Mater semper certa

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La denatalità caratterizza il nostro Paese. Nel frattempo vi è un trend alla moda, non ha ancora preso piede in maniera significativa nel sud Italia, una modalità per prolificare  e scegliere a tavolino le caratteristiche del figlio desiderato. La bioetica ci fornisce una risposta a questa forma di creazione tipica dei nostri giorni. Ci si domanda se è all’insegna del progresso o cos’altro. Questa tipologia di procreazione chiama in causa i valori umani, divenuti anacronistici nella vita di oggi e soprattutto un lusso cui non tutti possono permettersi.

Operare nella maniera soggettiva esclude l’oggettività in cui ci si riconosceva nel secolo scorso. Il superomismo ha portato ad una visione, per così dire, positivistica nel rapporto razionale con la realtà. Nell’intravedere un barlume di speranza che ha dell’allettante anziché di positivistico, viene da interrogarsi se è da preferire o meno l’amore carnale, ricavato dall’amplesso tra un uomo e una donna, conclusione semplice e coronamento di un sentimento psico-emotivo, amore, primariamente nato nella fantasia e immaginazione, e culminato in unione in cui il miracolo ha del sacro; di contro c’è la modalità di avere un figlio mediante un’altra corsia, quella scelta da due persone dello stesso sesso.

Come ci si comporta, si chiede il cittadino della strada? Secondo questa novella tendenza entrano in ballo diverse figure femminili, una scelta secondo delle prescelte caratteristiche fisiche o mentali possedute che una donna offre per dare le proprie parti endogene ed un‘altra presa in prestito e che porterà a termine l’operazione dei nove mesi, uscendo poi di scena dopo la nascita del figlio. L’uomo fa la sua parte e la preparazione avviene artificialmente. Per ottenere il risultato ricercato ci vogliono tempo e denaro. Quale è la conseguenza di tutto ciò? Non ci saranno legami diretti completi di consanguineità con il neonato. Due uomini o due donne hanno il compito di educare il figlio, a cui mancheranno i classici stereotipi maschile e femminile. E che cosa elaborerà una volta che il cervello maturerà? L’atto d’amore alla base di due esseri umani eterosessuali si sostituirà con un accordo fra tre o quattro persone che saranno sicuramente in difficoltà quando dovranno dare delle spiegazioni e chiarimenti al figlio in crescita sui caratteri biologici e i termini dell’algido patto. E poi nello sviluppo evolutivo c’è un momento in cui si ha la cosiddetta identificazione proiettiva, nella quale la donna si identifica, appunto, nella madre per staccarsi poi da essa e diventare adulta. La combinazione e la commistione di padri e madri in doppio non rendono possibile illustrare le due imago maschio e femmina che sono entrambe necessarie per la differenziazione psicosessuale.

In particolare nella nostra mente abbiamo uno spettro di aspetti da cui si evince in quale grado ci riconosciamo nel nostro sesso naturale. Ci sono donne che hanno prevalentemente dei tratti maschili e viceversa, ciò è risaputo. Da qui a comprendere l’influenza nelle comunità e la stessa  pienezza dell’inserimento nella società per le famiglie arcobaleno particolarmente nella vasta realtà scolastica, questo è un altro punto di domanda. Pensiamo a quando si presenteranno nell’infante disturbi psicologici, e si dovrà andare necessariamente a ritroso nell’analisi, percorrendo la dinamica del baratto, per quantificare i benefici di questo nuovo modo di procreare. Le difficoltà scolastiche relative all’interazione sociale prescindono dalla prestazione accademica. Smorziamo quindi i toni di quanti urlano al diritto se lo stesso non è conforme alle esigenze di chi è protagonista di se stesso, il figlio, lo scolaro, il compagno, l’amico, il fratello, il coniuge.

L’egoismo di essere e avere ad ogni costo travalica la naturalità che è genuinità, spontaneità, verità per lasciare il posto all’istintività, il desiderio di potere assoluto e della creazione di una realtà autarchica. Così si va incontro e si gira invece la sfera della mente ad una velocità esorbitante. Ad un tratto la vita presenta il conto. I risultati davvero interessanti sono di qua a venire. La solitudine intristisce, maschera sentimenti veri ed energie latenti. Questo è il disagio della società postmoderna. Perché non siamo felici nella società del benessere?