Salvatore Sava, un connubio tra umiltà e talento

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La grandezza di un artista è direttamente proporzionale alla sua umiltà. Il creatore è sempre alla continua ricerca di idee e finita l’opera, quando la espone, si sottopone al giudizio di un pubblico, non sempre in grado di comprenderla, poiché spesso privo degli strumenti necessari per farlo. Ma il critico più spietato di un artista è l’artista stesso, con i suoi dubbi, i suoi forse e i suoi “avrei potuto fare di meglio”. Quando pensiamo al termine “artista” e lo accostiamo a quello di “umiltà” la persona che ci viene in mente è Salvatore Sava, un uomo in continuo equilibrio tra timidezza e sfrontatezza, tra signorilità d’altri tempi, schiettezza e genuinità.

Classe 1966 nasce a Surbo, artista precoce, la sua prima opera è un presepe d’argilla, che porta in dono alla sua maestra della prima elementare Lidia. Frequenta il Liceo Artistico di Lecce e l’Istituto d’Arte di Roma. Si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove insegna dal 1990 prima Tecniche dell’Incisione e poi Anatomia Artistica. Numerose le sue mostre personali e collettive, e tra le tante ricordiamo “Magica Luna” del 1996, curata dal compianto Luciano Caramel, che gli ha consentito di diventare un artista riconosciuto ed affermato a livello internazionale.

A quarant’anni dal suo battesimo come artista e su invito del parroco di Surbo, Don Mattia Murra, Salvatore Sava, pittore, scultore, grafico, fotografo e incisore è ritornato con una sua personale, svoltasi i primi giorni di giugno, presso l’Auditorium dell’Oratorio della Chiesa Madre, in occasione della festa di Santa Maria del Popolo.

La sua proverbiale generosità e amore per la sua terra natia, ha fatto sì che l’iniziale idea della semplice esposizione di poche opere, si trasformasse in una vera e propria mostra, un excursus sulla sua lunga attività artistica. Presenti opere come “I gabbiani” uno dei sei lavori realizzati per il Festival della Terra del Sole a Gallipoli nel 1989; “Xilomorfosi” nata nel 2010 e rielaborata nel 2021, per sensibilizzare sul problema della Xilella, già esposta al frantoio ipogeo di Castrì; “Foglie Barocche” del 2014 e ancora “Fiore di pietra” dalla recente personale-antologica presso la Fondazione Biscozzi Rimbaud di Lecce; “Millelabba” venti labbra/corpo ed una testa realizzate in pietra colorata giallo fluo e ferro, che denunciano il degrado di un territorio inquinato; l’opera sonora “Albero” del 2014.

Presente anche l’ultimo dei quadri realizzati da Sava nel 1989, che rappresenta la coda di un aquilone, la scia di un aereo ed ancora un filo azzurro, che “guarda oltre”, e ancora “Prometeo” definita dallo stesso autore “arte per arte” ispirata alla figura mitologica presente al Rockefeller center a New York. Al centro del grande salone primeggia un tavolo in legno, di colore giallo fluo, con tutti i cataloghi dell’artista, un modo anche questo per diffondere saperi e rendere il pubblico partecipe sul vero significato del “fare arte”.

Dall’idea progettuale alla sua realizzazione, dalla promozione cartacea attraverso il famoso catalogo, che bisogna imparare a sfogliare col rispetto che merita ogni libro, al rapporto umano, che ogni artista non dovrebbe mai dimenticare di mantenere. Sava è un perfetto padrone di casa, accoglie ogni ospite con sincero affetto fraterno, e questo spiega in parte, anche   il suo successo.