Tanti, tanti baci

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William Dyce, Francesca da Rimini, 1837

Tutti conosciamo l’esperienza del bacio già dalle coccole materne. Pur con tante sfaccettature e significati diversi è sicuramente uno dei gesti più antichi da riscoprire.

Senza dimenticare i benefici sulla salute, le varie simbologie e le differenti variabili, si bacia in tutte le culture del mondo e il gesto può significare non necessariamente amore, passione, complicità, ma anche affetto, amicizia, riconoscenza, ecc.

Tra le altre forme ricordiamo il bacio ai piedi e il baciamano, atteggiamento di umiltà e/o di sottomissione verso il sovrano o l’autorità in generale. Il secondo avrà sviluppi interessanti tanto da trovarlo raccomandato nel Galateo da Giovanni della Casa come gesto di ringraziamento, rientrando successivamente tra le regole del bon ton.

Focalizzando l’attenzione intorno al bacio d’amore, come non pensare alla narrazione di Francesca da Rimini, a proposito della passione amorosa tra lei e il cognato Paolo Malatesta (Inferno, canto V, v. 136), attraverso le parole: «la bocca mi basciò tutto tremante»?

Oppure all’espressione: «Ma quel suo bacio celeste che mi sta sempre su le labbra e mi domina tutti i pensieri» (Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, lettera del 14 maggio) in cui Jacopo racconta e pensa ciò che gli accade dopo il bacio con Teresa?

A ‘complicare’ ulteriormente la faccenda ci ha pensato il poeta e drammaturgo francese Edmond Rostand: Un baiser, mais à tout prendre, qu’est-ce ? / Un serment fait d’un peu plus près, une promesse / Plus précise, un aveu qui peut se confirmer, / Un point rose qu’on met sur l’i du verbe aimer ; / C’est un secret qui prend la bouche pour oreille, / Un instant d’infini qui fait un bruit d’abeille, / Une communion ayant un goût de fleur, / Une façon d’un peu se respirer le coeur, / Et d’un peu se goûter au bord des lèvres, l’âme ! (Cyrano de Bergerac, 1897, Atto III, Scena X), espressioni intoccabili per la bellezza ed emblema dell’amore.

Nell’ispirazione degli artisti quell’istante può essere in bianco e nero o di mille colori; oppure mitologico, sublimato, passionale, provocatorio, rubato, timido, struggente, ecc.

Nel bacio, in genere, la magia inizia prima del contatto fisico (quando le due labbra sono in procinto) qualcosa che, prendendo a prestito un’espressione teologica, si potrebbe riassumere nel «già e non ancora».

L’esempio più celebre è rappresentato dal gruppo marmoreo Amore e Psiche, opera dell’artista neoclassico Antonio Canova, in cui i due protagonisti della novella narrata da Apuleio nel romanzo delle Metamorfosi, sono sul punto di baciarsi.

Nell’istante eternato in quest’opera si coglie Psiche semidistesa e unita ad Amore, accarezzandogli i ricci, mentre lui la sorregge delicatamente con la destra e con l’altra le sfiora il seno, il tutto attraverso uno sguardo reciproco intenso, costellato di tanta dolcezza e attesa come nel madrigale «Baci soavi e cari» di Giovanni Battista Guarini ove i due corpi, raffinati e belli, pur marmorei, vibrano ancora per la loro excitatio. Percependo l’opera anche con il cuore l’emozione è talmente irresistibile che a Gustave Flaubert non bastò osservarla una volta, ma rapito sensualmente scriverà: «l’ultima, ho baciato sotto l’ascella la donna in deliquio, che tende verso l’amore le lunghe braccia di marmo. E il piede! E la testa! E il profilo! Mi si perdoni, dopo molto tempo è stato il mio solo bacio sensuale; era qualche cosa di più ancora, baciavo la bellezza stessa».

Compositore, Direttore d’Orchestra, Flautista e Musicologo. Curioso verso ogni forma di sapere coltiva l’interesse per l’arte, la letteratura e il teatro, collaborando con alcune riviste e testate giornalistiche. Docente presso il Conservatorio «G. Rossini» di Pesaro, membro della SIdM (Società Italiana di Musicologia), socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dal 2015 ricopre l’incarico di Direttore artistico dell’Audioteca Poggiana dell’Accademia Valdarnese del Poggio (Montevarchi-Arezzo).

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