Tra narrazione e realtà

0
190

Quando una mela cadde sulla testa di Newton, egli scoprì la gravità, ma questo non vuol dire che essa non esistesse prima dello scienziato inglese e che non influenzi tanto chi non ci crede quanto chi ci crede. La gravità è una realtà  oggettiva.

Supponiamo invece che domani una persona si svegli con un terribile mal di testa e per questo si rechi dal dottore, il quale lo sottomette a ogni genere di esame: sangue, urine, DNA e risonanze, ma non trova nulla. Egli è sano come un pesce. Ciò nonostante il mal di testa continua a tormentarlo. Questa è una realtà soggettiva ovvero dipendente da nostre personali credenze e sensazioni

Esiste anche una terza opzione: la realtà intersoggettiva. Questa entità è frutto della comunicazione tra più esseri umani e non le soggettività dei singoli individui. Il denaro ad esempio non ha valore oggettivo. Non si può bere, mangiare o indossare una banconota. Tuttavia posso usarlo per comprare bevande, cibo o vestiti. Ma se i commessi del supermercato, quelli del centro commerciale o i venditori ambulanti perdessero la loro fiducia nel denaro e si rifiutassero di accettare i pezzi di carta colorata, allora il denaro perderebbe tutto il suo valore.

I soldi non sono l’unica cosa che può evaporare nel momento in cui la gente smette di crederci. Lo stesso può accadere (ed è accaduto) alle leggi, agli dei e anche alle nazioni. Prima ci sono, poi scompaiono di colpo. Si pensi, ad esempio, agli Dei greci, che erano reali potenze temute nel mediterraneo ed  oggi prive di qualunque autorità perché nessuno crede in loro oppure all’Unione Sovietica, una potenza mondiale che gareggiava per l’egemonia economica, scomparsa di colpo con delle firme nei trattati di Belaveza.

Dopo una riflessione attenta si può dedurre come il denaro sia una realtà intersoggettiva o come gli antichi dei e gli imperi del male siano frutto della nostra immaginazione (inteso come ordine istituito immaginario, il lettore se ne ha voglia approfondisca questo tema). Tuttavia non si vuole accettare che il nostro Dio, la nostra nazione e i nostri valori siano solo mere narrazioni perché queste cose danno senso alla nostra vita. Infatti, si tende a dare un significato oggettivo alle nostre vite e a dare un valore ai nostri sacrifici oltre alle storie che costituiscono i nostri paesaggi mentali, nonostante queste siano soggettive ed intersoggettive. In realtà, le vite hanno valore solo entro le storie che vi si intrecciano. Si crea significato (o si fa la storia) quando degli individui intrecciano insieme le loro storie.

Perché ci si sposa, perché si festeggia capodanno, perché un cristiano va a messa la domenica, perché un musulmano celebra il Ramadan, perché un americano tiene in casa delle pistole? Perché per chi ci è vicino ha un senso, per i genitori, per i fratelli, per gli amici. E perché per loro ha senso? Perché chi gli è vicino pensa abbia un senso e condividono lo stesso senso delle cose. Gli individui costruiscono, distruggono e rinsaldano continuamente le credenze reciproche. Di fatto con il passare del tempo la rete delle credenze si disfa per far posto a una nuova, col risultato che ciò in cui credevano gli antenati non ha alcun significato per i discendenti.

Le cause e le motivazioni le lasciamo ai vari campi ed approfondimenti (sociologia, genetica, biologia…) ma la storia, se studiata, veramente ci apre gli occhi.

E per concludere, quanto detto si arresta al mondo dell’osservabile, perché quello non osservabile, come il modo delle onde, ad esempio quello che alimento le nostre radio e i nostri cellulari, e delle energie, presenta altre e diverse problematiche.