Uccise un uomo a scopo di rapina, disposta l’ordinanza di custodia cautelare a Valentina Piccinonno.

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PICCILecce – Disposta dal GIP dottor Maritati, l’ordinanza di custodia cautelare, per omicidio e rapina, a Valentina Piccinonno, notificata presso la Casa Circondariale di Borgo San Nicola, dove la donna si trova reclusa per estorsione e lesioni personali commessi nei confronti della madre qualche giorno dopo la sua scarcerazione per reato di evasione commesso il 28 giugno 2015.

Il 28 giugno dello scorso anno Valentina Piccinonno, trentaduenne leccese, mentre si trovava in agli arresti domiciliari, uccise il settantatreenne Salvatore Maggi, di Monteroni. Allora la donna fu arrestata per evasione dagli arresti domiciliari e contestualmente indagata riguardo l’omicidio volontario commesso durante una rapina ai danni del Maggi. In seguito alla colluttazione, avvenuta tra i due, la Piccinonno colpì ripetutamente l’uomo con pugni, calci e con un oggetto contundente in varie parti del corpo, facendogli sbattere ripetutamente la testa a terra. Avendo la meglio sul settantatreenne, la donna si impossessò di vari oggetti in oro, indossati dalla vittima, e del suo portafogli.  

L’indagine iniziò allorquando la Piccinonno, dopo l’omicidio, venne controllata  da una volante nella zona 167 di Lecce mentre era a bordo di una Fiat Panda, di proprietà del Maggi, con la quale poco prima aveva causato un incidente stradale in Piazzale Rudiae. Sottoposta a perquisizione personale, le furono rinvenuti nel reggiseno gli oggetti in oro appartenenti alla vittima, che dichiarò di avere ricevuto in regalo da quest’ultimo in cambio di una prestazione sessuale. Nell’autovettura furono rinvenuti inoltre indumenti della Piccinonno intrisi di sangue. 

In sede di interrogatorio la donna dichiarò di essersi allontanata da casa dopo un litigio con la madre e che, dopo aver fatto un lungo tratto di strada a piedi per raggiungere l’abitazione di un suo parente,  sarebbe stata avvicinata da un uomo anziano alla guida di una Fiat Panda grigia, che le avrebbe offerto un passaggio, invitandola anche a consumare una bevanda. Le indagini hanno riscontrato l’effettiva consumazione di una bevanda in un bar sito sulla strada che collega Monteroni ad Arnesano.

Secondo la ricostruzione della donna, dopo aver bevuto qualcosa al bar, l’uomo avrebbe imboccato una strada di campagna, iniziando a palpeggiarle il seno e mettendole nel reggiseno degli oggetti in oro. Giunti in un appezzamento di terreno il MAGGI avrebbe tentato di violentarla e lei avrebbe reagito sferrandogli calci e pugni, colpendolo ripetutamente. Subito dopo lo avrebbe lasciato in terra sanguinante mettendosi alla guida della macchina di lui e cambiandosi gli indumenti intrisi di sangue.  

Le testimonianze raccolte ed i risultati dell’indagine avviata dalla Squadra mobile hanno smentito le dichiarazioni rese in fase di interrogatorio dalla Piccinonno, facendo configurare invece il reato di omicidio volontario commesso al fine di rapina. Le stesse attività investigative hanno portato ad identificare l’uomo che era con la Piccinonno quando, con la Fiat Panda della vittima, provocò l’incidente stradale. Anche questi ha ricostruito la vicenda in maniera dissimile rispetto alla versione fornita dalla Piccinonno, specificando di avere accettato una richiesta di aiuto della donna che aveva incontrato vicino alla stazione ferroviaria di Lecce, che gli aveva confidato di aver subito un tentativo di violenza sessuale. Al ragazzo sarebbe stato chiesto di accompagnarla a Monteroni per verificare le condizioni dell’uomo che lei avrebbe colpito nel tentativo di difendersi. Entrato in macchina con lei avendo visto gli indumenti intrisi di sangue, aveva deciso di non farsi coinvolgere in quella brutta vicenda.   

Le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio,disposta dal Pubblico Ministero, hanno evidenziato come Maggi sia deceduto a causa delle lesioni conseguenti ad una o più cadute al suolo subite nel corso di una colluttazione o di una aggressione con conseguente trauma cranico che ne ha causato la morte. La stessa indagata,nel corso dell’interrogatorio, ha ammesso di avere colpito con violenza e anche con oggetti contundenti la vittima. Anche il comportamento tenuto dall’indagata subito dopo la colluttazione con la vittima è indicativo del  suo intento di uccidere il Maggi, in quanto se fosse stata realmente vittima di una aggressione a scopo sessuale, avrebbe certamente chiesto soccorso a qualcuno, cosa che non ha fatto, cercando invece l’ausilio di un terzo soggetto per verificare le condizioni di salute dell’uomo, che sapeva di avere sicuramente ucciso.    

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