Dalila Peluso intervista Massimiliano Cassone: «Scrivo per legittima difesa».

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Massimo CassoneUn amico di vecchia data. Un uomo che “si è fatto da solo”, come si usa dire.  Schivo e poco avvezzo alle esaltazioni, nostro collaboratore di punta in questa avventura editoriale qual è Paisemiu.com, Massimiliano Cassone – per gli amici Massimo, o soltanto Maxscrive da sempre, forse da prima che imparasse a scrivere, come lui stesso suole ironicamente affermare.

Autore di due romanzi pubblicati fra il 2010 ed il 2013 (rispettivamente “Il Vaso di Pandora” e “La dea del Mare”) con Boopen ed Albatros, oggi ci dedica un po’ del suo tempo per conoscerlo meglio e dialogare con lui sul già e sul non ancora, su quanto fatto e quanto alberga in cantiere.

È sempre un piacere conversare con lui. Se ne apprezza l’immediatezza dei contenuti, la semplicità del linguaggio e la concretezza del suo idioma, cifra di una esperienza ed una vita vissuta fra le strade della terra che gli ha dato i natali, il nostro Salento, per l’appunto.  La stessa terra di cui si narra nei suoi romanzi … a ddu lu sule ci te ite, te scarfa.

Abbiamo saputo che lavori alla stesura di un nuovo libro: sarà ancora una volta un romanzo? 

«Come potrei non farlo? In verità sto lavorando a due progetti distinti e separati. Un romanzo che scriviamo a “due mani” con Ilaria Greco, una mia carissima amica con il vizio della scrittura; è una storia di un amore difficile, tra due persone molto provate dalle esperienze precedenti. La stessa storia vissuta capitolo dopo capitolo con gli occhi di una donna e subito dopo lo stesso racconto con gli occhi dell’uomo. Io narro in prima persona, lei in terza. Due universi completamente differenti, uniti soltanto dall’amore. Un racconto che ripercorre il concetto che per vivere bisogna capire che la felicità completa non esiste. Ci sono volte in cui dobbiamo imparare a superare le verità più dolorose, magari convivendo con loro, in attesa degli attimi di felicità che solo l’amore può regalare. Poi scrivo ad un mio racconto. Una storia a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 fino ad arrivare ai giorni nostri, attraverso gli occhi di un “fine pena mai” cercherò di far rivivere, in tono del tutto romanzesco, gli anni più bui per il nostro territorio. Sarà la storia d’amore di un padre verso un figlio, una rinuncia forte; perché amare a volte significa anche privarsi dell’amore».

Da quanto ci lavori e quando pensi sarà pubblicato? Hai già un editore?

«Non essendo la scrittura il mio lavoro principale, famiglia a parte, scrivo quando posso: nei ritagli di tempo, quando mi concedo una pausa di quindici minuti dalle fatiche giornaliere, di notte. Perché come dico sempre: “Scrivo per legittima difesa”. Ci lavoro da un anno orientativamente e non so dov’è posizionata la bandierina dell’arrivo; sono in un labirinto di pensieri. In quanto all’editore, non appena terminerò, proporrò il romanzo e vedremo se ci sarà qualcuno che avrà il “coraggio” di pubblicarmi (Sorride)».

Da quanto tempo scrivi e come nasce la tua passione per la scrittura?

«Scrivo da sempre, forse anche da prima che imparassi a scrivere. Poi ad un certo punto ho trovato il coraggio di uscire fuori dal mio mondo e mettermi in piazza. Spronato dai miei amici più cari e da mia moglie, nel 2010 pubblicai il primo romanzo. Subito dopo iniziai il percorso, con Pugliacalcio24, per diventare giornalista pubblicista; al momento collaboro con SportLecce, Paisemiu e a breve farò parte di un nuovo progetto editoriale in un contenitore multimediale che andrà dal giornale online fino al digitale terrestre con delle trasmissioni dedicate; per ora ancora non è ufficiale quindi mi fermo qui».

Ne “Il vaso di Pandora” racconti la conversione di un giovane malavitoso che incontra l’amore; ne “La dea del mare”, invece, parli dell’universalità dell’amore, della purezza del sentimento a prescindere dall’orientamento sessuale. Sarà nuovamente l’amore, da quello che apprendiamo dalla risposta precedente, il filo conduttore del tuo libro.

«Cos’è che muove il mondo? Cos’è che crea la vita? Solo l’amore può essere nominato come il protagonista assoluto dei nostri giorni. L’amore in tutte le sue sfaccettature è il centro di ogni vita. Ecco perché nelle mie “storie” sarà sempre il filo conduttore».

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Cos’è per te, dunque, l’amore?

«Sono uno stupido romanticone, per me l’amore è tutto ciò che mi ha permesso di arrivare fin qua, di vivere, sorridere, di essere ottimista. Te lo spiego con un gioco di parole: l’amore per me parte da me, mi amo alla follia e amo amare ed essere amato».

Il mare, in particolar modo quello di Porto Cesareo, ha ispirato i tuoi romanzi e quindi ci aspettiamo di ritrovare le acque dello Ionio nel nuovo romanzo: ce lo puoi confermare? Come mai questo legame quasi viscerale con il mare?

«Il mare per me è tanto. È molto più di quello che si possa immaginare;  è amico fedele, compagno d’irrequietezza e culla della solitudine che cerco insistentemente. I nuovi racconti avranno come sfondo il mare, ma non solo lo Ionio».

Sappiamo che leggi molto, quali generi preferisci e perché?

«Sono un onnivoro. Penso che tutto ciò che è stato scritto, merita di essere letto».

C’è chi scrive per vivere altre vite e chi invece per esternare i pensieri più profondi. Tu perché lo fai? Usi uno schema oppure segui l’ispirazione?

«La scrittura è un demone. Io lo sento dentro, sarebbe da matti tentare di spiegare questa sensazione, quindi non lo faccio – sorride e poi continua – Non uso schemi, assolutamente no. L’ispirazione è anarchica non può essere contenuta nella gabbia delle regole. La scrittura, per chi ne è “affetto”,  è un lunghissimo corridoio pieno di porte. Aprendo ognuna di esse si vive una dimensione parallela. Ciò che scrivo lo vivo, m’immedesimo, soffro, piango e gioisco. Scrivo per amore».

Cosa ne pensi dei corsi di scrittura che continuamente si organizzano?

«È un mondo che non conosco e non esprimo giudizi. Penso però che scrivere e avere qualcosa dentro da tirare fuori sia, come ho detto prima, “Anarchia del pensiero”».

Cosa ti senti di dire a chi come te vorrebbe coltivare la passione della scrittura?

«Scrivete per voi, solo per voi, e non abbiate paura di farvi leggere. Siate sempre voi stessi, scrivete per compiacere voi stessi e nessun altro. Scrivete sempre, fatelo ogni qualvolta potete».

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