#FatePianoFestival – Lunedì 31 agosto, BEETHOVEN, 250 anni e non sentirli… Al piano il M° Maurizio Zaccaria [VIDEO]

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Cisternino (Br) – FatePiano, Festival musicale proposto dall’associazione culturale Nova LiberArs, debutta il 31 agosto prossimo sotto l’egida del Comune di Cisternino, negli spazi della Villa Comunale, in piazza Garibaldi, fino al 4 settembre, presentando un percorso di piano solo affidato ad eccellenti pianisti del panorama artistico pugliese.

Protagonista della prima serata il maestro MAURIZIO ZACCARIA. Formatosi presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli con il M.ro Gregorio Goffredo, premiato in numerosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali, si è distinto per le sue spiccate doti artistiche ed interpretative. Il suo recital è interamente dedicato a Ludwig Van Beethoven in occasione dei 250 anni dalla sua nascita. L’ambizioso progetto di incidere per l’etichetta OnClassical l’integrale delle sonate, gli ha conferito il premio di AppleMusic come uno dei migliori Beethoven del 2020.

Tre sonate per pianoforte per raccontare al meglio il genio di Bonn, le sue emozioni, la sua grande forza espressiva e l’intera fragilità dell’uomo di fronte alle avversità della vita.

L’Op. 13 n. 8 “Patetica”. Una delle più note tra le 32 sonate per pianoforte fu scritta in età giovanile, il titolo attribuito dal suo primo editore fu poi accettato con piacere da Beethoven, avendo egli stesso riconosciuto nella sonata, proprio quella tensione sempre viva tra drammaticità e pathos. L’attacco grave, doloroso e tragico del primo tempo racchiude in sè tutta la sua genialità compositiva, segue un incalzante fremito di ottave inaspettate che lascia l’ascoltatore sospeso fino all’adagio cantabile del secondo tempo, placido e rasserenante. Infine il terzo ed ultimo tempo, l’Allegro in forma rondò, un netto richiamo allo stile grazioso settecentesco.

Op. 31 n. 2 “Tempesta”. La ricerca di una nuova via dirà lo stesso Beethoven; egli ora cerca nuovi stimoli, nuove idee, non è ancora completamente appagato dalla sua vena compositiva. Questa sarà infatti una sonata che ben si discosta dalla sua tradizionale concezione formale. Leggete la tempesta di Shakespeare! sarà il suo imperativo a quanti in questa sonata non riconosceranno quell’autentica verità, che in Beethoven si traduce nella risposta al destino dell’uomo. Sono gli anni della sordità, sono gli anni in cui probabilmente vive il suo dolore come una vera e propria tempesta interiore!

È una sonata in cui convivono ancora una volta momenti di pacata emozione, i suoni lenti, larghi, misurati dell’arpeggio iniziale si alternano a concitate terzine di crome che animano un po’ tutto il primo tempo. Un secondo tempo, un adagio dolce, sensibile in totale antitesi all’Allegro iniziale ed all’Allegretto finale, teso, ansioso, palpitante dettato probabilmente dal galoppo di un cavallo visto passare dalla finestra della sua casa di Heiligenstadt.

Op. 53 “Waldstein”. Porta il nome del Conte Waldstein, suo amico e protettore a cui è dedicata. E’ una vera e propria opera titanica in cui è sempre più esplicita la dialettica degli opposti, in cui non è difficile perdersi nei continui contrasti drammatici. Un primo attacco definito rivoluzionario si erge in una scrittura sempre più ricca, complessa, palesata in una sequenza di ribattuti scuri, agitati, compulsivi da cui progressivamente nasce una melodia luminosa e chiara che darà spunto ai critici a ribattezzarla “Aurora”.

Un secondo tempo breve chiaro dalla sonorità semplice e suadente in netto contrasto alla scrittura del rondò che si impone in un un rocambolesco gioco di virtuosismo sfrenato estremo, la cui nota difficoltà è degna dei veri giganti della tastiera.