mondo, non meno imbrattato di vergona; sono quella puttana che nonostante tutto regala sorrisi, quella puttana che non sorride mai.

Sono stanca, sono esausta, voglio una vita normale, voglio normalità, voglio quello che ogni donna sogna di avere, la felicità. Ma purtroppo la mia vita è questa e a breve terminerà; voglio cercare un posto lontano da questa terra, voglio volar via sopra una stella, la mia stella; quella stella sarà la più bella, perché brillerà e porterà speranza a chi, come me, speranza più non ne ha; voglio volar via, voglio vedere questo mondo dall’alto, voglio osservare la vostra banalità, quella banalità che ho ricercato per una vita, senza mai trovarla; voglio immergermi nelle vostre vite per assaporare almeno per un istante che sapore ha quella banalità.

La fine sta arrivando, un ultimo sorriso prima di togliere il disturbo, un ultimo abbraccio a me stessa prima di volare via come una splendida farfalla, perché oramai, in questo triste mondo, nessuno aiuta più una povera Maddalena.

Classe ‘86, vive a Squinzano, piccolo paese della provincia di Lecce. Fin da adolescente manifesta una forte passione per la scrittura, percepita come insostituibile mezzo di espressione personale e di comunicazione diretta al cuore delle persone. Appassionato di arte, storia ed archeologia, cresce nel quartiere di Sant’Elia, luogo ancora ricco di mistero, dove conduce ricerche e studi su un convento del 1500, effettuando numerose e importanti scoperte archeologiche che gettano nuova luce sul complesso monastico. Scrive su diversi blog e giornali come “Salento Vivo”, “Spazio Aperto Salento”, “L’ORticA”, “Il Trepuzzino”. È in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di scritti con Aletti Editore.

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