Daniel Vetrugno, un’altra eccellenza made in Salento

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Daniel VetrugnoNovoli (Le) – Continuano le soddisfazioni che alcuni promettenti giovani stanno regalando alla nostra terra. Questa volta cambia il campo d’azione, parliamo addirittura di astrofisica, materia sconosciuta ai più ma di grande fascino e interesse.
LISA Pathfinder è un satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che sarà lanciato dalla base spaziale di Kourou, nella Guyana francese, il 2 dicembre 2015.

Il satellite impiegherà circa cinquanta giorni per arrivare in un punto dello spazio, ad 1.5 milioni di chilometri dalla Terra, dove gli effetti combinati della gravità terrestre e solare gli permetteranno di mantenersi a lungo in una posizione stabile. In quella posizione, il satellite testerà le tecnologie necessarie a realizzare il rivelatore di onde gravitazionali del progetto eLISA.

Progetto che è sotto la guida italo-tedesca dei Professori Stefano Vitale dell’Università di Trento e Karsten Danzmann dell’Albert Einstein Institute di Hannover. Il team è formato da scienziati provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti d’America. Fra questi studiosi ricercatori c’è un ragazzo novolese, Daniel Vetrugno.

Confesso il mio banale pregiudizio: pensavo di dover intervistare un uomo chiuso nel suo laboratorio cupo e triste, uno poco incline alle parole. Invece ho trovato un ragazzo dai mille riflessi. La storia della sua vita inizia e si svolge per molti anni a Novoli. I suoi genitori, Giovanni e Anna Rita Mangeli, sono figli della nostra terra da generazioni. Lo raggiungo telefonicamente, e trovo una gentilezza e una delicatezza straordinari.

Daniel – gli chiedo – da dove nasce la tua passione per l’astrofisica? Lui mi racconta che sin da bambino è stato molto curioso verso ogni fenomeno scientifico, che non gli bastava accontentarsi dell’apparenza, che cercava di andare al fondo di ogni cosa. Così, quando è arrivato il tempo di scegliere l’indirizzo di studio, pur essendo indeciso tra ingegneria e fisica, si è orientato verso quest’ultima. Si è formato all’Università del Salento, dove ha preso anche la laurea specialistica e svolto il dottorato in Cosmologia e Astrofisica.
Ci dice che l’esperienza presso l’Ateneo leccese è stata molto positiva perché, pur trattandosi di una piccola Università con scarsi mezzi economici, ha avuto la fortuna di trovare ottimi scienziati, una sorta di isola felice in cui i Professori erano realmente interessati alla formazione dei propri studenti. Poi, per poter dare ai suoi studi l’occasione di essere messi a frutto, ha dovuto lasciare la sua terra, ed è approdato all’Università di Trento, dove sta lavorando ad importanti progetti, tra cui il lancio del satellite che passeggerà nello spazio alla ricerca delle onde gravitazionali. Un lavoro che ovviamente assorbe molte energie, e che al momento ha un po’ bloccato le sue passioni.
Quali sono gli hobby di uno scienziato? – gli chiedo. Lo immagino sorridere timidamente dall’altro capo del filo, perché lui in prima battuta, tiene a specificare che non è uno scienziato, ma un semplice ricercatore. E’ un ragazzo che si pone con la modestia dei grandi. Mi dice che i suoi interessi sono quelli di ogni giovane, e vanno dai concerti musicali allo sport, dal disegno alla lettura di libri, in particolare di filosofia. Diventa un po’ amaro chiedergli se immagina un futuro nella sua terra d’origine, ma lui è sereno, quando dice che no, presumibilmente non tornerà ma che non importa, perché casa è ovunque ci sia la possibilità di vivere e lavorare.
Il Salento è dentro, lo si porta ovunque si vada, la nostalgia è in agguato ma la si scaccia con la realtà. E la realtà di Daniel adesso è fatta dal lavoro e dal rapporto d’amore con la sua compagna, trentina.

Naturalmente gli mancano la sua famiglia d’origine, la madre, il padre, i fratelli e ha un pensiero anche per i nonni, per i suoi amici del cuore, per i suoi compagni di sempre. Gli manca la nostra terra, e il mare. – Quanto la tua famiglia ha assecondato la tua passione per la fisica, Daniel?La mia famiglia è stata immensa. Di solito un genitore si aspetta che il figlio scelga ‘mestieri’ più classici; i miei non mi hanno mai vietato di inseguire i sogni. Nella nostra famiglia nessuno aveva mai mostrato passione nel mio campo, eppure i miei non mi hanno assolutamente ostacolato o tentato di distogliermi. Anzi mi hanno sostenuto al massimo delle loro possibilità, avendo sempre fiducia in me, e lasciandomi libero di percorrere la mia strada. E io non potevo avere una famiglia migliore.

Lo lascio con un abbraccio virtuale, questo ragazzo che emoziona. A lui, alla sua famiglia gli auguri di un futuro pieno di soddisfazioni da parte del nostro Giornale e della nostra Comunità.

Le onde gravitazionali sono un fenomeno fisico previsto dalla Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein (proprio un secolo fa lo scienziato tedesco propose un’equazione che descrive i rapporti tra la gravità e lo spazio-tempo). Questa Teoria afferma che lo spazio ed il tempo non sono due realtà fisiche indipendenti e assolute bensì un’unica entità fisica, lo spazio-tempo, che si comporta come una matrice elastica. La relatività generale prevede che la massa, quella proprietà della materia che prevede che due corpi si attraggano (come la mela che cade verso il basso attirata dalla gravità della Terra), sia in grado di deformare (“curvare”) lo spazio-tempo elastico allo stesso modo in cui una pesante palla da bowling fletterebbe un trampolino se vi fosse poggiata sopra. Quando un oggetto dotato di massa accelera nel suo moto, crea delle increspature nella matrice elastica dello spazio-tempo (un pò come una barca in movimento crea delle increspature sulla superficie dell’acqua, anche se il paragone non è del tutto appropriato dal punto di vista del rigore scientifico). Queste increspature dello spazio-tempo sono per l’appunto le onde gravitazionali. Queste onde sono estremamente deboli rispetto ai fenomeni fisici più comuni della nostra realtà quotidiana, perciò sono estremamente difficili da rilevare, ed anzi non sono state finora osservate sperimentalmente.
Diversi programmi scientifici, come LISA o LIGO, sperano di rivelarne la presenza rilevando piccolissime variazioni nella distanza tra oggetti artificiali (satelliti per LISA e specchi per LIGO) collocati nello spazio extra-terrestre a distanze note con assoluta precisione e altamente stabili. Dal momento che l’intensità delle onde gravitazionali dipende dalle masse degli oggetti che le generano, i fenomeni astrofisici in grado di produrre onde gravitazionali rilevabili dai nostri esperimenti sono quelli in cui sono coinvolte masse enormi, come la collisione e successiva fusione di due buchi neri o di due stelle di neutroni.