La società allo specchio on line

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Pronto, chi parla?, E’ una frase in un certo qual modo in disuso, ora sappiamo in linea di massima chi è che ci chiama. Superata la telefonia fissa, superstite quando si possiede un wi-fi. Addio al telefono classico e alle forme che seguono i canoni della moda. Ora basta un dito o un copia e incolla per mandare messaggi uniformati all’elenco di persone “salvate”. L’era della comunicazione digitale imperversa, lascia soli corpo e anima, privilegiando l’attimo fuggente, immortalandolo col solo movimento della mano. Lungo la strada, in casa, ovunque, per non parlare del cinema, durante l’intervallo, tutti sul palmo della mano hanno l’oggetto segreto del desiderio, il cellulare. E poi a tavola, mentre si è riuniti, non è insolito messaggiare al telefono con il compagno accanto.

Possiamo dire, senza timore di smentita, che ci siamo robotizzati o che soffriamo di mutismo selettivo. Esso è un disturbo quasi sconosciuto, caratterizzato dall’incapacità di parlare in alcuni contesti sociali, nonostante lo sviluppo e la comprensione del linguaggio siano nella norma. Automi, dunque, e razzisti si diventa con questo oggetto che decisamente schiavizza e “comanda” ai possessori come trascorrere il tempo. Resta escluso chi non è competente, l’abitué arriccia il naso davanti a colui che appare come “l’uomo della pietra”, tale viene considerato chi non ha dimestichezza con lo smartphone o tutto il mondo del web.
Senza pietà si ammazzano così i sentimenti, le palpitazioni, le sudorazioni, il batticuore, i brividi, in nome di una pseudoemozione. Si vivono così nuove sfumature sentimentali. E c’è di più, per addormentarsi, per i più pigri, non si contano più le pecore, ma si arriva al sonno sfiniti appresso ad un telefono soporifero. Di giorno le APP si sprecano, per il navigatore quando si guida, per pagare i bollettini agli uffici postali, per avere la precedenza in banca. I vantaggi del telefono sono noti, perfino per prevenire il contagio del Covid basta scaricare un’APP. E così via, con il pecorismo che, purtroppo, non si può dire tipicamente italiano, perché il mondo intero fa a gara per avere la versione più all’avanguardia del cellulare, pena il borsellino, nonostante spesso privo di fondo.

Ma sì, il cellulare ha toccato le cellule del cervello. L’area del linguaggio rispettivamente di Wernicke e di Broca si potranno trasformare, legittimo chiedersi, se disattivare? Basta verificare che i leoni di tastiera hanno rapporti umani inadeguati. Nell’esternazione, nella particolarità della relazione affettiva in particolare con i genitori si manifesta una netta chiusura emotiva. E a scuola molti ragazzi si portano furtivamente il portatile, spesso appunto in incognito ce l’hanno anche i più piccoli.

Ma ora viene la parte più triste… La dichiarazione d’amore, propria dei tempi dei nostri nonni, scompare e appare invece una videata per poi scappare quando avviene l’incontro ad personam. Si abita un fisico “inesistente”, isolato, evanescente, si ignora l’anatomia del corpo, un movimento organico non lo si associa con nulla. Il cuore, quindi, è la dimora di che cosa? La testa staccata dal corpo è depersonalizzazione o la sensazione di essere nell’irrealtà è derealizzazione. Poi perduto il piacere degli odori che emanano nella vicinanza tra le persone, lo stare all’aperto e giocare soprattutto tra i più giovani, e poi soffregarsi le mani insieme, (potendolo fare, Covid permettendo)!

Si fatica a credere che questi aggeggi tecnologici siano stati creati dall’uomo e non viceversa. Ma come in ogni cosa vi sono i pro e i contro, per quelli positivi si annoverano vari benefici, in particolare ai tempi del coronavirus, la compagnia che le macchine digitali hanno fatto e la comunicazione tra i social quando non si poteva uscire, ciò è durato in un tempo inverosimile. E anche normalmente la velocità nel trasmettere notizie e rispondere subito di conseguenza, quindi il guadagno del tempo, la risorsa più preziosa. Inoltre i messaggi vocali aiutano a ricordare ovvero imprimere nella memoria indicazioni, appuntamenti o altro. Praticamente questi cervelli elettronici sostituiscono la capacità mnemonica del registro sensoriale che per pochi secondi memorizza e trasmette nella memoria a breve termine e poi a lungo termine del cervello umano. Che dire, è una sorta di nirvana essere on line.