Pompilio Ingrosso e la sua passione per la poesia

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Pompilio Ingrosso nasce nel 1952 a Guagnano (Lecce) dove vive. Dopo il conseguimento della Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pavia e della Specializzazione in Medicina del Lavoro, inizia la carriera di Medico Ospedaliero c/o l’ ASL di Lecce. E’ stato coordinatore Sanitario dell’Unità di degenza Territoriale attivata nell’ambito del Distretto Socio Sanitario di Campi Salentina della medesima ASL. Le esperienze di vita professionale maturate tra le corsie degli ospedali, il contatto con la sofferenza, la dolorosa perdita del padre in tenera età, hanno rafforzato in Pompilio la Passione per la Poesia, vissuta non solo come strumento di rappresentazione delle pieghe, anche le più nascoste, della umana quotidianità ma pure come occasione di silenzioso studio degli stati d’animo altrui. E’ stato selezionato con un suo componimento poetico “Il Vento e l’Aquilone” nel Concorso Libri Di-Versi in Diversi Libri, casa Editrice Urso Avola. Menzione di merito nel concorso: “Verrà il mattino e avrà un tuo verso” con: “Adesso che non ci sei”, Aletti Editore e, sempre con lo stesso editore, ha avuto un ulteriore menzione di merito ne” Enciclopedia poeti contemporanei 2021”

“La poesia – diceva Neruda – venne a cercarmi. Non so dove/sia uscita, da inverno o fiume…” .C’è stato un momento in cui ha scoperto o capito che doveva scrivere poesie, ed è di questo momento che le domandiamo. Quando e come è nato il suo amore per la Poesia?

Nonostante sia un ammiratore di Pablo Neruda, non penso che la poesia bussi alla porta! Poesia è a mio avviso, un modo di vedere la vita, sicuramente con altri occhi! Ho visto “poesia” in tanti vecchi contadini, nel loro legame e rispetto per la terra! Ero un ragazzo quando morì mio padre, divenni taciturno, riflettevo, nessuno capiva la mia angoscia per il dolore della sua morte e nel vedere il futuro come una minaccia! Fu allora che incominciai a scrivere. Scrivevo e strappavo la pagina. Due composizioni caddero sotto gli occhi di don Giovanni Buccolieri. Ne fu colpito e me le fece recitare in piazza  durante una festa.

Qual è la sua definizione di Poesia? Il linguaggio poetico attinge dal mondo interiore che chiede di esprimersi, come sente e come lo attua attraverso il linguaggio poetico?

La poesia è stata definita “la più discreta delle arti”. Si è portati a credere che il poeta sia “dolce” e “sentimentale” . No, il poeta è “triste”, spesso “ispido”, tendente ad “estraniarsi”. Vede la vita da un’angolazione diversa da quella in uso dalla gente comune. In una composizione ho scritto: “… i poeti sono tristi/come gli orologi di una stazione ferroviaria/ che scandiscono / i tempi incerti degli addii …”

Viviamo nel tempo del naufragio: naufragano le relazioni, la politica, i sentimenti. La pandemia prima e la guerra in Ucrania  ci fa sentire spersi, frastornati…; è il tempo del naufragio della coesione sociale: viviamo di conflitti, di scontri. Il nostro è un  tempo caratterizzato dal frastuono, da un’aggressività crescente, in che modo la Poesia può lenire e confortare la nostra anima?

È vero, siamo dei naufraghi in un mare tempestoso, senza un faro che ci  indichi la direzione! Forse DIO si è distratto e noi lo abbiamo sostituito. Abbiamo sostituito i dogmi della fede con i dogmi della scienza, la tecnologia impera con i suoi pregi e difetti, abbiamo perso la capacità di riconoscerci “nell’altro”! Si è rotto qualcosa ed è andato disperso il concetto di “umanità “. Siamo portati a pensare tutti la stessa “cosa”! Si cammina tutti nella stessa direzione, senza chiedersi dove essa porti! Il “poeta”, quello vero, guarda tutto da “una diversa angolazione”, è libero nel pensiero e sa che gli esseri umani hanno bisogno della poesia, perché  essa è il germoglio della pianta sulla quale fioriscono i “fiori” dell’antica umanità. C’è sempre un verso, imparato a scuola, che non scordiamo mai e ci accompagna per tutta la vita. È  questo il poeta, un dispensatore di emozioni. Ottavio Paz ha detto: “il primo verso te lo dà DIO”. Io penso che l’uomo ha crocifisso Gesù ma DIO rinasce in ogni verso.

C’è chi sostiene che la Poesia può salvare il mondo.  Il Poeta  è un creatore di una dimensione “altra” che spesso si avvicina al sogno allontanandosi dalla vita reale. Ebbene, secondo lei, si può salvare il mondo della realtà, con la ricetta del sogno?

Cos’è un sonno senza un sogno? Cos’è la vita senza “sognare”? Nel primo caso: due parentesi con un “vuoto” in mezzo. Nel secondo: una vita “vegetativa” senza senso, una vita da “funzionari della specie”. Sognare è vivere un’altra realtà, in un altro mondo, un mondo di evasione dall’angoscia del vivere quotidiano. Lottare per realizzare un sogno, è il sale della vita. Il mondo lo salveranno i “sognatori”.

I suoi versi raggiungono il cuore e, a loro volta, scaturiscono dal cuore di una persona quale lei è, d’animo nobile e di rara cultura medica. La poesia, Medicina dell’Anima. Da medico pensa che combattere il disagio interiore a suon di rime sia possibile?

Ho letto, tempo fa, un giudizio attribuito a Benedetto Croce: “Sino a 18 anni scrivono tutti, dopo solo i poeti ed i cretini!” Io, a scanso di equivoci, mi ritengo un fotografo di emozioni. Il “disagio interiore” provoca un’emozione che trova espressione nella parola, diventandone terapia. In questi versi inediti, c’è quello che ho cercato di esprimere: Mi sono specchiato negli occhi di un gatto/ Ho visto I miei pensieri,/ nudi, perdersi in un turbinio di foglie/vento di tramontana/era un gatto di periferia.