Sviluppo del Mezzogiorno: un sogno o un obiettivo raggiungibile ?

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Girovagando in rete, ci si imbatte nel profilo Twitter di Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale (ex Ministero Affari regionali). In una recente intervista intervista a “Otto e mezzo” su La7 si era fatto apprezzare per l’equilibrio nei giudizi politici, anche su chi l’aveva preceduto al Ministero (l’on. Fitto), e la competenza, tra l’altro riconosciuta in modo trasversale.

In uno dei suoi tweet  rimandava ad un documento del suo Ministero, a proposito della programmazione dei Fondi strutturali europei. Questi fondi, studiati per riequilibrare per quanto possibile i livelli di sviluppo di aree europee rimaste indietro (tra cui la Puglia) sono uno di quei validi motivi per essere a favore dell’integrazione del nostro Paese all’interno dell’Unione Europea. Ma purtroppo è molto più facile parlare dell’UE in termini negativi, di questi tempi…

Per tornare al documento, un brano in particolare sembra voler riprendere, spostandolo sul piano economico-sociale, l’osservazione già fatta sulle pagine di Paisemiu.com a proposito della politica “militante” (e clientelare) il 12 gennaio scorso:

 

“…Esiste un crescente consenso nell’interpretare le “trappole del non-sviluppo” – sia attorno a equilibri di arretratezza, come nel Mezzogiorno, sia attorno a un blocco della produttività, come nel Centro-Nord  quale risultato di scelte consapevoli delle classi dirigenti locali e nazionali. Tali scelte sono dettate dalla convenienza a estrarre un beneficio certo dalla conservazione dell’esistente – giovani non istruiti, accessibilità inadeguate, imprese inefficienti assistite, barriere amministrative all’entrata, ambiente non tutelato, bandi di gara e progetti mal fatti… …In altri termini, l’azione pubblica è di cattiva qualità non per l’incapacità delle classi dirigenti che ne sono responsabili, ma per la loro espressa volontà…. Se così stanno le cose, l’azione  pubblica per la coesione, nel mirare a creare per tutti i cittadini opportunità di vita, lavoro e impresa che dipendano il meno possibile dalle condizioni e luogo di nascita, deve destabilizzare queste trappole del non-sviluppo, evitando di fare affluire i fondi nelle mani di chi è responsabile dell’arretratezza e della conservazione. Aprendo invece varchi per gli innovatori sia nei beni pubblici che produce, sia nel modo in cui li produce…” (http://www.coesioneterritoriale.gov.it/wp-content/uploads/2012/12/Sintesi-Metodi-e-obiettivi-per-un-uso-efficace-dei-fondi-comunitari-2014-20.pdf a pag. 3)

Sta girando spesso, anche per esorcizzare le difficoltà, la citazione di Einstein riguardo la crisi del ’29:

“Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

 La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie..”.

La crisi economica che ormai ci accompagna dal 2008 ha portato tanta incertezza nelle famiglie degli italiani e nella società tutta, facendoci aprire gli occhi sul baratro che stiamo costeggiando da qualche anno. Per evitare di cadere però non basta aprire gli occhi. E’ necessario virare decisamente e questa virata dipende anche da ciascuno di noi: siamo noi a dover “indurre” una classe dirigente che riesca a farci uscire dal pantano e sempre noi, con la somma dei nostri comportamenti individuali, a far risalire la china alla nostra società.

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