Persone per bene

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Silvia Romano | ANSA/Marco Ottico

A volte ci si sveglia con lo stesso spirito di Francesco Guccini lo scorso 25 aprile! Avendo ormai superato la fase della pasta fresca e del fai da te, si guarda tanta televisione, ci si sofferma  più del dovuto nella piazza virtuale di FB e, quando il senso di nausea supera i livelli dell’umana sopportazione, ci si sfoga come meglio si crede!

Lo scorso fine settimana è trascorso lento (come sempre negli ultimi mesi) passando dalla commemorazione di Aldo Moro e Peppino Impastato alla “questione Silvia Romano”, con una profusione di mamme e bambini sorridenti e felici come spartiacque, oscurando per alcune ore la crisi economica che fagocita insieme al Coronavirus la comunità mondiale.

Aldo Moro e Peppino Impastato sono state due “persone per bene” che, loro malgrado, hanno fatto la storia del nostro Paese e ricordarli è un dovere oltre che una necessità morale per ognuno di noi. Rattrista non poco però il sospetto che fra due settimane per un terzo di coloro che hanno condiviso un loro ricordo sui social, il 9 maggio del 1978 sarà una data come un’altra… Ma questa è un’altra storia!

L’amore materno in tutte le sue forme poi suscita inevitabilmente tanta tenerezza, sebbene il suo ambiente naturale sia l’intimità della vita privata… Ma anche questa è un’altra storia!

La “questione Silvia Romano” e la “questione crisi economica” invece sembrano essere parte di una stessa storia in questo frangente, perché all’improvviso la prima ha contribuito ad acuire la seconda! Frasi del tipo “In Italia si fa prima a pagare il riscatto ai terroristi che la cassa integrazione ai lavoratori” sono rimbalzate sui profili di uomini e donne arrabbiati con il mondo e hanno dato adito a commenti di una cattiveria estrema, trascendendo, a volte, in offese e volgarità irripetibili, al punto che, alla ragazza sarà probabilmente assegnata una scorta.

Quelle stesse donne che poche ore prima avevano postato le loro foto con le anziane madri o con i giovani figli, accompagnate da frasi di una profondità disarmante sull’amore universale, sono state capaci di vomitare odio sulla vicenda di una “figlia” che, giustamente, è stata salvata per tornare fra le braccia della sua famiglia. Silvia Romano non è stata la prima cittadina italiana rapita da gruppi terroristici islamici; la stessa sorte è toccata a giornalisti, imprenditori,  sacerdoti, volontari di ogni genere e mercenari. Persone completamente diverse fra loro, che hanno subito lo tesso tragico trattamento, a volte purtroppo con esito fatale, ma che erano nei luoghi più martoriati della Terra con motivazioni completamente differenti. Qualcuno stringeva in mano una penna e cercava la verità, qualcuno stringeva in mano il Rosario e si confrontava con chi ha un altro Dio, qualcun altro portava il proprio sorriso a dei bambini nati nel posto sbagliato in un momento sbagliato, qualcun altro sperava di fare buoni investimenti e qualcun altro imbracciava un mitra e offriva le proprie diaboliche competenze al miglior offerente.

Silvia è fra quelli che portava il sorriso ai bambini; una ragazza di 23 anni con la testa piena di ideali (a vent’anni il problema vero sarebbe non averne!). Nell’estate del 2018, parte da sola per l’Africa, per la sua prima esperienza di volontariato in un orfanotrofio a Likoni, in Kenya; torna in Italia ma non è  soddisfatta e sceglie di tornare in Africa per continuare ad aiutare il prossimo! Questo è il primo dei tanti errori che le saranno imputati: il prossimo tuo è dietro l’angolo non nell’altro emisfero! Il resto della storia, fortunatamente a lieto fine, lo conosciamo tutti. La gioia immensa del ritorno è stata vissuta con sincera emozione da lei, dalla sua famiglia, dai suoi amici e anche da molti perfetti sconosciuti, per i quali la vita supera il valore effimero di qualunque contrappeso! Questa ragazza però ha fatto un altro gravissimo “errore”: durante la sua prigionia si è convertita all’Islam! Secondo un giornalista di fama nazionale, Silvia Romano, scendendo dall’aereo che la riportava a casa, con il capo velato, “si è presentata come uno tirato fuori da un campo di concentramento con la divisa da nazista”! Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che “musulmano” e “terrorista” non sono sinonimi, così come non lo sono “tedesco” e “nazista” (si potrebbe continuare appaiando “italiano” e “mafioso”, “genovese” e “avaro”, ecc.). Persino la CEI, nella persona del Cardinale Bassetti si è espressa con parole d’amore. Amore universale. Quello che dovrebbe caratterizzare i Cristiani! Molti di noi, “Italiani brava gente”, sono Cattolici praticanti, a fasi alterne magari o con qualche dubbio, ma comunque Cattolici.  Diciamo che, per lo più, siamo Cristiani sulla fiducia, nel senso che non abbiamo letto il Corano e la Torah e, probabilmente, neanche la Bibbia per intero, ma siamo stati educati al Cattolicesimo e, se ne abbiamo apprezzato gli insegnamenti, non ci siamo posto il problema di cercare Dio altrove. Probabilmente dovremmo rivedere le metodologie d’insegnamento della religione nelle nostre scuole per educare ad una maggiore consapevolezza religiosa… ma anche questa è un’altra storia!

L’amore universale, di cui, in quanto Cristiani ci fregiamo di essere portatori, si è manifestato inaspettatamente e fortemente nelle parole del sindacalista italo-ivoriano Aboubakar Soumahoro e in quelle di Fabio Fazio. Il primo, intervistato da Lucia Annunziata in relazione alla proposta di regolarizzare i lavoratori agricoli, ha affermato che “le persone non sono un oggetto di consumo che si usa e si getta!… Lo Stato deve prima di tutto salvare le vite!” (di fronte ad un attonito Salvini che faceva finta di non capire).  Le vite dei lavoratori sfruttati nei campi come la vita di Silvia Romano, quindi, vengono prima di qualunque altro interesse, più o meno legittimo. Fabio Fazio invece, intervistando Giorgia Meloni, che, in merito alla stessa questione, sottolineava la necessità di distinguere fra regolari e clandestini (come se la vita dei primi valesse più di quella degli altri), ha affermato, con il suo modo tipicamente dimesso, “Clandestino poi… siamo tutti cittadini di questo tempo la differenza la fa l’essere nati in un luogo anziché in un altro!”. Considerazioni di questo tipo e persone di questo tipo sono spesso tacciate di buonismo (che significa poi?) eppure, proprio da queste considerazioni dovremmo ripartire per essere persone “per bene” cristiane, ebree,  musulmane o atee, ma “per bene”.

Docente di lingua e letteratura tedesca - Redattrice Paisemiu.com

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