Pomodori schiavisti: Auchan ritira i prodotti pugliesi dagli scaffali

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L’Editoriale

In ogni prodotto che acquistiamo, che sia marmellata, pane, gomma da cancellare, jeans, nell’etichetta dovrebbe esserci scritto: “Prodotto seguendo i principi e i valori etici”. L’etica è un ingrediente che non dovrebbe mai mancare.

eticaE così la Francia ci dà una bella lezione su cosa sia la Responsabilità Sociale d’Impresa! Ve ne avevamo già parlato in un precedente editoriale (http://www.paisemiu.com/index.php/editoriale) in riferimento alla mancanza di etica nell’editoria salentina. Che non fossero solo gli editori a peccare d’astuzia era ben noto già allora. Facilmente il discorso può allargarsi a molta imprenditoria pugliese, qualche volta impegnata a farsi solo buona pubblicità.

Auchan ritira dai suoi scaffali i prodotti di due imprese pugliesi, in particolare del foggiano, produttrici di pomodori da conserva (fonte Tg Regione Puglia del 27/11/2013 edizione delle 14,00) a seguito proprio di un’inchiesta giornalistica francese. Nel servizio si vede la giornalista chiedere agli ignari consumatori, se fossero consapevoli che quei pomodori venissero coltivati e raccolti grazie allo sfruttamento dei lavoratori vittime delle logiche del caporalato.  Ovviamente molti sono stati i cori di protesta sollevati a difesa di aziende che invece trattano con dignità i loro dipendenti. Lungi da noi fare di tutta l’erba un fascio ma, se è vero che per Responsabilità Sociale d’Imprese s’intende l’integrazione di preoccupazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa e manifestazione della volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività, quella dei francesi sembra essere una bella lezione non solo sui modi civili in cui bisogna fare impresa ma, soprattutto, una lezione di vita. Come già asserito la volta scorsa: non dobbiamo alimentare il sistema che noi stessi disprezziamo! La meschina storia del caporalato in Puglia e in tutta Italia è vecchia quanto il mondo. Uno dei casi più vicini e lampanti a noi salentini, è la vicenda che ogni anno si ripete con la raccolta delle angurie di Nardò.

Ma allora come posso io consumatore difendermi? Da un lato vorrei tanto acquistare prodotti di aziende locali, convinto di mangiare bene e di creare sviluppo in casa mia ma, d’altra parte, non voglio ingrassare le tasche di pseudoimprenditori che col sudore e il sangue di poveri lavoratori si arricchiscono come i nobili di qualche secolo fa.

Semplice: possono fare la differenza le aziende meritevoli, quelle che applicano un’etica rigorosa nella loro filiera dalla materia prima al prodotto finito. Basterebbe che imprenditori onesti aderissero al Global Compact delle Nazioni Unite, in modo da essere presente negli elenchi pubblici delle aziende socialmente responsabili che aderiscono al Libro Verde. Io consumatore potrò, magari grazie alle informazioni che l’imprenditore avrà l’arguzia di apporre sulla sua etichetta, controllare la filiera aziendale e leggere, grazie al potenziale strumento internet, il bilancio sociale dell’impresa in questione.

A volte basta poco, basta guardare oltre il proprio naso, basta essere sempre ben informati e lungimiranti tutti, imprenditori e consumatori. Auchan ritira dai suoi scaffali quei prodotti, da pugliese però, non sono dispiaciuta ma contenta. Da qualche parte bisogna pur iniziare per mettere al proprio posto le cose. Da pugliese mi rendo conto, altresì, che magari basta il sospetto di una qualsiasi giornalista per creare un danno d’immagine totale ad una regione intera, economico all’imprenditoria locale. Allora difendiamoci grazie agli strumenti che la legge ci ha fornito. Non sarebbe necessario andare a provare a posteriori di essere un imprenditore senza macchia. Se avessi aderito al GC dormirei sogni tranquilli e sarei sicuramente contento di una tale azione, avendo investito tempo e denaro nell’etica professionale. Non pensiamo al danno, pensiamo all’opportunità. Questa, insieme alla recente situazione sollevata nell’editoria salentina, sono solo due episodi ravvicinati dello stesso tipo che devono dare alle nostre imprese un’occasione. L’occasione di maturare e di uscire dal campanilismo e dalla logica meridionale dell’arrangiarsi. In questo siamo maestri e siamo capaci di sprecare numerose energie, concentriamole su qualcosa di più concreto e utile. Questa è la seconda sfida che lanciamo ai nostri imprenditori, noi aspettiamo che venga raccolto il guanto.

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