“L’ombra della madre”, l’ultimo avvincente romanzo di Paolo Vincenti

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Lombra della madreFrancesca Colasanti insegna Storia delle Religioni presso l’Università di Lecce. Ha 40 anni, bella donna, con la passione per la pizzica e molte ombre nel suo passato. Di ciò si accorge Riccardo, di qualche anno più giovane di lei; già laureato in Lettere Moderne, conosce Francesca mentre sta preparando la tesi in Lettere Classiche, nella sua disciplina. I due cominciano una relazione, ma  Francesca ha una vita molto complessa e, ben presto, Riccardo scoprirà ciò che mai avrebbe potuto immaginare: Francesca è la sacerdotessa di un culto misterico dedicato alla dea Cibele, che viene celebrato nel cuore di Lecce attraverso la celebrazione di riti molto particolari.

La vicenda raccontata nel romanzo “L’ombra della madre”, si intreccia e si dipana con un ritmo incalzante ed una serie di colpi di scena che terranno avvinto il lettore dalle prime pagine fino all’epilogo. Come in un buon film, vi si trovano sapientemente mescolate le dosi giuste di suspance, azione, dialogo, descrizione, introspezione.
Eppure non è un thriller, né un romanzo d’azione; il romanzo apre e chiude con una profonda considerazione su ciò che muove i passi dell’uomo: esiste il libero arbitrio o siamo tutti soggetti predestinati, dal destino già segnato? C’è una forza invisibile, che decide per noi, come sembra accadere nella vita di Francesca? O abbiamo la possibilità di scegliere la nostra vita?

Chi è la madre a cui si fa riferimento nel titolo? Più figure hanno tale ruolo in questo romanzo, ognuna con una sua specificità. C’è la Grande Madre, Cibele, fulcro del culto misterico a cui è votata la vita di Francesca, una vita all’apparenza dissoluta e depravata. A lei si sovrappone Maria, Madre Celeste, presente in  tutta la storia, come la sovrapposizione fra culto misterico e rito cristiano, che si insinua ovunque nel romanzo. Ma il lettore scoprirà che c’è un’altra madre, Ester. Non compare mai in scena, se ne parla solo indirettamente, eppure è lei che muove tutta la vicenda, è lei che lega personaggi apparentemente lontani fra di loro.

Il romanzo è ambientato a Lecce, fra i suoi cortili, i suoi palazzi, il supermercato all’uscita della città, i riti della Settimana Santa, la pizzica colorata e coinvolgente nella sua frenesia, ma non è mai eccessivamente pittorico. Il contesto, l’ambiente, le tiepide giornate di sole già a febbraio, sono funzionali alla storia, supportano lo snodarsi della vicenda, la quotidianità dei personaggi.

Ci sono, all’interno, dei cammei molto interessanti della tradizione salentina: i carri di Carnevale a Gallipoli, la leggenda de Lu Titoru e sua madre, la Caremma. Altri cammei legati alla presentazione storica del culto di Cibele e dei riti orgiastici a lei legati sono esposti con maestria e innestati perfettamente nel tessuto narrativo. Allo stesso modo, la narrazione del rito orgiastico è coerente, senza sbavature, senza ammiccamenti scabrosi, nonostante la forte carica sessuale del rito, la commistione di sangue ed eros.

I personaggi, ognuno con la sua storia, sono tutti ben costruiti: oltre a Francesca, Riccardo e Fabrizio, i suoi uomini, Sauro, l’ex fidanzato, l’amica Alessandra, che finalmente, attraverso la torbida relazione con lei, si riscatta da una vita piatta, Cloris, la madre adottiva. Ciascuno ha una sua caratterizzazione, una sua storia, qualcosa da dire. Ma anche i personaggi di sfondo sono ben caratterizzati: il padre di Francesca, uomo di studio e dalla condotta integerrima, i genitori di Alessandra, borghesi che mantengono la facciata, i genitori di Riccardo, presenti nei bisogni del figlio e vicini nonostante la crisi che hanno vissuto, gli amici Sara  e Alberto.

La narrazione è ricca, fluente, piena di colpi di scena; il linguaggio è colto, accurato e plastico.

È una storia dura, forte, di amore e, soprattutto, di morte; quest’ultima viene presentata con varie sfumature: c’è la morte come rinascita nella celebrazione del rito; c’è la morte, tragica, ma accettabile, per un senso primordiale e  liberante di giustizia; c’è, infine, la morte come consolazione, liberazione, ritorno all’abbraccio caldo, protettivo, di una madre.

“L’ombra della madre” è un libro che va letto cercando di capire cosa c’è oltre la vicenda narrata, con il desiderio di comprendere che cosa muove le persone, senza la pretesa di giudicare, senza schemi precostituiti e moralismi.