L’altra faccia del lockdown

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Il vaso di Pandora è aperto. Così da cinque mesi vengono fuori i contenuti chiusi ermeticamente nelle case serrate dai territori interessati al Covid. La disamina riguarda quanti hanno vissuto indirettamente la tragedia del coronavirus, ossia che non sono stati infettati, ma che hanno subito giustamente il terrore di contrarlo.

In realtà che cosa è successo a queste persone dimorate come in delle “capanne”, che cosa ha lasciato questo stato di tensione verso il basso, molte volte? Si stagliano dallo sfondo il brutto e il bello della situazione. Cominciando dal secondo, è sotto gli occhi di tutti l’arte di autodidatti e di professionisti che hanno lambiccato i loro cervelli a vantaggio dei loro lavori, perfezionandosi sempre in originali creazioni. Rimarranno nella memoria consacrando tutto l’indotto che è maturato in questo terribile 2020. Un anno, dettato da autoritarismo, da tenore antidemocratico, che ha suscitato l’imbarazzo di non poter stringersi la mano senza subito disinfettarsi o per vergogna ritirarsi in uno stato di inibizione e negare l’atto sociale per poi provare un inesorabile immediato senso di colpa. Timore di perdere un’amicizia o rischiare porgendo le guance anche se protette dal velo della mascherina! E ancora tornare a casa con una frustrazione che, premi oggi e domani, non può che dare le sue conseguenze di anaffettività.

Imperano i personalismi, iperegoismo, prepotenza, intolleranza, i virgulti della pandemia. Alcune aree significative della vita quotidiana: l’alimentazione, l’affettività, la sessualità, l’attività motoria e sportiva hanno fatto i conti, dando l’esatta dimensione dell’emergenza sanitaria. Usciti da una quarantena dalle forme fisiche più che tondeggianti, allo specchio ci si rifiuta, e quindi non piacendosi si diventa tirchi nel dare affetto, perché si tende a riempire se stessi emotivamente, coccolandocisi.

Per la sessualità si sono messi dei paletti nella coppia, perpetrando la caccia all’untore. Alcuni, invece, in barba al virus hanno consumato sesso a iosa rinchiudendosi  sempre più come in una monade (una struttura chiusa). E ancora, finché è stato possibile correre all’aperto, i più audaci ne sono venuti fuori più forti, ma l’atteggiamento venuto alla ribalta ha creato distanza, come se non bastasse quella imposta! Quelli che praticano sport di tipo individuale hanno sofferto meno, attrezzatisi a casa, rispetto a coloro che si esercitano in squadra, la cui mancanza ha segnato un rallentamento anche negli obiettivi di base. In sostanza, alla fine, l’apparente condivisione fino all’osso e il rapporto umano indiretto hanno fatto sì che ciascuno irrobustisse a tal punto la propria individualità, come se si fosse fatta terra bruciata attorno a sé. Perfino a livello onirico, si apre uno spettro che è una condensazione di elementi preordinati, è come se si volesse vincere il covid-19 facendo pressing nel sogno su quelle che sono le priorità della persona. Al risveglio si è vinta la battaglia, ciononostante dopo ne comincia un’altra, quella più irta di difficoltà, della vita reale. Gestire ansia, stress e preoccupazione non è cosa da poco… Si potrebbe risolvere sviluppando la resilienza, ossia la capacità di resistere in vista di uno sforzo futuro, non alienando la propria identità e cioè conservando la peculiare differenza che caratterizza ciascuno di noi, conferendoci quella ricchezza che fa emergere la nostra interiorità. Pare difficile perché spesso alla base di tutto c’è una recondita paura. Ma spesso ciò che ci fa paura fa paura anche agli altri. Siamo umani, carpe diem (cogli l’attimo) e amore per il diverso e anche per il simile, riscoprendo noi stessi giorno per giorno, è la via per esserci sempre. La vittoria sul male viene dalla consapevolezza che malgrado tutto la presenza annulla lo stato di assenza e così si promuove la vita e ciò contagia positivamente chi ci sta accanto, vanificando il resto. Andiamo avanti.