Referendum per l’eutanasia legale: la firma digitale diventa realtà

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“Ammalarsi fa parte della vita. Come guarire, morire, nascere, invecchiare, amare. Le buone leggi servono alla vita: per impedire che siano altri a decidere per noi” questo l’incipit della campagna di raccolta firme avviata lo scorso Giugno dall’Associazione Luca Coscioni per sostenere il referendum a favore dell’eutanasia legale, contraddistinta sui social dall’hashtag #liberifinoallafine.
Il referendum è proposto dal Comitato Eutanasia Legale, nato da un’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni. Fondato nel 2013 con la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico, il Comitato lavora da anni per l’approvazione di una legge che renda tutti liberi di decidere sulla propria vita, fino alla fine. Sono tante infatti, in Italia, le persone costrette a letto a causa di malattie invalidanti o incidenti, che non possono più vivere una vita degna di essere definita tale. Purtroppo, quello del referendum per l’eutanasia legale è però un iter lungo e ignorato dalle istituzioni. A 8 anni dal deposito della proposta di legge Eutanasia Legale, dopo 2 richiami della Corte costituzionale ignorati dal Parlamento, adesso il Comitato cerca di portare avanti la sua battaglia con la campagna Referendum Eutanasia Legale.
Alla fine di gennaio 2019 è iniziato l’iter della legge alla Camera dei Deputati. Sono solo 73 (l’8% del totale) i parlamentari che chiedono una legge per l’eutanasia legale insieme alla Corte Costituzionale. Si tratta di singoli parlamentari, mentre spicca lo stallo dei partiti, nessuno è deciso a portare avanti una discussione sui temi del fine vita.
L’eutanasia è legale in pochi paesi dell’UE: Belgio, Olanda e Lussemburgo, in Italia sono altri i diritti di fine vita, dalle cure palliative, al rifiuto dei trattamenti sanitari, alle DAT (Disposizioni Anticipate di trattamento), entrate in vigore nel 2017, secondo cui una persona può decidere, anche per quando sarà in uno stato di incapacità a comunicare, le sue scelte su quali sono i trattamenti sanitari a cui non vorrà sottoporsi, sulla volontà di interrompere trattamenti in corso ed evitare accanimento terapeutico, con garanzia di cure palliative e sedazione, al suicidio assistito, in cui il medico si limita a prescrivere al paziente il farmaco letale, senza somministrarlo direttamente, come prevede invece l’eutanasia.
La Corte Costituzionale ha infatti chiarito che l’aiuto al suicidio (art. 580 del Codice penale) non è punibile nel caso in cui la persona che lo richiede sia affetta da patologia irreversibile, capace di autodeterminarsi e tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Tutte le altre persone con patologie irreversibili che comportano dolori insopportabili, ma che non dipendono da trattamenti sanitari vitali, e i pazienti impossibilitati ad assumere autonomamente un farmaco (a causa di SLA, di una tetraplegia…) nel nostro Paese non hanno la possibilità di autodeterminarsi, e di chiedere aiuto medico attivo per la morte volontaria, poiché il nostro codice penale vieta l’omicidio del consenziente (art. 579c.p.).

Ed è proprio in virtù delle persone che non possono aspettare i tempi della politica e della giustizia, che bisogna dare la parola ai cittadini con un referendum. Di fronte al silenzio del Parlamento che continua a rimandare la riforma, il Referendum è l’unica possibilità per rendere l’eutanasia legale in Italia.

A partire da Giugno, tavoli appositi sono allestiti nelle città di tutta Italia per raccogliere le firme necessarie per convocare il referendum sull’eutanasia legale. Occorrono 500 mila firme entro il 30 settembre per portare avanti l’iniziativa e farla approdare sul tavolo delle istituzioni. Negli ultimi giorni la svolta: le commissioni Affari costituzionali e ambiente hanno approvato un emendamento che prevede la possibilità di raccogliere firme anche online, tramite spid, identità elettronica o TrustPro nella piattaforma predisposta dall’associazione Luca Coscioni. “Si tratta di una decisione storica, di una riforma epocale che offre la possibilità di firmare online referendum e leggi di iniziativa popolare”, si legge in una nota dell’associazione. La raccolta firme in formato digitale è una pratica comune in quasi tutti i Paesi europei e ora è diventata realtà anche in Italia, grazie alla pressione politica che ha trovato una prima vera svolta nel 2019, quando l’Italia è stata condannata dal Comitato diritti umani dell’Onu, grazie al caso sollevato nel 2015 dai radicali Staderini e De Lucia,con l’accusa di violare il diritto dei cittadini a partecipare alla vita politica del paese attraverso i referendum e le leggi di iniziativa popolare. In sostanza, il nostro sistema è stato accusato di boicottare soprattutto i referendum popolari, vale a dire quelli che possono essere attivati con la raccolta di 500mila firme.

Per Staderini quella attuale è “una riforma storica, una vittoria per chi crede che la democrazia sia per tutti. Con la firma digitale il referendum torna ai cittadini, che potranno raccogliere le firme senza dover chiedere permesso ai partiti”.

Solo in questo modo si possono abbattere le discriminazioni oggi esistenti, dando la possibilità di scegliere un fine vita consapevole, controllato e sereno, anche alle persone malate che necessitano di un aiuto esterno per porre fine alle proprie sofferenze.