Ernesta e Marco, una vita insieme a desiderare un futuro che non sia solo un sogno

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L’Editoriale

Ritorno al futuroErnesta e Marco si amano da quando erano ragazzini. Hanno vissuto un fidanzamento che è durato oltre 10 anni, e finalmente la scorsa primavera si sono sposati. Solo un anno fa. Hanno atteso quella data con la gioia di una promessa da realizzare, di un progetto ambito e pensato in ogni dettaglio. Hanno accumulato una piccola fortuna che è servita ad organizzare una festa di nozze memorabile. Ristorante, bomboniere, musica, fiori, abiti da sogno, fedi nuziali, fotografie. E addirittura l’anticipo per il loro nido: un appartamento di nuova costruzione in una zona piena di verde e luce, alla periferia del paese. Una casetta piccola, solo due stanze, ma per loro un castello pieno di tende colorate, acquistate al mercato del venerdì, mobili Ikea e i loro respiri. Un mutuo trentennale da pagare in ’comode’ rate. A loro basta per essere felici.

Hanno immaginato i loro risvegli, gli abbracci, le notti d’amore, le sere davanti alla tv, gli incontri con gli amici, le cene, la luna piena da ammirare dal loro piccolo balcone. Loro due insieme per sempre.
Hanno entrambi un lavoro: lei fa la parrucchiera presso un salone di bellezza, Marco lavora come elettricista in una collaudata e storica ditta della zona.

Mi ricordo la luce che si sprigionava dagli occhi di Ernesta quando andavo a farmi fare la piega ai capelli da lei, e mi raccontava incantata della loro quotidianità come di un dono meraviglioso della vita. Era una creatura fatta di gioia e sorrisi dolci.
Me li ricordo vestiti da sposi. Lei raggiante, lui timido. Bellissimi. Di quella bellezza propria dell’amore.

Nessun dubbio, nessuna ombra, nessun sentore di crisi pure lontana che potesse turbare quel sogno che si andava realizzando.
Mi capitava di incontrarla il sabato sera molto tardi, quando chiudeva il salone. Le chiedevo dove avrebbe trascorso la serata, e lei rispondeva estasiata: ‘Nel mio nido, con mio marito’.
Un’intimità che si toccava, che quasi si invidiava. Una bellezza così palese che riempiva il cuore di soavità.
Ernesta è partita la scorsa settimana insieme a Marco, destinazione Berlino.
Lui ha perso il lavoro, la sua azienda è stata costretta a licenziare, e di questa sorta di roulette russa che è diventato il mondo del lavoro, lui è stato vittima.
Lei ha continuato a lavorare, e lavora ancora, ma part time: il salone ha perso molte clienti e dunque le ore di lavoro sono state dimezzate. Lui ha chiesto aiuto a tutti gli amici, i conoscenti, gli estranei, le ditte, le aziende, i privati. Niente lavoro.

A Berlino invece ci sarà la possibilità di lavorare, ma dal prossimo autunno.
Sono tornati, i due ragazzi. Giusto per mettere in valigia i loro sogni, trascorrere l’estate sulla riva del loro mare, e partire verso un cielo straniero, tra volti sconosciuti e piogge grigie.
L’ho vista al suo ritorno dal viaggio di avanscoperta in Germania, le ho chiesto se non fosse un po’ triste all’idea di lasciare così presto la casetta dei suoi sogni, la realtà che per tanti anni aveva inseguito e finalmente avuto, e lei, con la solita dignità, ha stretto le spalle e mi ha detto che non hanno alternative, e che a costo di sembrare una stupida romantica, per lei CASA è dove può vivere insieme a lui. E mentre lo diceva, gli occhi blu le si sono riempiti di lacrime. No, non ho insistito, non le ho chiesto delle albe già trascorse in quella casa. Delle sfumature di luce che hanno accompagnato i loro giorni sereni. Degli alberi di ciliegio in fiore che vedevano affacciandosi alla finestra, delle sere d’estate di grilli e cicale.
L’ho abbracciata, e le ho augurato buona fortuna. E quasi vergognandomi sono andata via.

Lei ha 29 anni, lui 32.

In Italia, secondo l’ultimo rapporto del Centro Studi Unimpresa, dal 2008 al 2013, i posti di lavoro sono scesi da 25.300.000 a 24.300.000, circa un milione di vite quanto meno rivoltate, destabilizzate; a volte distrutte, altre annientate. Cifre da vittime di guerra. Numeri da recessione. Poche speranze di ripresa significativa. Una percentuale di perdita del lavoro che si attesta intorno al 3,8%, in linea col dato europeo che è del 3,6. Solo la Germania è in controtendenza, con un incremento del 3,9%, che equivale a circa 1.600.000 nuovi posti di lavoro. Ed in Germania, Ernesta e Marco andranno a riannodare la trama delle loro esistenze.
Lontani dal paese dove sono nati e dove avevano scelto di vivere la loro vita. Sarebbe facile dare la colpa a chi ci governa, trovare un capro espiatorio e scaricare tutto il dispiacere di tante, troppe situazioni di disagio che si vivono sotto i nostri occhi. O dare la colpa a intere generazioni di persone che non sono state capaci di vedere il baratro così vicino, ed evitare di cadervi. Le analisi sociologiche serie sarebbero utili per evitare di continuare a sbagliare; e la storia, come al solito, dovrebbe essere maestra di vita. Ma per l’umile cronista non c’è che la tristezza di certi addii.

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