Full immersion a “L’Impertinente” su Radio One per parlare di violenza di genere e prevenzione a scuola

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Campi S.na (Le) – In occasione del 25 novembre data della Giornata Internazionale contro la violenza sulla donna “L’Impertinente” si è occupato del tema allargandolo all’esteso scenario in cui questo nefasto “sentimento” si annida creando delle infiorescenze quali sono i germogli del male. Gli ospiti di Antonio Soleti, direttore di Puglia Sanità e Paisemiu dalla parte della didattica a quella rappresentata dalle altre istituzioni si sono alternati. Nella prima parte hanno preso la parola la dirigente scolastica dell’I.C. di Novoli, Elisabetta Dell’Atti, la docente Teresa Chirizzi e l’alunna di terza media, Camilla Tocci.

Nella seconda parte la presidente dell’Associazione “Amiamo Campi”, Giusy Colapietro, l’avv. Simona Antonucci e l’ass. Capo nel Corpo di Polizia Penitenziaria e segretario generale nazionale del Comparto Sicurezza /PP presso Confintesa, Matteo Cilla, relatori nella trasmissione in onda su FM 105.7 Radio One e in diretta streaming sui canali facebook di Radio One e PortaLecce.

Nel primo step si è affrontato l’argomento della prevenzione e del conseguente vissuto nel momento in cui l’aggressione viene esperita e poi sviluppata.  Come la si vive nelle agenzie educative e quale ente di queste porta il fardello più pesante; a detta della prof. Chirizzi, è la scuola l’istituzione prima delegata a sopperire alle mancanze che nascono nelle “case” dei ragazzi quando dalla famiglia si riversano nel contesto didattico. In verità la prof. Dell’Atti sostiene che  la scuola fa la parte del gigante nel suggerire modalità e percorsi da effettuare per scansare voragini in cui precipitano i giovani allievi. “Coniugare i momenti di ascolto e dialogo con la famiglia è una visione d’insieme che offre quella respons-abilità dove il prefisso è la” risposta” e il suffisso” l’abilità”  ad intervenire sull’educazione della prole. Ciò è tanto vero come suggellano le frasi della poesia declamata dalla giovane Camilla che legge  dei brevi versi scritti da lei, com’è consuetudine, inneggiando al bene sebbene prenda spunto dall’impotenza in cui è costretta la vittima di violenza. E poi sollecitata  dal conduttore ammette che lo stesso bullismo è la forma più estesa di violenza psicologica prima e fisica poi che riempie le strade delle nostre cittadine. Le indiscrezioni benevole dell’uomo il moderatore tra le rappresentanti del gentil sesso che tale resta parte lesa, sono di importanza notevole poiché presentano nel contesto dell’intervista l’altra faccia del genere, l’essere maschile, quella del giornalista che sagacemente indaga e pronto a mettere in luce le dinamiche psicologiche colte nel rapporto con i generi, suggerendo alle relatrici e agli uditori di non trascurare nella disamina analitica, come accade quando si parla di violenza, la rilevanza dei meccanismi di difesa, dettati dalle personali proiezioni. Ciò succede quando la persona butta fuori ciò che è contenuto all’interno di sé non riconoscendone la valenza negativa e così colpisce il malcapitato/a o al contrario rimuovendo il peso di ciò che pure trabocca, la rabbia covata e respinta nell’approccio con il partner, quasi volendolo giustificare.

La giusta eco proviene da Cilla che illustra il quadro in cui si ritrovano coloro che sono destinatari di una condizione repressiva come quella del carcere, ed anche in chi ci lavora dentro poiché il generale carico pesa sul personale carenziato numericamente facendo conseguire i problemi che derivano altresì dalla limitatezza delle risorse a disposizione. Sia la legge che fa riferimento al cosiddetto codice rosso che l’utilizzo del braccialetto elettronico restano dei rimedi che a tutt’oggi non sanano la situazione per la difficoltà esistente a monte nel fenomeno di violenza per cui la mobilitazione degli “uomini” appare sempre più in decremento. “La realtà è  un circolo vizioso, occorre arruolare e formare,” secondo il sindacalista. E nel cosmo della violenza agita e ricevuta risulta  necessario dunque bloccare il “pilota automatico” che è la sintesi emblematica dei rapporti masochistici  perché in dati ambiti l’amore è confuso con la violenza e i numeri delle persone coinvolte salgono. L’aggravante è data dall’”autocolpevolizzazione di molte che soffrono della sindrome della crocerossina”, è il punto di vista dell’avvocato Antonucci che spiega come le donne arrivino alla denuncia, spogliate di tutto per le quali la legge fisica della risalita dopo aver toccato il fondo prevede una tempistica di recupero di 2/3 anni. A parere della giurista “manca la volontà di costruire senza distinguere maschio e femmina già dalle abitudini domestiche”. Anche la cofondatrice dell’Associazione campiota Colapietro asserisce che il fenomeno violenza è indagato dal movimento di cui è portavoce e sotto l’aspetto volontaristico abbraccia: uomini, donne, bambini, ambienti, instillando la solidarietà primariamente tra donne.

Concludendo Soleti delinea la struttura polimorfa della violenza al pari della mitologica Idra e non ultimo allerta dall’odio virtuale, i classici haters che poi diventano inetti nel rapporto senza filtri tecnologici e richiamando per contrasto alla legge cristiana dell’amore rivolto al prossimo tanto quanto come a sé stesso. La ricorrenza celebrativa è calendarizzata  e ospiterà anche a Novoli, Campi e a Lecce eventi  artistici e di cultura generale di pregevole portata.