Novoli, la Fòcara cambia location: ecco perché

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2003

Focara 2017 LocationNovoli (Le) – Da qualunque punto la si guardi, il complesso intreccio di fascine, noto come fòcara, richiama non solo un senso di appartenenza alla nostra comunità, ma diviene quasi un simbolo, una bandiera sotto la quale sentirsi ispirati a realizzare il meglio. Parole vuote, forse retorica, per chi non conosce a fondo lo sforzo e la buona volontà che risiede nelle mani callose e imbrattate di terra di quanti si adoperano affinché Novoli renda ogni anno, dal 16 al 18 gennaio, omaggio al santo anacoreta. Mani che dal nulla, con solo delle fascine di tralci e vite avvolte da un filo, generano ogni anno l’opera d’arte che da tutta Italia (e non solo)  smuove fedeli e curiosi in occasione dei festeggiamenti per Sant’Antonio Abate.

La stessa storia di Novoli è fortemente legata al rito del fuoco, e sul culto che questo paese ha da sempre dedicato al santo è stato scritto e detto molto su giornali locali e in numerose pubblicazioni riguardanti la storia novolese, pertanto in questa sede non ci si soffermerà ad un resoconto storico-sociale dettagliato riguardante il culto e le sue implicazioni popolari. È certo che nel corso degli anni la festa si è evoluta e la fòcara insieme ad essa, con il conseguente spostamento del falò in base alle necessità. Fin dai tempi antichi la chiesa di Sant’Antonio, riconosciuta Santuario, è stata meta di numerosi pellegrinaggi da ogni parte della regione e non solo. In origine, visto il minore afflusso di pellegrini e le contenute dimensione del falò, la pira veniva incendiata nelle immediate vicinanze della chiesa stessa. Nel corso negli anni la festa, arricchendosi di servizi ha richiamato un numero sempre maggiore di fedeli e in seguito al conseguente aumento delle dimensioni della fòcara, ha visto spostare il luogo delle celebrazioni dal Santuario in Piazza Gaetano Brunetti (ora Piazza Totò Vetrugno), per giungere poi sul finire degli anni ’90 nel più ampio piazzale intitolato a Tito Schipa, dove il falò, ormai di ragguardevoli dimensioni, e il grande palco, hanno trovato il giusto spazio.

Quest’anno però, tra le tante novità, una di quelle che ha senza dubbio attirato l’attenzione del pubblico, è stata certamente la decisione di spostare il falò dal centro di piazza Tito Schipa al piano rialzato antistante il piazzale, con il conseguente cambiamento della posizione del palco.

Ma, andando con ordine, il motivo principale che ha spinto il Comune di Novoli, in accordo con la Prefettura, ad operare il trasferimento è insieme logistico e di sicurezza; poiché l’area occupata dal falò è andata via via aumentando e, vista l’imponenza della costruzione, l’enorme mole richiede ulteriori misure di sicurezza, come la zona delimitata da transenne attorno ad essa. Tutto ciò contribuisce a ridurre lo spazio della piazza che ogni anno è sempre più gremita di gente. Inoltre, il piazzale, libero dal falò, può accogliere il palco, altrimenti situato sulla rotatoria di via Salice, posizione in cui non solo impedisce il regolare deflusso dei visitatori, ma chiude di fatto una possibile uscita di sicurezza dall’area della festa.

Non tutti i mali, o meglio i cambiamenti vengono per nuocere, la nuova location della fòcara, sul suolo rialzato, potrebbe garantire una maggiore visibilità durante il momento dell’accensione. Tuttavia, non esistono precedenti per questa nuova posizione, che è da considerarsi un adeguamento in via del tutto sperimentale, ragion per cui l’amministrazione pare non abbia intenzione di escludere nuove soluzioni per gli anni a venire, dopo aver valutato attentamente lo svolgimento di quest’edizione che tra meno di un mese avrà inizio.

Docente di Storia e Filosofia - Redattore Paisemiu.com

1 COMMENTO

  1. Gennaio 2019 Riedificazione del caposaldo di Cesare.Pavese “La luna e i falò”
    Scritto e tradotto parzialmente dall’Autore Noularu – Ersilio Teifreto.

    (“DNA ufànu Noulino”)

    “Nu paise nci ole, se nu fosse pe lu
    custu cu nne li sciamu”

    “Nu paise te tice ca nu sinti sulu, sinti sicuru ca intra la gente, intra le chiante,
    intra le feste paisane comu la Fòcara ncete quarche cosa puru toa, ca puru quannu nu nci sinti stae addrai e te spetta, nui migranti puru ca ne truamu fore casa pe fatia nu ne abituuamu mai, lu tiempu passa ma nun ci la facimu cu ne scirramu, e pinsamu ca

    “Nu paise te tice ca nu sinti sulu, sinti sicuru ca intra la gente, intra le chiante,
    intra le feste paisane comu la Fòcara ncete quarche cosa puru toa, ca puru quannu nu nci sinti stae addrai e te spetta, nui migranti puru ca ne truamu fore casa pe fatia nu ne abituuamu mai, lu tiempu passa ma nun ci la facimu cu ne scirramu, e pinsamu ca “Lu paise ete lu meiu postu addunca pueti sunnare”

    Nnu tte scrirrare:te le ratici Ca Tieni
    TRADUZIONE
    Questo è crescere a Novoli un paese del Sud tra i due mari,
    significa capire che ci sono modi diversi di pensare da quelle che hai imparato a casa.
    Ma fuori è un’altra avventura, nel paese c’è la passeggiata per fare conoscenza con altre persone e divertirsi con gli amici, e pensi che quello è il migliore dei mondi in cui abbia un senso vivere.
    Crescere in un paese è come una punizione, ma poi trovi dei compagni uguali a te, nel PAESE
    vuol dire avere il tuo fruttivendolo, il tuo macellaio che ti hanno visto crescere, i maestri dell’asilo elementari il tabacchino dove papà ti mandava a prendere le sigarette.
    Ritornare al paese dopo 2 anni rincontrare gli amici in mezzo alla piazza o nelle feste patronali come Sant’Antonio Abate con l’Accensione della spettacolare Fòcara che brucia per 3 giorni ti accorgi che sono rimasti uguali, e pensi che la vita non era poi tanto male, soprattutto perche ora non sembra affatto essere meglio, ora che fatichi tutti i giorni per ricordarti chi sei, quali erano le cose che ti facevano sentire vivo.
    Ora cerchi con tutte le tue forze di portare un pò di Piazza Regina Margherita o Piazza Sant’Antonio del tuo stramaledetto Paese nella giungla cittadina
    che divora l’uomo e lo costringe a correre, correre, correre, senza mai fare caso la faccia di chi ti cammina vicino “Tanto è uno sconosciuto” così improvvisamente l’anonimato che hai cercato e desiderato per una vita , ti pesa e vorresti di nuovo essere quell’uomo di cui tutti conoscono la faccia, o almeno perchè in paese tutti hanno degli amici d’infanzia come Armando Zupippi. E ti accorgi di non essere felice oggi come ieri. Perchè per la felicità bisogna essere portati.
    Ersilio Teifreto Autore Nu paise nci ole

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