Fortuna, ultima Dea

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La dea bendata è la più famosa e corteggiata dagli esseri umani del pianeta. Passa velocemente vicino senza vedere chi tocca. I giocatori se la contendono nei luoghi preposti al gioco, nei casinò, nelle rivendite di tabacchi, nelle sale da gioco, nelle case poverelle ma anche nelle grandi ville dei potenti.

Purtroppo o faustamente è senza fissa dimora, vaga qua e là e si fa desiderare. Sin dalla notte dei tempi, per chi è superstizioso e non solo, va incontro a chi crede e invoca il suo soccorso, a chi pensa di essere vittima del malocchio. Per contrastarlo a volte si donano gadget personalizzati, affinché portino bene al possessore. Perorano la causa di quanti inseguono la fortuna, coloro che si dotano di amuleti che difenderebbero da mali e pericoli, questi oggetti spesso decorati di figure o segni simbolici cui si attribuiscono poteri magici.

Nell’ambito dei rituali esoterici, oltre all’amuleto, avente la funzione di allontanare l’energia negativa ed influire positivamente nel corso del proprio destino, vi è il talismano che più precipuamente attira l’amore e la fortuna. Quest’ultimo viene caricato nelle fasi lunari abbinate a determinati pianeti attraverso i giorni, es. luna sta per lunedì, ecc., nei quali è caricato di energia. Chi è iniziato alle scienze occulte mediante un’arte che, si dice, indovini il futuro attraverso l’interpretazione di numeri, lettere e segni, detta cabala, sa canalizzare le varie proprietà del talismano. Ci vuole tutta raccolta la fortuna di questo mondo e non solo quella invocata, come quella a cui ci si rimette per difendersi e attrarre la buona sorte.

Canta Iva Zanicchi: “Prendi questa mano, zingara”, attraverso cui si leggono i destini, individuando dai segni della parte più nobile del fisico umano, il tragitto delle esperienze future, che spettano a chi si sottopone al giudizio della chiromante. In questo periodo storico molti si rivolgono anche a cartomanti, alla magia, per così dire, rappresentata da coloro che accumulano, appunto, fortune sfruttando la disponibilità a credere di molte persone disperate, convinte che la fortuna abbia girato loro le spalle. C’è infatti chi si affida alla fortuna e rimane inerte e passivo, aspirando ad avanzi di carriera o semplicemente a come superare il rischio del contagio del coronavirus magari senza prendere le contromisure atte ad ostacolarne la diffusione. E allora non bastano amuleti, talismani o quant’altro scongiuri la pericolosità del caso.

C’è chi anziché alla fortuna si vota alla grazia e quindi trova l’ancora di salvezza elevandosi alle alte sfere. Ma il possedere un bene prezioso come la fede significa essere in uno stato di grazia e quindi di una realtà fortunata, in tal caso le due realtà coincidono. Tuttavia chi non confida nell’esistenza di un proprio angelo custode si affida a se stesso, ad un altro tipo di trascendenza, al mare grande della filosofia che dà tante risposte a chi le si avvicina. Ad ogni buon conto è bene avere fiducia in se stessi e negli altri e in coloro che lottano quotidianamente per il bene del prossimo come le schiere di volontari che difendono dalla solitudine più amara il genere umano. C’ è da dire a questo punto che chi cerca la fortuna se la propizi con la concentrazione , l’apertura e la messa in discussione dei propri schemi mentali ricordando sempre che se si vuole una fortuna permanente poco o nulla si ottiene se non si diventa protagonisti della propria esistenza. Come dicevano i nostri saggi antenati, avendo in buona sostanza ragione, “Faber est suae fortunae quisque” (ciascuno è artefice della propria sorte).