Percorsi paralleli tra arte e musica contemporanea

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Kandinskij, Ouverture musicale (1911)

Nell’incontro delle arti ormai certe distanze e pregiudizi si stanno eguagliando e/o azzerando, tanto da apparire sempre più lontano il dibattito nel Paragone delle arti di leonardiana memoria.

Già il compositore francese Erik Satie, tra i più antiaccademici e originali del ‘900 – amico di Mallarmé,Verlaine, Debussy – aveva sentenziato che: «L’evoluzione musicale è sempre indietro di cent’anni rispetto all’evoluzione pittorica».

Se per Debussy alcuni titoli rimandano all’Impressionismo (come La Mer), Stravinskij, per l’allestimento di Pulcinella (1920), collabora con Picasso.

Per Schoenberg la pittura è come comporre musica, ma pochi sanno ciò che si dice di lui nel 1910: «Se ascolti la sua musica, perdi l’udito; ma se guardi la sua pittura, perdi la vista», a seguito dell’esposizione delle sue opere pittoriche.

Il nome del compositore viennese ben si contrappunta con quello di Kandinskij, in una concezione che li allontana dall’opera d’arte tradizionale intesa come celebrazione della bellezza. L’occasione è data da un concerto con musiche di Schoenberg (2 gennaio 1911) ove l’artista russo – presente tra il pubblico – rimane colpito al punto da trarne ispirazione per il dipinto Impressione III: Concerto e non deve stupire se, nelle opere del pittore, sono presenti titoli mutuati dalla musica come Composizione e/o Improvvisazione.

Il risultato è che i loro pensieri assurgono a comunicazione dello spirito in cui il mistero, quasi religioso e non dogmatico, può realizzarsi superando il loro aspetto esteriore sia attraverso l’emancipazione dei colori che della stessa dissonanza.

A coniugare l’attività di musicista con quella di artista, pur non trascurando l’interesse per la poesia, è Ernst Paul Klee. Se da giovane egli è molto prudente nel creare analogie tra colore e suono, condividendo le riflessioni della Teoria dei colori (Zur Farbenlehre) di Goethe, nel primo decennio del Novecento conosce Kandinskij, partecipando alla nascita del Der Blaue Reiter.

Ma il connubio musica – arte, grazie a Cage, può spingersi anche oltre.

Artista poliedrico, la sua stessa produzione attraversa varie esperienze: serialismo, ricerca timbrica e ritmica; esplora il rumore, l’alea, la sezione aurea, il pianoforte preparato e la musica elettronica, avvicinandosi altresì alla lezione di Varèse e di Cowell. Dagli Anni Quaranta approda al Buddismo e nel decennio successivo arriva al silenzio, sia trovando riscontro in alcune opere di Robert Rauschenberg (1951) con dei quadri bianchi mutevoli in base all’esposizione della luce che con l’esperienza personale effettuata nella camera anecoica presso l’Università di Harvard (1952).

Per molti il compositore americano diventa mentore nell’incontro tra tutte le arti e – in quell’esperienza conosciuta come Happening – diversi sono i nomi di artisti tout court che in qualche modo raccolgono la sua eredità. Siamo in un periodo in cui le arti giungono ad un significativo grado della loro trasformazione ove i temi ricorrenti sono l’indeterminazione, la continua produzione di forme nuove e un rinnovamento della stessa fruizione. Espressione di un parto naturale tra estetica e filosofia dell’arte contemporanea che trova un autentico apostolo in Umberto Eco il quale porta a quella filosofia positiva delle arti moderne (Opera aperta), tanto da non stupire se egli si diletti nel trasporre intersemioticamente la musica barocca suonando il flauto dolce.

Pensando alle frequentazioni di percorsi artistici paralleli di Dallapiccola e all’eredità cagiana, ricordo un gruppo riconosciuto come avanguardia musicale fiorentina: Sylvano Bussotti, Giancarlo Cardini, Giuseppe Chiari, Pietro Grossi e Daniele Lombardi. Ognuno – a modo proprio – ha concepito la musica attraverso il dialogo e in un rapporto sinestetico e transdisciplinare delle arti tanto che i loro nomi possono stare accanto anche a scrittori, esecutori, attori, pittori, ricercatori del suono computerizzato, registi, ecc. Un personaggio a latere è Luciano Ori, artista capace di realizzare opere con rimandi musicali. Oltre che pittore è tra i fondatori (1973) del Gruppo internazionale di poesia visiva e per il suo impegno verso un genere di teatro globale. Con la musica già dagli anni Settanta inizia un percorso che lo porterà alla pubblicazione del volume Musica visiva: accorpamenti logo – iconici corredati da alcune indicazioni relative a modalità esecutive e con una varietà di rimandi, inclusi alcuni giudizi di importanti compositori (da Berio a Cage). Dulcis in fundo ricordo Salvatore di Gesualdo, più conosciuto come fisarmonicista che compositore. Per le sue opere a china e graffite su carta, raccomanda i visitatori di approcciarsi con la sua stessa curiositas, invitandoli a percepirle attraverso l’ascolto. L’occasione per fare la sintesi del dialogo tra arte e musica è stata la recente iniziativa Riflessioni su arte e musica contemporanea (promossa dall’ Associazione Culturale Pensiero, Libertà, Azione di Arezzo), in occasione della personale di Marie Habdank. Dall’incontro, pur evidenziando diversità di opinioni e una viva pluralità di linguaggi, è emerso quanto sia difficile, se non impossibile, realizzare un qualsiasi pensiero artistico disgiunto da interazioni con la cultura del mondo.

Compositore, Direttore d’Orchestra, Flautista e Musicologo. Curioso verso ogni forma di sapere coltiva l’interesse per l’arte, la letteratura e il teatro, collaborando con alcune riviste e testate giornalistiche. Docente presso il Conservatorio di Perugia, membro della SIdM (Società Italiana di Musicologia), socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dal 2015 ricopre l’incarico di Direttore artistico dell’Audioteca Poggiana dell’Accademia Valdarnese del Poggio (Montevarchi-Arezzo).

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