L’Associazione EDELA a tutela degli orfani di femminicidio

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L’Associazione No-Profit Edela, è una realtà estesa a livello nazionale  a sostegno e tutela degli Orfani di femminicidio e delle famiglie affidatarie proprio in quanto protagoniste del dopo Femminicidio.

L’idea della fondatrice, Roberta Beolchi, originale ed estremamente utile,  considerati i dati numerici sul numero di femminicidi, (sarebbero 1628 gli orfani di madre in seguito alla sua uccisione, dal 2000) è quella di seguire tutte quelle figure di riferimento che entreranno a far parte della vita di quei bambini e ragazzi che hanno subìto l’immane tragedia di perdere la madre per mezzo di un compagno, marito, di un uomo, insomma di un individuo che ha fatto prevalere gli impulsi animaleschi e primordiali di “controllo del territorio”, prendendo la decisione di eliminare dalla società, con ogni mezzo che l’individuo primordiale ha a disposizione, l’oggetto di sua proprietà, la compagna, moglie, l’amica, l’amante, colpevoli di chissà quali mancanze nei confronti del soggetto femminicida.

Ogni storia è diversa, ma quasi tutte hanno un comune denominatore, ovvero l’impreparazione di chi prende in cura i ragazzi e i bambini orfani di madre.

Spesso si tratta di familiari anch’essi colpiti dal lutto che hanno bisogno di ricevere un supporto psicologico, proprio perché anch’essi vittime di un dolore indelebile ma che dovrebbe essere posto in secondo piano rispetto a quello dei bambini.

Edela ha condotto in tutta l’Italia Convegni e seminari per sensibilizzare le donne/madri su quanto possa essere nocivo a livello psicologico e quanto possa ferire la violenza assistita dai figli nei confronti della loro madre ad opera del marito/compagno. A tal proposito, è fondamentale evidenziare che le ricerche criminologiche internazionali convergono su un punto cruciale: il figlio maschio che assiste alla violenza, presenta una maggiore e netta probabilità di diventare da adulto, autore di violenza e la figlia femmina, di diventare vittima.

Offre, inoltre, supporto psicologico immediato in seguito alla prima denuncia da parte della donna per stalking, violenza psicologica, fisica o abusi di genere mediante un pool di specialisti competenti in questo specifico ambito per poter svolgere anche interventi di prevenzione.

Hanno luogo periodicamente campagne di sensibilizzazione in quanto le vittime non sono solo le donne ma anche i bambini il cui padre è arrivato a uccidere la madre, gli Orfani di femminicidio.

L’associazione Edela, informa la dottoressa Beolchi, intende proseguire la sua opera mediante progetti mirati, organizzazione di eventi di beneficienza, campagne di sensibilizzazione unitamente alle Istituzioni, Comuni, Regioni, federazioni sportive, Famiglie affidatarie, perché spesso si apre un percorso di vita molto complicato, con grandi sofferenze. Sono nonni, zii affidatari a trovarsi di fronte alla grande fatica di ritornare alla “normalità” e sono soli in tutto questo! Edela affianca percorsi di consapevolezza e supporta la famiglia intera e le persone che dovranno occuparsi della cura e mantenimento dei bambini, prima ancora garantire quel sostegno affettivo materno troncato barbaramente.

Le famiglie affidatarie sono un perno essenziale per gli orfani speciali e vanno aiutate. Edela sta svolgendo attività di sensibilizzazione anche a scuola inteso come luogo privilegiato in cui si forma l’essere umano. Fin dall’infanzia si devono educare i bambini al rispetto dell’altro che deve essere incondizionato.

A Roberta Beolchi domandiamo: il compito che svolge Edela è complesso e di difficile gestione anche sul piano emotivo, pezzi di vita distrutta che passano per le vostre mani. Vite da ricostruire, ci vuole raccontare episodi particolari che sono rimasti indelebili nel vostro cuore di operatori deputati alla “riabilitazione” da questo lutto atroce?

“Non ho un solo caso, ma tutti gli orfani che seguo perché ognuno rappresenta una parte ormai anche della mia vita perché li seguo direttamente, pur avvalendomi di altri professionisti. Ho bambini piccoli di due anni, ho ragazzi che sono diventati maggiorenni che si sono diplomati. Tutti presentano una storia drammatica, si tratta di ragazzi che hanno bisogno di una fermezza affettiva, per cui, oltre alle famiglie affidatarie, ai nonni materni, cerco, in punta di piedi, di supportarli anche con un affetto sincero di cui loro hanno tanto bisogno. Ho davvero tanti casi e li sento quotidianamente, mi informano sulla loro vita e chiedono consigli”.

Edela è in prima linea nella prevenzione da svolgere all’interno delle scuole, quali azioni state intraprendendo a sostegno delle attività tese a prevenire questi efferati delitti?

Ritengo fondamentale la prevenzione nelle scuole perché solo con un cambiamento culturale si può arrivare a debellare questo dramma quotidiano che è appunto il femminicidio, e ci tengo a sottolineare che femminicidio non significa solo “donna uccisa” ma anche bambini che restano senza sostegno, senza amore materno, senza punti di riferimento.  I rapporti familiari, quindi una sorella, un nonno, una zia, tutti sono coinvolti in questo dolore conseguente all’efferato crimine. Quest’anno ho iniziato un percorso di prevenzione e di lavoro con gli uomini che, a mio avviso, vanno presi per mano e con uno staff composto da professionisti nell’ambito della Psicologia, della Psichiatria, della Criminologia cercare di comprendere l’entità della pericolosità di quell’uomo e cercare di risolverla in via preventiva, e non con i processi penali e la rieducazione in carcere, perché nel momento in cui una donna è stata uccisa, lo Stato ha perso e avendo perso, perdono i bambini e le famiglie che smettono di credere nelle capacità dello stato. Noi dobbiamo intervenire in via preventiva.

Per le scuole faccio tanta sensibilizzazione al cambiamento culturale, incidendo particolarmente sull’educazione dei figli maschi al rispetto e, per le figlie femmine rinforzando l’autostima, le capacità di realizzarsi e sottolineando quando ci possono essere problematiche di amori malati già in età adolescenziale. Questi sono i punti principali che tratto quando mi dirigo a svolgere l’attività a scuola, proprio come sto facendo ora.

La violenza di genere è stata per lungo tempo invisibile, ma ora se ne parla tanto da parte dei media, nei telegiornali, nei programmi televisivi e anche la consapevolezza è cresciuta così come la condanna rispetto ad alcuni comportamenti che potrebbero essere spie di un disagio da trattare immediatamente e risolvere. L’Associazione Edela  con il suo pool di professionisti  sono a disposizione per fornire chiarimenti in merito a situazioni di violenza di genere, sono, altresì disponibili all’organizzazione di eventi da svolgersi insieme alle Istituzioni per sensibilizzare i cittadini.

Insegnante, Coordinatrice Assistente Sociale e Mediatrice presso Comunità Educativa Kalika. Redattrice Paisemiu.com

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