“Il vescovo Seccia si è incazzato con noi”: incredulità per i volontari del Pronto Soccorso dei Poveri

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Lecce“Eccoci con volti increduli dopo che il Vescovo Seccia, questa mattina, si è incazzato con noi, rei di volergli consegnare una lettera riguardo persone senza casa, invece di ricevere comprensione dal vescovo, abbiamo ricevuto i suoi insulti per non averlo avvisato della nostra presenza”: queste le dichiarazioni a caldo del presidente dell’associazione Pronto Soccorso dei Poveri, Tommaso Prima, poco dopo aver registrato il diniego, da parte dell’Arcivescovo di Lecce, mons. Michele Seccia, a prestare ascolto alle loro istanze.

I fatti raccontano di un incontro del presule leccese in programma, nella tarda mattinata di oggi, presso la sede del Nuovo Quotidiano di Puglia, in via Dei Mocenigo, a Lecce.
Mons. Seccia, giunto sul luogo, ha trovato ad attenderlo una rappresentanza dell’associazione guidata da Tommaso Prima. I volontari desideravano mettere a conoscenza l’Arcivescovo di una serie di problemi cui erano sottoposti alcuni cittadini leccesi, sfrattati dalle proprie abitazioni e costretti a trascorrere la notte in auto. Tutto questo, era esplicitato in una lettera destinata a Seccia.

Mons. Michele Seccia al suo arrivo in via Dei Mocenigo

L’Arcivescovo, però, sembrerebbe non aver gradito il fuoriprogramma, tanto da prendere la missiva e conservarla non prima di aver rimproverato gli astanti per un comportamento, probabilmente, ritenuto fuori luogo o, quantomeno, improvvido.

Da qui lo sbigottimento dei volontari che, nel chiedere grazia, hanno trovato giustizia.

Certo è che la Chiesa Cattolica non ha mai voltato le spalle alle esigenze dei meno abbienti. Tra le opere di misericordia, si trova il richiamo alla fame e alla sete: “dare da mangiare agli affamati, e da bere agli assetati” non è uno slogan, ma un impegno concreto perché la fede, senza le opere, è nulla.

Sicuramente Mons. Seccia – che ben conosce queste cose – non mancherà di spiegare a tempo debito il motivo di questa sua presa di posizione. Anche perché la Chiesa di Lecce è da sempre impegnata a sovvenire alle necessità di quanti, meno fortunati, fanno ricorso al suo ausilio, occupata com’è, in prima linea, a rispondere ai bisogni sociali trascurati dallo Stato e dimenticati dalla società. Una Chiesa talvolta scomoda, soprattutto, perché non manca, all’occorrenza, di mettere a nudo le contraddizioni del nostro tempo e di richiamare le istituzioni pubbliche e i cittadini all’assunzione di nuove e più forti responsabilità.