San Nicola, patrono di Squinzano: presentata nei giorni scorsi l’ultima fatica letteraria di Roberto Schipa

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Quale Santo Patrono si festeggia due volte l’anno? Il segreto è nella denominazione dal greco antico “vincitore del popolo o fra i popoli”. Il nome corrispondente Nicola, il popolo di Squinzano, la ridente cittadina del nord Salento. Il suo protettore e Patrono viene onorato nei festeggiamenti civili e religiosi la seconda domenica di agosto e il 6 dicembre.

Alla maestosità di questo Santo protettore in particolare dei bambini e delle ragazze che “cercano un fidanzato”, amato anche  dai protestanti è stato dedicato un volume assai interessante, “Squinzano. La Chiesa di San Nicola”. L’autore, Roberto Schipa, avvalsosi di testimonianze storico-architettoniche, narrazioni d’arte e di cultori di storia patria locale, ha attinto altresì da scritti del francescano francavillese Primaldo Coco risalenti al 1922 e da altre pubblicazioni.

Un ragguardevole omaggio, quello di Schipa, non solo al Santo e alla Chiesa Matrice ma anche alla “madre terra” in cui è nato e vive. Già presidente del Circolo Pro Feste al Santo (dal 1998 al 2016) ha testimoniato con questa pubblicazione l’amore per i luoghi che profumano d’infanzia innalzando il valore della famiglia che lo ha instradato nella direzione di una religiosità senza tempo. Lo scrittore, giornalista, direttore editoriale di TOTEM GIORNALE e artista pittorico, non ha tradito le sue arti realizzando un documento che passerà alla storia come, per l’appunto, una sorta di “messale artistico”, assegnandogli un binomio semantico, corredato di immagini sacre e di pietra viva scolpita, dalla storia del Campanile ai medaglioni della Sagrestia riportanti i primi piani tra i diversi presbiteri, Don Salvatore Leone, don Antonio Caricato e Don Nicola Macculi.

Le incisioni viste da vicino sul carparo usato in questa costruzione seicentesca immortalata da apposite foto, arricchita dallo stile barocco, imprimono significati che collegano a Gabriele Riccardi nell’opera stilistica rassomigliante a Santa Croce e al Sedile di Lecce. La ricchezza delle lapidi e piastre, in particolare, riportano la descrizione completa degli 11 altari di cui 6 lungo le navate laterali e 5 lungo i bracci del transetto. Leggendo queste avvincenti pagine del libro che, anche all’esterno, si presenta patinato e di ottima fattura è come assistere ad una melodia che segue una rapsodia di racconti, un indice di personaggi e opere che hanno lasciato un’impronta culturale ed estetica che non ha nulla da invidiare all’arte, per così dire, onomatopeica. Risuonano nella loro drammaticità le figure dei Santi in una commistione di religiosità e sentimento patrio che viene ricercato da sempre in questa popolazione non estranea ad un passato rilevante di storia. I committenti delle opere sono ricordati con un amore per i dettagli che rendono il manoscritto letterario un volume dalla preziosità sicuramente unica e singolarmente per il suo legame con il capoluogo pugliese.

Ma prima di addentrarci nell’importanza che i commilitoni baresi hanno avuto con noi, cittadini di Squinzano, occorre ricordare ai posteri, facendo un passo indietro, che nel 1937 nella cittadina suddetta fu ospitato il Congresso Eucaristico che abbracciò un contesto geografico di tutto rispetto.

E, tornando sulla dettagliata creazione della Matrice, risulta degno di nota, per salvare i diritti della verità, il contributo materiale, come “parla” la leggenda, da parte dei briganti, poiché le condizioni del villaggio, quale era diventato il nostro vecchio casale, erano tali che vi era un vuoto di potere a causa dell’ assenza del ceto abbiente. Ma una cosa è certa, la figura del Santo taumaturgo che fece resuscitare i bambini vivisezionati nella tinozza dell’oste è talmente centrale che fu perpetuata, quale devozione dominante nella vita di Squinzano nel 1763. Poichè secondo gli studi nicolaiani, il Santo miroblita in tale anno è riconfermato Patrono della città.

Roberto Schipa

Con un volo pindarico visualizziamo il giorno famoso per l’autore agiografico Schipa, esattamente il 13 novembre 2013, l’era che conobbe un degno sviluppo grazie all’apostolato dell’omonimo, manco a dirlo, Don Nicola  Macculi, che insieme al presidente del Circolo Pro Feste allora in carica Roberto Schipa, unitamente agli Amministratori Comunali riuniti in Delegazione a Bari si ufficializzò uno storico gemellaggio con la Pontificia Basilica di San Nicola all’insegna dell’Ecumenismo. E 12 giorni dopo, in occasione della vigilia della ricorrenza del gloriosissimo Santo di Myra i membri dell’Associazione “I figuranti di San Nicola”, ovvero 250 baresi misero in scena con altri figuranti squinzanesi per la prima volta fuori dalle mura baresi  la “storica rievocazione della Traslazione delle Ossa di San Nicola”, avvenuta ai primordi l’8 maggio 1087. Primo Corteo storico di san Nicola a Squinzano in abiti d’epoca, sfilando al seguito di una caravella, prodotta da artigiani squinzanesi. Oggi dopo il famoso incontro, oltre che la sontuosità artistico-rinascimentale del luogo sacro e di epoche successive con firme per di più di artisti locali e ignoti, si annovera anche un testamento speciale, l’ampolla recante in sé il suggello della “sacra manna” prelevata dalla tomba di San Nicola di Bari.

Riguardo al percorso che a prima vista potrebbe apparire campanilistico, ma che è in realtà dalla” luce illuminante”, scusando la retorica similitudine, il libro di cui si parla simboleggia la traccia di un passato-presente- futuro, vissuto  anch’esso alla stregua di una” manna” della quale ringraziare Schipa per l’amenità con cui lo si esperisce e per il report che offre generosamente. Rammenta poi un memorandum di notevolissima utilità, il calendario in definitiva delle presenze sacerdotali che si sono avvicendate a capo della Chiesa Madre dal 1599, da Don Giacomo Manca a Don Alessandro Scevola, arciprete-parroco da circa 2 anni di Squinzano.