Pochi intimi per la presentazione di un libro: la cultura fa paura?

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10899741 10203599663127997 731523221 nNovoli (Le) – Venti persone in un teatro che può contenerne sei volte tante; venti persone presenti alla presentazione di un libro… E conta poco il titolo, lo scrittore (o scrittrice che sia): il disinteresse palese verso un evento culturale non può essere digerito. È un boccone amaro da mandare giù; eppure parliamo di una serata organizzata col Patrocinio del Comune di Novoli e della Fondazione Fòcara. Ma non c’era nessun amministratore e nessun rappresentante della Fondazione, ed è un vero peccato perché, poche ore prima, a Palazzo Adorno, la Fòcara di Novoli, col suo fuoco buono, è stata presentata in pompa magna e bardata da mille proclami che vertono ad abbracciare la cultura.

Cari signori, se cultura è il fuoco buono (così come è), vero è che cultura è soprattutto un buon libro; e non possiamo dimenticare mai che, seppur nell’ombra, e lontano dai riflettori di TV e fotografi, un libro è il grimaldello universale che può aprire le menti. Non è nostra intenzione criticare oppure alzare polveroni, ma era giusto riflettere su un fenomeno alquanto sgradevole, quale l’esigua partecipazione alla presentazione di stasera.
Se parliamo di bacino mediterraneo culturale e di partecipazione nazionale, non possiamo di certo scivolare su un testo di narrativa che racconta la storia di una parte di Salento e di quel vino, il negroamaro, di cui sentiamo tanto parlare a Novoli. La scrittrice, ospitata da Paisemiu.com, è Luisa Ruggio, che parla della sua “Teresa Manara”, il libro di Besa Editrice che racconta la storia di una donna arrivata nel Salento a cavallo degli anni ’50.
La scrittrice, che ha dialogato con Marcella Negro, redattrice di Paisemiu.com, ha coccolato, con le parole, la storia che riempie le 99 pagine del testo: donne forti, mogli, amanti e madri in un connubio di magia che ci conduce in un periodo affascinante, apparentemente sfocato e in bianco in nero, ma pieno di colori vividi e intensi, quelli della natura. Vino, stoffe, odori e una mentalità diversa da quella a cui era abituata Teresa ad Imola, la sua città di origine, fanno da cornice ad una storia tutta da gustare.
A margine della serata il flash mob a cura di “Compagnia Atto” e del Laboratorio di danza Maria de Filippi, di cui fa parte la stessa Luisa Ruggio.

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