I sensi traditi

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“Gli occhi sono lo specchio dell’anima”, recita il vecchio saggio. E che dire oltre allo sguardo rivelatore di quello che una persona sta provando, al momento che fissa un altro o altra, che dire dunque degli altri quattro sensi? Tutti e cinque sono importantissimi, perché preposti alla comunicazione intra e interpersonale. È curioso pensare che si partecipa alla vita sociale, grazie a tutto ciò che concentra il viso e, per il comportamento non verbale, scendendo al tatto. I restanti quattro sensi sono localizzati nella parte superiore del corpo, dove il sistema nervoso, costituito dall’encefalo svolge il ruolo di “direttore d’orchestra dell’organismo”.

Che dire dunque dell’esclusione che stanno vivendo, negli ultimi tempi, tutti i nostri sensi, annullati, storditi, semplificati nella propria funzione? Uomini e donne condividono le stesse difficoltà, al momento, le chiome imbiancate, la propria immagine che non può essere curata perché trucco e parrucco sono banditi dalle attività che in tempi normali rappresentano, per molte donne,  mestieri di successo,  soprattutto visti i centri estetici che pullulano in ogni dove. Il look, prima diventato uno status symbol, ora trascurato perché ci sono altre cose, più urgenti a cui pensare: la tavola e il riposo. L’effluvio che  emettevano  gli esseri umani in una commistione di artificiale e naturale ora lascia il posto all’odore della paura.

Abitudini desuete come il chiacchiericcio nei ristoranti, il rumore dei cucchiaini e delle tazze nelle stradine profumate degli storici bar: fotografia di un altro mondo… Sembra remoto il piacere di ascoltarsi e di “sentirsi”, ridere con il cuore, accarezzarsi, bisogno principale frustrato, perché veicolo di contagio. Ormai siamo come in una cabina silente,  mentre impera il “cupio dissolvi” (desidero macerarmi). A  tratti si ode lo sfondo di una musica e così parte il flashback, ritornano in mente i momenti  belli, che non sembrano più appartenerci e, subito dopo, il vuoto.

E così il presente e l’assente si incrociano in un senso di piacere e voluttà, tuttavia il presente non si lascia depredare del suo grande diritto: il silenzio. Ciononostante in ciascuno alberga il sentimento, che non è un senso, ma parimenti ha comunque un alto valore:  la sopravvivenza, avente, appunto, un senso superiore.

Chissà è finita?, ci si chiede! Nel profondo dell’essere sonnecchia l’idea del riscatto, mentre le lancette dell’orologio segnano il cammino della memoria.

Psicologa, Psicoterapeuta e Giornalista Pubblicista

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