Le Troiane, I Maschi e La Guerra: un nuovo modo di pensare il mondo

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Il teatro, luogo di riflessione e di dissenso, dove fare politica, ma con l’artificio della finzione o della verità detta con arte? Sul palcoscenico del Teatro Koreja di Lecce, sabato 20 aprile, lo spettacolo “Le Troiane, I Maschi e La Guerra” – regia di Marcela Serli – ha offerto al pubblico la possibilità di pensare su vari argomenti partendo da una tragedia, quella di Euripide, nutrita dagli approfondimenti offerti da Jean Paul Sartre, Paul B. Preciado, Judith Butler, Virginia Woolf, Byung-Chul Han, Adrienne Rich, che hanno ampliato una visione focalizzata prettamente sul femminile, e accogliendo a sé anche il tema dell’alterità.

Sul palco, insieme alla stessa drammaturga Serli, anche la famosa Eva Robin’s, Noemi Bresciani, Elena Hasu, Ira Fronten ed Emanuela Pisicchio, quest’ultima chiamata tre giorni prima dello spettacolo per sostituire una collega.

Ad abbracciare il progetto e produrre lo spettacolo vi sono: la Fondazione Campania dei Festival, il Teatro Nazionale di Genova, il Teatro Nazionale di Nova Gorica (Slovenia), la Fattoria Vittadini e la Compagnia Teatrale Atopos. È importante ricordare che quest’ultima è l’unica compagnia teatrale in Europa formata da persone transgender, transessuali e non solo, che in questi anni ha destato molto interesse per la grande umanità e contemporaneità che porta in scena. La sua grande ambizione, sottolinea la sua Fondatrice e Direttrice artistica Marcela Serli “è quella di analizzare i concetti di maschile e femminile attraverso il coinvolgimento e l’inclusione di identità di genere diverse, con l’ambizione di una concettualizzazione artistica del transgenderismo quale luogo di passaggio e di creazione, poiché il grande sogno è quello di diventare un centro di ricerca antropologica sulle nuove identità e non solo di genere”.

Lo spettacolo “Le Troiane, I Maschi e La Guerra” è stato presentato in 1^ assoluta il 1° Luglio del 2022 a Capodimonte-Cortile della Reggia. L’attesa prima dello spettacolo è estenuante, il teatro stracolmo, ma ad accogliere il pubblico con battute che destano ilarità e perplessità sono tre attrici, con trucco e parrucco e abiti maschili, che simulano di essere dei professori universitari in attesa di dare il via ad una conferenza, così ogni qual volta una persona passa davanti al proscenio per prendere posto, borbottano, perché giunta in ritardo, tra la confusione più totale, queste ultime si giustificano, non comprendendo nell’immediato che si tratta di una gag perfettamente riuscita. Poi, un’ulteriore raccomandazione, quella di spegnere i cellulari, ma bene inteso, solo le donne, perché gli uomini, poiché lavorano, possono mettere il “vibratore”.

A fare da narratrice è una ragazzina di 15 anni, che sicura e spigliata si presenta come la regista. Dal contemporaneo al mito e viceversa, le donne sono lì che aspettano mentre si odono dei colpi e Poseidone il Dio del mare racconta che Troia è ormai cenere e che il cavallo di legno e gli schiavi degli Dei grondano sangue. “Non è il coraggio che ha vinto ma la scaltrezza”, “Cosa succederà alle donne?”  Ma a queste donne è data la possibilità di scegliere? Ad Atena, considerata la guerriera e stratega, ad Ecuba, la madre, la regina, ormai vecchia, a Cassandra profetessa e considerata pazza, ad Andromaca, madre e moglie sempre ubbidiente, e infine, ad Elena, la bella, l’amata, colei che è causa di tutto? Introdotto da una musica rock giunge il cavallo con in groppa Atena che si ferma al centro del palcoscenico e parla a Poseidone pregandolo di unirsi a lei per castigare i greci. Zeus le ha già promesso la pioggia, intanto, intorno ad un palo sono incatenate le donne e tra loro Ecuba, mentre il Coro rivolgendosi a noi, pubblico/testimone vede le navi dei greci sulla baia. Il destino di ogni donna è segnato. Molto particolare è la breve intervista che la regista durante i 59 sec. di cambio scena pone ad Eva Robin’s, e rompendo di fatto l’incanto temporale, le chiede: come stai? Stai piangendo, ti senti sopraffatta, ti senti usata? Ritorna in scena il cavallo e con lui un elettrodomestico, precisamente un forno, come a ricordare la funzione delle donne alle quali non vengono date le armi ma impedito di fare la guerra, altrimenti diventerebbero “cittadine”. Grande ed intensa l’interpretazione di ogni singola attrice ma un particolare plauso va a Emanuela Pisicchio che strappa lacrime e sorrisi. Credo che il significato di tutto lo spettacolo dove davvero tutti i sentimenti vengono contemplati sia proprio nella battuta finale, accompagnata dal rumore del vento “Lo sentite il silenzio? È il rumore del futuro che sta arrivando”. Un futuro, ci auguriamo inclusivo e tollerante. E poi … uno scrosciante e lungo applauso sulle note di “The Winner Takes it All” degli Abba.

*Marcela Serli è attrice, drammaturga e regista argentina di origini italo-libanesi è laureata in drammaturgia contemporanea. Intraprende un percorso teatrale che accanto ai temi dell’intolleranza politica e morale, intercala una ricerca stilistica sul miscuglio dei generi, la globalizzazione del linguaggio, il caos ideologico applicato ai concetti artistici.