Punto di vista – “Essere o non Essere” al tempo del Covid-19

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Da Novoli a Wuhan il giro del mondo, tra politica, amministrazione, dati numeri e profili psicologici. Veri o presunti tali


Si riparte, o almeno questo è l’auspicio di tutti quelli che sognano un nuovo futuro. Eppure di questi 70 giorni vissuti con il “lucchetto” dal 24 febbraio a ieri, rimane tanto. E non è un “aforisma”. Rimangono scolpiti nel cuore e nell’anima di ognuno di noi, donne, uomini, bambini, anziani, tanti segni che saranno indelebili e comunque difficili da dimenticare, anche perché hanno già fatto storia. Diverranno racconti di Virus nell’era tecnologica, resteranno numeri e dati, proiezioni e modelli statistico/matematici utili o incomprensibili, scorreranno e saranno lì, a portata di click, le “Stories” social e la propaganda che stridono ancora oggi con le paure e le speranze. Riecheggeranno in testa per molto ancora le promesse, vane o meno saranno i posteri a stabilirlo, della politica urlata e dibattuta davanti a tutto e tutti. E non c’era, in questa caso, restrizione che abbia tenuto. Insomma storia della nostra storia, difficile da decifrare ed interpretare, storia che ci ha cambiati e che non può lasciarci indifferenti.

Da oggi, confusi e critici, spaventati e speranzosi, saremo tutti alle alle prese con un futuro complicato da immaginare se non altro perché sfugge alle dinamiche conosciute, alle traiettorie consolidate e previste. Saremo noi, passi la metafora, una sorta di Coronavirus che si infiltra tra gli umani dribblando tra i confini degli Stati e delle classi sociali. Ci sentiamo ciascuno con maggiore dose dell’uno o dell’altro, sentimento di amore o odio e ritorneremo ad essere umani liberi.

Come mi piace spesso fare ho voluto prendere a prestito per la mia rubrica del lunedì, grazie allo spunto fornitomi dal direttore, il collega Antonio Soleti, un pezzo che in questo tempo mi ha fatto molto, ma molto riflettere. Uno scritto lucido ed impavido, pubblicato da Ansa e scritto da Alessandra Magliaro che ho un po’ rimpastato e fatto mio e che vi chiedo di leggere con molto attenzione. Alla fine è come se vi catapultasse in una sorta di test che vi fornirà, almeno a me ha fatto questo effetto, una nuova chiave di lettura di questo tempo.

“Quattro Italie o una sola con quattro direttrici. Un gruppo di lavoro, Future of Italy, ha elaborato 55.931.983 conversazioni – post, commenti, tweet, video su ogni social – tra il 25 febbraio e il 25 marzo per arrivare a descrivere ad oggi, come siamo, come ci sentiamo e cosa dovremo fare dopo tutto questo”.
Insomma come vediamo il nostro futuro, mentre eravamo in quarantena e con il fiato sospeso per le notizie, attenti lettori di grafici, ascoltatori di scienziati e medici come mai prima d’ora. E qui che il pezzo diventa non interessante. Di più, unico e raro e dà uno spaccato sociologico di rilevanza fondamentale. L’analisi delle conversazioni ha evidenziato quattro differenti polarizzazioni: timore e paura, confusione ed incertezza, critica delle decisioni e dei risultati, speranza nel futuro. La riflessione sul mondo nuovo post Covid-19 non si ferma qui: Future of Italy, il gruppo operativo ideato e composto da Matteo Flora, fondatore di The Fool, Andrea Fontana, co-fondatore e presidente di Storyfactory, e Oscar Di Montigny, fondatore e Presidente di BYE, andrà avanti settimanalmente per approfondire cambiamenti e nuovi sentimenti. La prima ricerca è in anteprima ANSA LIFESTYLE.

“Se la paura ha dominato la prima fase delle misure di contenimento, questa ha lasciato velocemente il passo alla speranza ed alla confusione”, e che confusione – aggiungo io – dai paesi alle metropoli, dagli Stati ai continenti, verso le misure e la popolazione, rea di non rispettare i divieti, visioni diverse figlie di atteggiamenti spesso in linea con lo spirito ‘contrarian’ che da sempre contraddistingue una parte significativa della popolazione italiana e non solo.

“Importanti anche i numeri di chi manifesta forte confusione, soprattutto in occasione della diramazione dei decreti, sintomo di una comunicazione non sufficientemente chiara e trasparente rispetto alle misure. Infine, è importante sottolineare come speranza e critica rimangano le tipologie di conversazioni in crescita, con un trend di diminuzione di confusione e paura. A livello internazionale, invece, è in crescita la paura rispetto all’Italia e gli italiani. Rimane di fondamentale importanza sviluppare una narrazione che veda nel sacrificio, nella costanza e nella ripartenza dell’Italia una piattaforma di conversazione internazionale che ne rilanci il ruolo”.

Da qui nel dettaglio i profili socio-comportamentali venuti fuori.

