Lorenzo Petrucci, idee nuove per il futuro che verrà

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221 anni, con già in tasca una laurea in infermieristica, conseguita il 3 dicembre di quest’anno  all’università degli studi di Bari “Aldo Moro”, nella sede distaccata di Lecce, votazione 110 e lode con plauso accademico, parliamo di Lorenzo Petrucci, un ragazzo che ama mettersi in gioco in più settori. Infatti è anche componente attivo del CNAI Salentum, membro della protezione civile AVOTUS Trepuzzi, membro del Forum dei Giovani Trepuzzi, rappresentante degli studenti nel dipartimento interdisciplinare di Medicina e Chirurgia; ruolo che, solo sino a due anni fa, nessuno studente di infermieristica di Lecce aveva mai ricoperto, e che ha permesso di far fare qualche passo in avanti nella realtà  leccese.

Quando si parla dei ragazzi di oggi, che molti etichettano come una generazione di senza idee, poco volitiva e molto menefreghista, che amano vivere sulle spalle della famiglia piuttosto che mettersi in gioco; quando si dice che qui nel sud niente si muove, dovremmo fermarci a pensare che in realtà ci sono ragazzi come Lorenzo che hanno il coraggio è la forza delle loro idee e che non abbandonano la loro terra, ma preferiscono restare per dare con il loro entusiasmo e la bontà delle loro proposte un impulso vitale e propulsivo al futuro del nostro territorio.

Per ridurre l’incidenza della patologia non bisogna aspettare la patologia è il titolo della sua tesi che, spiega, vuol essere una provocazione 1in rapporto al panorama che oggi si delinea nell’ambito dei servizi sanitari e nella società. Uno studio ben accolto non solo in ambito universitario ma che ha suscitato curiosità e interesse anche al di fuori delle mura prettamente accademiche. “La mia tesi, che molto spesso chiamo progetto – ci dice Lorenzo mentre ci espone il suo progetto – è in fase di valutazione da una commissione scientifica per essere successivamente pubblicata su una rivista infermieristica a livello nazionale. Ma non solo, è previsto anche un incontro con un’associazione operativa sul territorio regionale per cercare di concretizzare questo progetto dell’educazione alla salute nelle scuole”.

In effetti la sua tesi è da considerarsi un vero e proprio progetto finalizzato ad analizzare una problematica molto importante, quello dell’educazione alla salute, per individuare delle soluzioni efficaci che consentano di porsi sotto nuove prospettive nei riguardi della salute pubblica. “La prima motivazione che mi ha spinto a realizzare questo studio nasce dal fatto che oggi la politica sanitaria ha focalizzato sempre più l’attenzione sulla fase acuta della malattia, quando la patologia oramai è insorta con segni e sintomi; quando ormai non rimane che curare e quando è possibile guarire il paziente. L’altra motivazione nasce dal fatto che oggi i  cittadini i tendono a delegare la propria salute, la continuità del benessere  al medico, infermiere, agli ospedali, quando in realtà dovrebbero  essere loro stessi  i primi ad acquisire e far proprie le nozioni, informazioni giuste e adeguate per migliorare il controllo su di sé migliorando la loro qualità di vita. Questa frase non è altro che la definizione di educazione alla salute emanata dall’OMS nel 1984. Però bisogna chiedersi se questa sia la migliore strategia per migliorare la qualità di vita del cittadino nel 2015. Sicuramente no! Bisogna educare l’adolescente di oggi in modo tale che sia proprio lui a fare delle scelte consapevoli  e responsabili migliorando la sua qualità di vita”.

Ed ecco quindi l’idea da cui è partito e che ha sviluppato nella sua tesi. “Il mio studio è stato focalizzato sui ragazzi delle classi quarte e quinte degli istituti d’istruzione secondaria di Lecce. Lo studio è stato realizzato con la somministrazione di questionari realizzati appositamente da me per consentirmi di indagare in modo preciso e dettagliato non solo la presenza dei fattori di rischio: fumo, alcol, sedentarietà, obesità e sostanze stupefacenti, ma per comprendere se i ragazzi hanno realmente acquisito le informazioni giuste ed adeguate per prendere delle decisioni in modo consapevole e responsabile. Dai dati ottenuti si evince che quasi tutti i ragazzi dichiarano di conoscere  i danni provocati dai diversi fattori di rischio come fumo o alcol ma nel momento in cui  si chiede esplicitamente di elencarne qualcuno i dati si ribaltano. Questo vuol dire semplicemente che i ragazzi oggi non riescono a fare delle scelte responsabili e consapevoli perché non hanno avuto la possibilità e, consentimi di dire, anche diritto di essere informati ed educati. È per questo che cercherò di concretizzare questo mio progetto per ora solo su carta, cioè di far entrare l’educazione alla salute nelle scuole come una prassi, nel senso positivo della parola, e non un optional eccezionale”.

3A questo punto però vien da chiedersi come i ragazzi potrebbero accogliere la possibilità di introdurre nelle scuole l’educazione alla salute. “La scuola indubbiamente è il luogo strategico per la formazione dell’adolescente. L’80 % dei ragazzi presi in esame è favorevole all’educazione alla salute nelle scuole e, dato ancora più importante, è che la maggior parte dei ragazzi intenzionati a smettere di fumare / bere alcol/ utilizzare sostanze stupefacenti rientra in questo 80%. Infatti di fronte a ciò mi è venuto spontaneo affermare questa frase ‘sono ragazzi che gridano in silenzio aiuto’, perché cercano uno strumento per uscire dalla dipendenza ma non gli viene dato nulla! Oggi lo stato cerca di tutelare il ragazzo tramite delle norme che vietano la vendita di tabacco e alcol ai ragazzi minorenni, ma dallo studio è molto chiaro che tali norme non sono efficaci ed efficiente perché i ragazzi che iniziano a fumare e/o a bere hanno un età di 15-16 anni”.

Introdurre nelle scuole l’educazione alla salute ovviamente comporta una serie di step da superare e che richiedono l’approvazione e il sostegno delle istituzioni, prima fra tutti la formazione o meglio ancora l’individuazione di personale docente idoneo all’insegnamento della materia. “I dott. in infermieristica certamente sono i professionisti sanitari più adatti a rivestire questo ruolo nella scuola. Nell’articolo 1 comma 2 del DM 739/94 si legge “L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale ed educativa. Le principali funzioni dell’infermiere sono quindi la prevenzione delle malattie, l’assistenza ai malati e ai disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria” Interpretando tale norma si evince che il professionista infermiere può svolgere il ruolo di educatore. Infermiere è  il professionista per eccellenza più a contatto con la comunità e pazienti, con un bagaglio sanitario ampio, con strategie di comunicazione fondamentali per relazionarsi con il cittadino/paziente. Educazione e prevenzione sono due parole chiavi riconducibili certamente all’infermiere. Bisogna uscire dall’ottica, sicuramente sbagliata, che l’infermiere è colui che lavora in ospedale e viene ricollegato subito ad una tecnica pratica come l’iniezione intramuscolo. L’infermiere è ben altro!”

Brillantezza mentale per affrontare problemi insoluti, individuando soluzioni efficaci, proponendo strade mai percorse, questo è il grande potenziale dei giovani, il tesoro più grande di cui la società dispone e che non deve in alcun modo andare disperso. Questo è il futuro che va tutelato e sostenuto.

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