Salento & Dintorni – Apigliano, mistero e suggestione

0
114

Nelle campagne più segrete di Martano, eletta a pieno titolo città dell’aloe grazie alle lussureggianti coltivazioni di questa pianta benefica, vi è un luogo misterioso e antico, che sta sempre più ritrovando splendore con tanti interessanti eventi culturali che ivi si organizzano. Così, il villaggio medievale di Apigliano – abbandonato per ragioni sconosciute tra il XIV e il XVI secolo – torna a rivivere, trasformato in un Parco Archeologico, che si estende su circa due ettari tra Martano e Zollino, inaugurato nel 2009, dopo scavi iniziati nel 1997 e dopo che l’amministrazione comunale di Martano ha acquistato l’area dalla famiglia Mancarella, originariamente proprietaria dei fondi interessati, giovandosi di un finanziamento della Regione Puglia (P.o.r. Puglia 2006-2009, Mis. 2.1 – P.i.s. 12 “Parco Archeologico Apigliano”).

I progettisti Bergamo, Susini e Panarese hanno ricostruito fedelmente la chiesa medievale di San Nicola e recuperato la Chiesa di San Lorenzo, da tempo sconsacrata e risalente al XVI secolo; mentre, l’antico casale di Apigliano più vicino al nucleo urbano di Zollino, ne era pertinenza fino al XVIII secolo (giusta catasto conciario del 1746), salvo poi essere erroneamente trascritto ed assegnato ufficialmente a Martano.

Si intrecciano ad Apigliano i trascorsi bizantini con quelli angioini… Bizantini sono i resti di alcune abitazioni rurali, vari oggetti di vita quotidiana e un forno per la lavorazione dei metalli; angioini sono i resti della Chiesa di San Giorgio, al cui interno ed esterno sono state ritrovate tombe, 52 ossari e oltre 40 scheletri umani. Questo particolarissimo cimitero era strutturato in modo tale che le tombe dei bambini fossero disposte sul perimetro laterale della cappella, così che l’acqua piovana, santificata dopo la caduta dagli spioventi del tetto dell’edificio sacro, ne benediceva i piccoli corpi. Lo spirito di quei bimbi, bagnati come da lacrime del cielo, aleggia ancora ad Apigliano e se ne avverte la presenza, quando ci si sofferma ad ammirare le stelle in quell’aperta campagna silenziosa e antica.