GLI SPAVENTATI
Temono il futuro e la condizione presente, raccontano il loro disagio e la loro incapacità di prendere decisioni.
• Dall’analisi delle conversazioni in Italia emerge che la paura del Coronavirus non è principalmente una paura sanitaria, nella maggioranza delle persone, ma è un timore per la sicurezza personale, soprattutto in chiave economica. Gli italiani temono per il lavoro, per l’economia, la scuola. Temono il panico e temono le azioni – spesso irresponsabili – di altri cittadini. E, in aggiunta a questo, coltivano il dubbio e la paura che non riusciremo a riprenderci, che le persone al comando non siano adeguate e che l’economia non riuscirà a ripartire. Vedono il mostro all’orizzonte, quasi più spaventevole che non l’emergenza che stanno affrontando ora.
• Dall’analisi delle conversazioni nel resto del mondo, invece, si evidenzia come la paura verso l’Italia e gli Italiani sia ben riassunta in una frase: “la Wuhan d’Europa”. E proprio sotto questo appellativo che gli italiani vengono giudicati e raccontati in un ruolo di “vettore”.

I CONFUSI
Si trovano nella impossibilità di prendere decisioni informate perché non sono in grado di trovare informazioni univoche e rilevanti.
• L’analisi delle conversazioni degli italiani fa emergere una confusione legata all’analisi del passato, andando a costruire dietrologia su cosa sarebbe stato meglio fare, ed al futuro, domandandosi se le misure prese in Italia siano corrette e sufficienti e se non sarebbe stato meglio seguire esempi di altri paesi (in primis Cina e Corea). Ma anche una confusione reale di interpretazione delle norme e di comprensione dei limiti di mobilità, ancora considerati troppo imprecisi. E infine la confusione di non capire in che modo e con che tempi guardare in avanti per costruire piani a medio-lungo termine.

I CRITICI
Sono alla ricerca di un colpevole e si muovono nella dinamica di attacco a qualunque proposizione e iniziativa.
• Per quanto riguarda le conversazioni in Italia, la critica non risparmia nemmeno quanto è stato fatto e quanto dovrà essere fatto per arginare l’epidemia. Il nemico cercato e ritrovato è multiforme e ritrova la sua formulazione nelle dinamiche più comuni: il diverso, l’avversario, il comando e gli altri. E su questi assi la critica investe il Governo, complice di non fare mai abbastanza, i francesi per via di uno spot irriverente, per poi parlare comunque dei clandestini e della emergenza di quarantena. Ma la maggior parte delle conversazioni si sposta sugli italiani stessi e sulla loro incapacità di venire incontro alle raccomandazioni dello Stato.
• Su scala mondiale, invece, se una figura compare nella narrazione della criticità è quella dell’idiota, qualifica non attribuita ai soli italiani che non rispettano l’isolamento ma come concetto generale. Idioti ed ignoranti i Governi (ed i politici) di vari stati a non mettere in atto misure forti per contrastare subito il virus, soprattutto vista l’esperienza dell’Italia. Ma, di contro, sono idioti ed ignoranti quei Governi e quei politici che lo fanno introducendo il lockdown, minando così l’economia. Di sicuro gli italiani vengono associati ad un altro termine difficile da accettare: irresponsabili. Irresponsabili nel non aver bloccato l’epidemia, che ha viaggiato con gli italiani, nel non avere agito prima e nel non ottemperare ai dettami imposti.

GLI SPERANZOSI
Raccontano i piccoli successi e si muovono verso la creazione di una visione positiva del futuro, in modo attivo e determinato.
• Nelle conversazioni degli italiani, la speranza trova un primo, forte, appiglio nell’essere italiani: un’appartenenza vissuta come sinonimo di coraggio. Il senso di orgoglio espresso dagli utenti è confermato ed alimentato dalle storie e dalle testimonianze degli operatori sanitari in prima linea nella lotta all’epidemia. L’efficienza, unita ai sacrifici riconosciuti al personale del sistema sanitario nazionale, risulta determinante nel convincere gli utenti a rispettare la quarantena imposta dal Governo, proprio al fine di non vanificare tali sforzi. I messaggi degli speranzosi sono intrisi di solidarietà e senso di responsabilità.
• A livello internazionale, è indubbio che esista un sentimento di fratellanza e di supporto che incoraggia l’Italia e gli Italiani ad “essere forti” (“stay strong”), come non c’è dubbio che esista una parte dei commentatori che guardano con favore le imponenti misure imposte dal Governo per fronteggiare l’epidemia. Ma la vera partita internazionale per conquistare gli speranzosi si gioca raccontando anche i piccoli gesti e le piccole riprese, oltre che la costanza ed il sacrificio capaci di trasformarci da irresponsabili ad artefici di un percorso di rinascita.

Pensateci un po’ su e fateci sapere. Voi che profilo siete. Servirà, eccome se servirà. Soprattutto per voi stessi, poi anche per gli altri.