Novoli commemora le vittime delle foibe. L’Arcivescovo Michele Seccia: “Momento drammatico della nostra storia”

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Novoli (Le) – “Il 10 febbraio è una data significativa, una pagina importante e drammatica della nostra storia che per molti anni è stata ignorata e addirittura negata. Lo Stato istituendo il giorno del ricordo ha reso questa data non solo una semplice ricorrenza ma anche un impegno solenne a non dimenticare rimuovendo la cortina di indifferenza”. Così il Sindaco di Novoli, Marco De Luca, nel giorno in cui anche a Novoli, oramai già da 5 anni e grazie all’impulso della consigliera del gruppo “Prima Novoli, Federica Pezzuto, è stata deposta una corona in onore delle vittime delle foibe e del grande esodo in una via a loro dedicata sulla provinciale che dal paese nord salentino conduce a Veglie.

Un evento che ha visto la partecipazione delle autorità civili, militari ed ecclesiastiche, fra cui l’Arcivescovo di Lecce, Mons. Michele Seccia che, poco prima, aveva piantumato un albero di ulivo nei pressi della chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna del Pane, a conclusione della sua prima visita pastorale a Novoli.

E proprio Mons. Seccia ha benedetto la corona di alloro ricordando che la storia insegna a ripudiare l’intolleranza di ogni tipo, senza alcuna differenza di ideologie: “Un momento drammatico per la storia della nostra Nazione che noi abbiamo il dovere di ricordare perché senza memoria non c’è futuro” ha detto il Presule.

Presente anche il Senatore Roberto Marti il quale, anche in veste di Presidente della Commissione Cultura del Senato della Repubblica, ha ricordato l’importanza dell’istituzionalizzazione di certe Giornate perché “ricordare – ha sottolineato – vuol dire anche rinvigorire la conoscenza della nostra identità. Significa, cioè, comprendere chi siamo, da dove veniamo. Significa, quindi, sapere dove andare”.

 “Con questa Giornata, non ricordiamo solo coloro che hanno donato la loro vita per onorare la propria italianità – afferma la consigliera Federica Pezzutoma ricordiamo anche coloro che furono costretti ad abbandonare la propria Terra (Fiume, Istria e la Dalmazia), territori ormai occupati dai titini, solo perché colpevoli di essere italiani”.

Ad oggi sono migliaia i corpi ritrovati nelle foibe, cavità carsiche della terra triestina, in cui furono infoibati anche 117 salentini.

“A loro e a tutte le Vittime di guerra, oggi, va il nostro omaggio” conclude Pezzuto.