Immagini e parole dal futuro: la testimonianza di chi ha vissuto il TedxLecce dall’interno

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tedx diarioLecce – Il futuro è il presente di cui avevamo tanta paura ieri. È questa la frase emblematica che ho scelto per racchiudere tutte le emozioni della giornata di ieri, che ho vissuto dietro le quinte del TedxLecce, al Politeama Greco. Insieme ad oltre cento ragazzi, sono stata una dei volontari che ha messo a disposizione le proprie competenze e attitudini per mettere su le oltre quattro ore di conferenza in stile Ted, con diciannove brevi interventi di altrettanti relatori in tutti i campi del sapere, sul tema del futuro.

È però impossibile racchiudere tutto questo in poche righe, probabilmente è meglio procedere per immagini. Personalmente mi sono occupata del settore della comunicazione e dei social network, ergo sono rimasta per più di quattro ore chiusa nel mio bunker, come ho affettuosamente soprannominato il palchetto che mi era stato assegnato, davanti al computer, ad ascoltare storie di futuro, a scriverle, a twittarle, ridendo, meravigliandomi ed emozionandomi, davanti a un teatro gremito di gente e a tanti speaker diversi, uno più teso dell’altro.

Le immagini che si sono susseguite davanti ai miei occhi sono iniziate poco prima delle 16, con la premiazione della prima edizione del “Funky Prize”, in onore del “Funky Professor” Marco Zamperini, vera star della prima edizione del TedxLecce (quella di ieri è stata la terza), deceduto lo scorso anno. Marco De Rossi, il giovane vincitore del premio, poco dopo la premiazione ha scritto sulla sua pagina Facebook che lui è uno che difficilmente si commuove. Ma ieri pomeriggio, davanti a Paola, vedova di Marco, e alle figlie Blanca e Rebecca, che gli hanno consegnato, visibilmente emozionate, il premio, consistente in un master presso Il Sole 24 Ore, era impossibile per lui non emozionarsi, infatti ha trattenuto a stento le lacrime.

Tante immagini, ma anche tante parole che risuonano nella mia mente, perché le conferenze Ted sono così, frammentarie e diverse, gli interventi sono svariati, e in ognuno di essi si nasconde una frase chiave. La professoressa Alessandra Beccarisi aveva il compito di aprire la terza edizione del TedxLecce, ed era emozionatissima. Ma, come lei stessa ha detto “Gli altri diranno che qualcosa è impossibile fino a che non arriva qualcuno che la fa”. E lei ce l’ha fatta, ed è stato bellissimo vederla, dopo il suo intervento, finalmente sollevata e rilassata, sciogliere la tensione in un abbraccio con il marito, il giornalista Ubaldo Villani Lubelli.

Tuttavia il TedxLecce è stato incentrato sul futuro, e quale futuro potrebbe esistere senza l’apporto della tecnologia? Ne hanno parlato in tanti ieri, in primis Cesare Cacitti, bambino prodigio che a soli 15 anni ha già costruito da solo la sua stampante 3D (con cui aveva stampato anche il papillon che indossava ieri sul palco). Il suo motto è “Work hard, dream big”, “Lavora sodo e sogna in grande”. Detto da un ragazzino di 15 anni si può ancora sperare bene per questo futuro! La tecnologia è stato anche il filo conduttore dell’intervento di Matteo Ruina, che ha presentato lo straordinario potere dei droni e prevede che in un futuro non troppo lontano ci accompagneranno in ogni azione quotidiana.

Ma si è parlato davvero di tutto, anche di cibo, con i food hacker Nick Difino e Tim West, per i quali “Non bisogna lamentarsi del futuro, ma bisogna impegnarsi per modificarne il corso”. Largo spazio anche ai bambini, con gli interventi di Cinzia Cattoni, del Museo dei Bambini di Milano, e Carmelo Presicce, di CoderDojo Italia, per cui “I bambini sono il futuro, e devono esserne consapevoli fin da piccoli”.

Storie di coraggio, di speranza, ma anche di grande emozione, soprattutto quelle che hanno coinvolto gli speaker stranieri, come Alexander Aleinikoff, Vice Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ha raccontato la terribile condizione in cui vivono 51 milioni di persone in tutto il mondo, costretti a scappare dalle loro aree natie per insediarsi in campi di accoglienza o centri urbani, ma vivendo ai margini della società. Una vera e propria fetta della popolazione mondiale a cui è stato rubato il futuro. Oppure la storia di Lina Ben Mhenni, un’attivista e blogger tunisina che non ha avuto paura di raccontare con sincerità gli avvenimenti della primavera araba, perché secondo lei “Il futuro è un diritto di tutti”.

Tuttavia probabilmente nessuna storia è stata commovente tanto quanto quella di Bill Niada, imprenditore milanese che, in memoria della figlia Clementina, morta tragicamente di tumore, ha creato un’associazione a lei dedicata, “Magica Cleme”, per portare in giro i bambini malati a fare gite, a giocare, perché “Noi siamo gli artefici del nostro futuro, non aspettiamo che lo faccia chi è affianco a noi”.

Tante parole di speranza, quindi, per tutti. Per tutti noi, “artefici del nostro futuro”, come siamo stati definiti dal comunicatore di ProForma Dino Amenduni. “Il nostro futuro non è già scritto, bisogna improvvisarlo”, come ieri ci ha dimostrato l’attore e improvvisatore Omar Argentino Galvan. Però dobbiamo farlo, come ha concluso Chiara Giovenzana della Singularity University con la consapevolezza che “c’è sempre una soluzione a tutto.”

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