Dalla parte di Biagio

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Dalla parte di BiagioBiagio, un randagio con una zampa malandata, e Amata, una donna che sembra vivere ai confini tra sogno e realtà: i due protagonisti di un racconto, a tratti fiabesco, che si snoda nel tempo, dilatandolo.

Ma chi è Biagio? Amata si accorge di lui, un giorno, e se ne prende cura, con rispetto e delicatezza, così come le impone la sua educazione; gli prepara la cena, la colazione, pensa di accudirlo, pensa che lui abbia bisogno di lei, ma, a sorpresa, i ruoli si ribaltano: è lei che ha bisogno di Biagio, è lei che, con tutti i suoi pensieri, con tutte le sue domande e le sue inquietudini, ha bisogno di un affetto forte, caloroso.

E lo trova nell’essere a cui pensava di donarlo: un randagio malandato. Comincia, a questo punto, un percorso al di là del tempo, onirico, che invita il lettore a chiedersi: chi è l’umano fra i due? Chi è quello veramente dotato di sensibilità? E chi, fra i due, è il più bisognoso?

Questo interscambio di ruoli è accortamente sostenuto dalla scrittura: a tratti è difficile capire, nel racconto, chi sono gli uomini, chi i cani; di Biagio sappiamo che ha il pelo biondo, la zampetta fibrillante; di Amata conosciamo i pensieri, i gesti, le emozioni.

L’identità di Biagio, nello scorrere fiabesco della storia, si moltiplica in una infinita e ciclica presenza del Cane fra gli uomini, come a dire che l’intuito, l’affidabilità, piuttosto che all’uomo, sono caratteristiche più correttamente attribuibili al cane.

Ed ecco che Amata perde i riferimenti, sviene… Chi è veramente Biagio? Zampetta, Miele, Compare ‘Ngiò, Mikhail di Odessa: in un altalenare al di là del tempo, il piccolo randagio racchiude in sé la storia del mondo; è erede di una saggezza antica, ancestrale, che si manifesta con la compagnia che da sempre il cane ha saputo fare all’uomo.

Fino all’epilogo gioioso, lieto in cui la nostra Amata rinasce grazie all’incontro con la nuova identità di Biagio, con la sua nuova manifestazione: un cane fiero, libero, felice, però, di essere accolto dagli uomini.

Il racconto fluisce lieve e delicato, attraversando il tempo per mezzo dello spazio( stazioni, porti sono i luoghi privilegiati di Biagio), a indicare l’incessante movimento della vita.

L’autrice, Rita Eromina Montagna, non si nasconde: tutti i protagonisti sono tratteggiati con simpatia, ma la saggezza si intuisce più facilmente dalla parte dei cani. Dalla parte di Biagio, appunto.