Il Vaccaj, un teatro risorto dalle ceneri

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Viviamo in un paese dove, oltre a forti rischi sismici, alluvioni e quant’altro, ogni tanto si incendia un teatro come il Petruzzelli di Bari (26 – 27 ottobre 1991), la Fenice di Venezia (29 gennaio 1996) e il Vaccaj di Tolentino (29 luglio 2008).

Quest’ultimo – precedentemente chiamato Teatro dell’Aquila – è un gioiello di architettura del XVIII sec. Progettato nel 1787 da Giuseppe Lucatelli, venne inaugurato il 10 settembre del 1797.

Dedicato (dal 1881) all’illustre compositore della bella cittadina in provincia di Macerata, bisognerà attendere dieci anni di restauri (il 10 settembre del 2018) – passando anche dai terremoti del 2016 – per farlo risorgere dalle ceneri e restituirlo ai cittadini dopo un forte incendio.

Tra Nicola Vaccaj (15 marzo 1790 – Pesaro 5 agosto 1848) e il Salento esiste un sottile fil rouge in quanto il musicista è stato allievo di uno dei più importanti compositori d’opera del suo periodo, il tarantino Giovanni Paisiello. Oltre che didatta e maestro, resta famoso per il suo Metodo Pratico di Canto Italiano per Camera, opera ancora fondamentale. Ha composto, a partire dal 1815, sedici opere. Dopo il successo de I solitari di Scozia, scrive Giovanna d’Arco, Giulietta e Romeo, Marco Visconti, Bianca di Messina, La Pastorella Feudataria e, come afferma Francesco Regli, «In tutte campeggiò la sua elegante maniera […] il suo istrumentale era leggiadro e fiorito, e sempre in perfetto accordo con le sue belle e soavi melodie», oltre a romanze da salotto e tanta altra musica.

«NOI PER IL VACCAJ», un progetto curato dall’Associazione Odeion, ha visto l’organizzazione di una serie di concerti (dal 29 novembre del 2015 al 16 ottobre del 2016) al fine di sensibilizzare e solidarizzare per la ricostruzione, oltre che potenziare l’offerta culturale per i cittadini.

L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione con l’associazione Vaccaj Cecchi Picciola, altre istituzioni presenti nel territorio e, tra i vari patrocini, quello del Conservatorio «Gioachino Rossini» di Pesaro insieme alla partecipazione di alcuni docenti.

Memoria di questa lodevole iniziativa è stata la realizzazione di un interessante CD per la Digital distribution: RaRa Records di Monsano (Ancona). Osservando e ascoltando il programma colpisce la convivenza tra generi e repertori apparentemente lontani tra loro, ovvero dal Barocco al Contemporaneo, una varietà e pluralità di linguaggi che impreziosiscono ulteriormente l’incisione.

Se il Coro polifonico Città di Tolentino e il Colours Jazz Orchestra diretti da Aldo Cicconofri – nei due brani di Ellington – riescono a restituirci belle sonorità in una significativa sintesi tra jazz e musica religiosa, le composizioni destinate all’Ensemble di Clarinetti ed a Les Flûtes Joyeuses ricordano la morbidezza e l’omogeneità dell’antico colore dei Consort con le atmosfere diradate e sognanti nel Notturno e i suggestivi colori delle sonorità etniche in Mjanmar Suite. Interessante anche la performance del Trio di Imola nell’equilibrare trasparenti contrappunti oltre a garantire una bella espressività tra gli strumenti già a partire dalla proposta del cantabile del violoncello nel Molto allegro e agitato del Trio per Pianoforte N.1 in re minore, op. 49, del capolavoro di Felix Mendelsshon.

Le composizioni di Nicolau e di Ferrante da un lato mettono in evidenza una certa versatilità e familiarità con la musica moderna del Saxofonista Domizi (presente anche in duo con Ferrante nella realizzazione del basso continuo all’organo in una sonata di Händel) e dall’altro manifestano sonorità e tecniche di scrittura che ricordano esperienze compositive tra la fine degli anni Settanta e Novanta del secolo scorso, ormai accolte anche da chi non avvezzo a questi linguaggi. Con le composizioni di Colizzi e di Lugli (loro stessi interpreti) si ritorna al divertissement che vede protagonista il pianoforte e una musica che non ha bisogno di sperimentalismi per rimanere nell’alveo della musica contemporanea.

Auguriamo a questa lodevole iniziativa, sia per il valore artistico delle composizioni che per il livello interpretativo, un felicissimo successo, convinti che il Vaccaj rimarrà sempre nella storia di Tolentino.

Compositore, Direttore d’Orchestra, Flautista e Musicologo. Curioso verso ogni forma di sapere coltiva l’interesse per l’arte, la letteratura e il teatro, collaborando con alcune riviste e testate giornalistiche. Docente presso il Conservatorio «G. Rossini» di Pesaro, membro della SIdM (Società Italiana di Musicologia), socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dal 2015 ricopre l’incarico di Direttore artistico dell’Audioteca Poggiana dell’Accademia Valdarnese del Poggio (Montevarchi-Arezzo).

1 COMMENTO

  1. L’articolo è bellissimo e pieno di informazioni che contribuiscono a collocare il teatro Vaccaj nell’ambito culturale e storico che gli spetta, spesso dimenticato.
    Il cd è opera raffinata di ottima musica, oltre che appresentate una notevolissima iniziativa, e i musicisti sono tutti eccellenti. Bravissimi!

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