Punto di vista – Mafie su, politica giù

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Questo forse, il titolo che meglio di altri, rende l’idea del sondaggio pubblicato da “Altraeconomia” e ripreso dall’associazione nazionale contro le mafie, guidata da don Luigi Ciotti e denominata “Libera”. Un effetto moltiplicatore quello notato dagli addetti ai lavori negli ultimi mesi, a cui non ha per nulla fatto bene, dati alla mano, il lock down da Covid-19.

Eccoli quindi territorialmente i dati di periodo che fanno riflettere. “Tra maggio e giugno sono state 18 le operazioni antimafia concluse dalla magistratura e dalle forze di polizia su tutto lo stivale. Il 39% di queste ha riguardato il Centro-Nord Italia e ben il 61% il Mezzogiorno. Di queste, sette hanno riguardato il Centro-Nord Italia – Bolzano e Trento, Firenze, Milano, Monza-Cantù, Trieste e Verona – e 11 il Centro-Sud, tra cui le città di Campobasso, Napoli, Torre Annunziata, Reggio Calabria e Palermo. Da Nord a Sud i mafiosi sono attivi soprattutto nel riciclaggio di denaro di provenienza illecita, nell’usura, nello spaccio e nel traffico di droga.

Le mafie, di diverso ordine e grado, proseguono imperterrite quindi, la loro scalata all’economia tricolore e l’emergenza sanitaria, come qualcuno aveva giustamente ipotizzato, ha concretamente facilitato l’acquisizione di attività commerciali ed imprenditoriali. I mafiosi hanno quindi soldi, tanti e liquidi, e sono celeri nella concessione del credito e nella compravendita di immobili e attività imprenditoriali. I fatti parlano chiaro così come i numeri ed i luoghi, alcuni dei quali inimmaginabili e solo apparentemente vergini.

Questo uno dei passaggi salienti del report. “I boss, come emerge in particolare dalle inchieste nel Nord Italia, mirano ad espandersi nell’economia e fanno affari grazie anche alla complicità di “facilitatori” locali che sono in grado di costruire e manutenere reti di relazioni con imprenditori, liberi professionisti, dirigenti bancari, rappresentanti delle forze di polizia. Questi ultimi, infatti, sono importanti perché ai mafiosi, oltre all’accumulazione della ricchezza, interessa l’impunità. La corruzione, come abbiamo scritto più volte su questo giornale, e come confermano le inchieste, è diventata lo strumento principale di azione delle mafie. I capibastone o mandamento che dir si voglia, per dirla con le parole di uno di loro, hanno compreso da tempo che “è meglio essere voluti bene che temuti”. La corruzione non genera allarme sociale come un omicidio. Come un tarlo che si insinua nel legno, essa corrode e distrugge piano piano la democrazia e i principi del “libero mercato”, quindi anche la qualità della nostra vita e del nostro lavoro”.

Il Nord Est quindi, è ormai dato assodato, che tutto è, tranne che un’isola felice come molti credevano. Per troppi anni, anche a livello politico-istituzionale-investigativo, si è pensato che quello delle mafie fosse un problema esclusivamente del Mezzogiorno e che il Settentrione, ricco e laborioso, avesse gli anticorpi per tenere lontano questo virus criminale. Ma i fatti, purtroppo, dimostrano una realtà ben diversa. Tutte le mafie italiane sono presenti e operano nel Nord Italia in modo stabile e radicato da decenni, tanto da aver costituito delle strutture composte da decine di persone inserite in un organigramma criminale ben definito e in collegamento con la case madri del Sud. È il caso, ad esempio, delle “locali” di ‘ndrangheta.

Nel Sud, Puglia e Salento compresi, il quadro non è migliorato anzi, e la nostra “piccolissima Novoli” ed i fatti accaduti in alcune zone del paese, con risse, accoltellati e pizze di spaccio, ne sono un esempio anche se su scala ridottissima, infinitesimale direi, ma che fa comunque riflettere. I malavitosi ed i loro adepti, infatti, sono sempre più coinvolti nel caporalato e hanno messo in atto il loro welfare criminale, sostenendo famiglie e persone bisognose. Il regalo di una spesa di poche decine di euro per molti significa la perdita della propria libertà e l’asservimento ai criminali in cambio di spaccio, furti ed altro. Per le mafie, la riconquista di fette di consenso sociale che negli ultimi decenni, grazie anche all’opera repressiva dello Stato e preventiva di tante scuole e associazioni antimafia, esse avevano perduto. Un’ultima annotazione. Le inchieste dimostrano che il mercato della droga non dà segni di contrazione, che la penetrazione mafiosa nei Comuni continua e che le cosche sono sempre più coinvolte nel gioco d’azzardo, un mercato destinato a espandersi. Rispetto a questa situazione generale che sinteticamente il sondaggio descrive, la politica nazionale ed i media in generale, non hanno dato segnali di grande interesse. E, questo, preoccupa ancora di più. Che serve. Una sola utile via, quella della coscienza e dell’impegno civile ed etico. Di fronte c’è un burrone senza fondo….