Tap, quel pasticciaccio brutto del governo sulla litoranea

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La tensione mediatica nel governo è palpabile. Tav e Tap sono questioni spinose che coinvolgono interessi nazionali ed internazionali. Ed anche i nostri rappresentanti che giurano di essere i più “puliti” non possono ignorare le pressioni internazionali.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, tra un bagno e l’altro a Milano Marittima dichiara “sarebbero più i benefici dei costi”. Il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, continua a indugiare con il solito ritornello del “vaglio dei costi-benefici fino all’ultimo centesimo”. Il ministro del Ministero dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha dichiarato che si troverà un accordo con la Lega. Testimonianza che una linea programmatica, al momento, non è stata tracciata.

Questo continuo rimbalzo di dichiarazioni e titoli da prima pagina, da parte di Ministri che giocano un apparente braccio di ferro mediatico è chiaro appannaggio di una situazione in cui ciascuna delle due forze di governo cerca di confortare il consenso del proprio elettorato.

Tuttavia, in una consueta diretta facebook dall’America, uno dei leader del M5S, un non eletto, Alessandro Di Battista, ha palesato una grande verità. Pur contravvenendo alla linea accorta di tanti suoi colleghi, ha affermato che il Movimento ha fatto incetta di voti, sbaragliando quella sinistra troppo poco attenta alle esigenze delle comunità locali, anche grazie alla propaganda in campagna elettorale rispetto a queste grandi opere infrastrutturali. Ragion per cui, le sue parole suonano come un monito al suo Movimento.

In tutto ciò, il governo si fregia persino della presenza di un premier, il Professor Giuseppe Conte, che tirato per la giacchetta a destra e a sinistra, si trova a mediare una situazione in cui veramente nessun esponente politico vorrebbe trovarsi. Dall’incontro con l’istrionico Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, a quello con Marco Potì, sindaco del comune di Melendugno, il passo è breve. Agli studiosi di politica internazionale potrebbe sfuggire un sorriso al solo pensiero del doppio meeting nell’arco di 48 ore, tuttavia denota un segnale ben preciso, anche di rottura, rispetto alla politica dei precedenti governi. Il Premier, dopo essersi fatto sfuggire alla Casa Bianca una presunta strategicità mai palesata prima per Tap, ha convocato immediatamente il sindaco di un piccolo comune salentino in rappresentanza delle esigenze del territorio.

Al momento non è possibile prevedere una risoluzione a breve termine della questione, e nemmeno dei vinti e dei vincitori, rischia solo di esserci una vittima che coincide come d’abitudine con il popolo di un territorio che ha creduto, in campagna elettorale, alle parole sicure del neo-ministro Lezzi senza che a suo dire avesse “contezza delle carte”. In ogni caso, la partita su queste infrastrutture è tutta da giocare, ed il governo si gioca una bella fetta di credibilità, nonché del suo elettorato.