Solennità dei Santi Patroni a Lecce: reso pubblico il programma delle celebrazioni

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Durante la preparazione alla festa previsti anche un concerto d’organo e uno spettacolo teatrale a Sant’Irene


Lecce – Con una messa solenne presieduta dall’Arcivescovo, Michele Seccia, in Cattedrale alle 19 di martedì 14 agosto, primi vespri della Solennità dell’Assunta, si aprono ufficialmente le celebrazioni liturgiche in onore dei Santi Patroni Oronzo, Giusto e Fortunato. Nella stessa serata è prevista la tradizionale intronizzazione dei simulacri dei tre Patroni sull’altare dominato dalla pregiata tela del Coppola che raffigura il primo vescovo di Lecce.

Il 16 agosto, invece, avranno inizio “I Giorni dell’Undena” in preparazione alla Solennità del 26 agosto. Ogni sera alle 19 la messa con una riflessione sui temi del martirio e del servizio, tenuta dall’Arcivescovo il primo giorno e, nei giorni successivi, da alcuni sacerdoti della diocesi.

Novità di quest’anno durante l’undena, due eventi artistico-culturali sempre a sfondo religioso.

Sabato 18 agosto alle 20 in Cattedrale un Concerto d’organo a cura degli allievi del Maestro Rizzato del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce.

Martedì 21 agosto, invece, nella chiesa di Sant’Irene alle 21, “La Croce e la Fisarmonica”, il racconto teatrale dedicato alla figura di don Tonino Bello, di Enrico Messina e Mirko Lodedo per la regia di Carlo Bruni. Lo spettacolo, ad ingresso gratuito, è vincitore della terza edizione della rassegna “I teatri del sacro”. Gli autori “portano sul palco il racconto emozionante e nitido di un profeta del nostro tempo: il Sud, la fede, l’impegno sociale, riformatore, pacifista sono le coordinate di un racconto percorso con la cadenza di una “ballata”. Banalizzando, si usa contrapporre alla felicità il dolore, ma se un uomo, morso violentemente da un cancro, decide, nel dicembre del ’92, di partire per Sarajevo per invocare il primato della pace, proprio sulla soglia tragica di una guerra, sta soffrendo o gioisce?”.

“Nella sua casa natale – rivelano gli autori dello spettacolo – fra molti ricordi, regali, testimonianze d’affetto, c’è il disegno di una bambina delle elementari che lo ritrae, in piedi, su di una fragile e variopinta barchetta a vela, braccia larghe e mani che tengono rispettivamente una croce ed una fisarmonica. Prediligendo il potere dei segni ai segni del potere, don Tonino Bello ha esercitato il suo mandato coniugando uno straordinario rigore evangelico, con un anti- conformismo capace di spiazzare i più arditi rivoluzionari; associando a una fede profonda, una laicità che a molti, ancora oggi, sembrerebbe paradossale per un prete: tenendo insieme croce e fisarmonica”.

“Questo lavoro – concludono – non tenta una sintesi di quel ricchissimo patrimonio, non costruisce un reliquiario, per quanto venerabile, in cui esporlo. Vuole piuttosto ricavare l’impronta di un passaggio, perché, per quanto profonda, non rischi d’essere cancellata dal folklore o allontanata da una meritata santificazione”.