Una terra da sogno con troppi tormenti. Diritto alla salute o diritto al lavoro?

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Diritto alla salute copia

L’interrogativo amletico che maggiormente attanaglia l’esistenza dell’uomo contemporaneo è quello che lo pone dinnanzi ad una spregevole scelta: lavoro o salute. Non esenti da simili questioni sono gli abitanti del territorio salentino che continuano a ritrovarsi ormai da diversi anni con le spalle al muro davanti alle più disparate situazioni. 

Dal caso Tarantino dell’Ilva e della centrale a carbone di Cerano al caso del misterioso e silenzioso inceneritore di rifiuti ospedalieri di Santa Maria di Cerrate, dallo spinoso caso TAP fino ad arrivare alla non ben definita e tutt’altro che limpida questione del batterio della Xylella Fastidiosa che avanza rapidamente e per la quale non possono tracciarsi precisi confini.

Per provare ad analizzare brevissimamente il problema, senza la pretesa di fornire risposta alcuna, non possiamo prescindere dal richiamare, seppur in maniera semplicistica, alcuni semplici fondamenti del nostro ordinamento in maniera che il lettore sia libero di costruirsi una propria opinione. Inevitabile il richiamo, dunque, alla Carta Costituzionale ed al celeberrimo Art.1, conosciuto dai più ai giorni nostri in maniera sarcastica e ironica che non per la nobile portata che i padri costituenti intendevano dargli. L’Art. 1, comma 1 afferma  “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e checché se ne voglia dire l’interpretazione letterale ha sempre un suo fascino , sempre che fosse applicato anche alla lettera.

Ma il dettato costituzionale va oltre e così l’Art. 4 specifica come la Repubblica ha il compito di promuovere le condizioni che favoriscano e rendano effettivo tale diritto. Tuttavia il lavoro viene configurato, oltre che come diritto, anche come dovere affinché tramite esso si possa apportare un miglioramento concreto per lo sviluppo materiale o interiore della personalità degli altri soggetti. Per quanto attiene al diritto alla salute, questo trova il suo fondamento costituzionale nell’Art.32 nel quale appare chiara l’intenzione dei padri costituenti di sottolineare il bene della salute quale bene primario dell’uomo in quanto tale, bene dal quale non si può prescindere tant’è che diversamente da altri Sistemi Sanitari Nazionali di Paesi avanzati si garantiscono le cure anche agli indigenti. Non importa la qualifica professionale, il patrimonio, l’identità o le gesta compiute, in quanto uomini si ha diritto ad essere curati con gli stessi mezzi e strumenti di qualsiasi altro uomo.

Il fatto che in via di principio sia così non c’è alcun dubbio. Sul fatto che nella pratica possa non essere esattamente così a causa delle differenze regionali e territoriali lo lasciamo al giudizio del lettore. In ogni caso è opportuno sottolineare che nonostante qualche recente spiacevole e impensabile caso, a livello di numeri statistici il nostro SSN rimane uno dei migliori al mondo. A raccordo dei principi già citati si pone l’Art. 41 Cost. Nella prima parte dell’articolo possiamo notare come lo Stato conceda libertà di investire e produrre ma subito dopo pone dei limiti. L’iniziativa economica non può essere contraria all’utilità sociale, quindi deve recare un qualsiasi vantaggio alla società, e non può compromettere la sicurezza, la libertà e la dignità umana.

Ma di parole quali sicurezza, e dignità probabilmente se ne abusa al giorno d’oggi. Può un uomo essere realmente “sicuro” se ha un complesso industriale che inquina a pochi chilometri da casa? Può un uomo accettare l’imposizione dall’alto dello spargimento di tonnellate di fitofarmaci con effetti cancerogeni nella propria terra? Sorge spontanea dunque una domanda di fondo: l’uomo di oggi è veramente libero o è soggiogato da entità immateriali che decidono delle sorti di una porzione territoriale per un tornaconto economico? 

Il dibattito ancestrale tra diritto alla salute e diritto al lavoro sicuramente non è di facile risoluzione. L’obiettivo da porci è quello di creare una maggiore coscienza collettiva e quindi non solo in chi ci governa ( e decide per noi ) ma anche nella generalità delle persone affinché possano essere gli artefici, e non meri soggetti passivi, del proprio futuro.

Il territorio salentino, oggi come non mai, ha bisogno di un popolo consapevole perché è difficile pensare quale dignità abbia un padre di famiglia, nonostante lavori e guadagni da vivere onestamente, sapendo che nel lungo periodo i propri figli hanno maggiori possibilità di ammalarsi rispetto a un loro coetaneo di qualsiasi altra parte d’Europa.

La verità è che non è costituzionale ed umanamente accettabile mettere un individuo in condizione di scegliere tra una vita normale oggi con eventuali gravi problemi di salute un domani, ed un presente da disoccupato tutt’altro che roseo. 
Resta a noi, salentini e non, raccogliere l’eredità dei nostri antenati nel preservare le eccellenze che l’hanno reso noto in tutto il mondo: un patrimonio naturale e paesaggistico che non ha eguali, la genuinità dei suoi prodotti e di conseguenza anche  la salute dei suoi abitanti quali custodi instancabili del tacco italico.

Nel giorno della Pasqua, questo è il miglior augurio che possiamo farci.