Risoterapia quale?

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“Chi non ride non è una persona seria”, è una massima di Fryderyk Chopin, “Non prendere la vita troppo sul serio non ne uscirai comunque vivo”, dice Ellbert Hubbard. Gli esempi si sprecano, balzano alla memoria per avvalorare l’ilarità nomi noti che con la loro opera hanno rallegrato lo spirito di diverse generazioni.
Il famoso duo comico della storia del cinema del 1900, Stanlio e Ollio e il coevo Charlie Chaplin, hanno stimolato risate irresistibili chiudendo la bocca a tutti. Arrivando ai giorni nostri nel recente passato si sono imposte all’attenzione del piccolo schermo le commedie brillanti all’italiana, tra le quali spiccano le mirabili sceneggiature di Carlo Verdone, fresco di compleanno – i suoi primi 70 anni -, che qualche canale televisivo, in questo periodo pandemico, non fa mancare generosamente agli assidui consumatori.

Per un umorismo più colto si distingue, tra i tanti che meritano la palma della vittoria, il bolognese Alessandro Bergonzoni, autore del testo “Le balene restino sedute” che gli valse il premio del Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighera come miglior comico dell’anno 1989.

Andando alla saggezza popolare esiste un proverbio noto secondo cui ”Il riso fa buon sangue”. Questo la dice lunga sul significato della risata e del buonumore in generale, se si pensa alle potenzialità dell’umorismo per la buona salute mentale e fisica. Si dice che chi sdrammatizza in particolari frangenti della propria vita, nonché nei momenti di crisi riesce a gestire meglio la situazione problematica.

In psicologia sappiamo che le emozioni polarizzate in maniera positiva aiutano a mobilitare le proprie virtù e i punti di forza, ne è un esempio la clownterapia in ospedale, una modalità riservata all’età infantile e non solo, volta a canalizzare lo stress e il lato buio della triste condizione che porta a dipendere dal caso. La valenza di un sorriso è tale e veramente grande che lo hanno insegnato alcune personalità della classe politica o ancora tanti artisti, chi non ricorda il brano di Drupi, “Regalami un sorriso”?, vero farmaco per chi soffre di mestizia.

Nella religione si fa largo Madre Teresa di Calcutta, la Suora del sorriso che apre un varco per i sofferenti del mondo e rappresenta una soluzione per eccellenza per i drammi umani e la cui testimonianza è un illuminante suggerimento per affrontare la realtà del 2020. Tutto riconduce all’essenzialità dell’umore, che è una disposizione dell’animo che ha a che fare con le qualità interiori. Per esempio, l’umore sanguigno è tipico di chi è allegro, apprezza la vita, estroverso, curioso e passionale. Per i restanti temperamenti tendenti agli umori malinconici, flemmatici e collerici non resta che prestarsi agli stimoli psicosociali, conseguenza delle relazioni interpersonali, da coltivare sempre, in maniera peculiare e sovente digitale in questa realtà emergenziale da Covid-19.
Facendo la disamina, di sconvolgente attualità risultano i versi di Lorenzo de’ Medici ne “Il trionfo di Bacco e Arianna”, secondo i quali “chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza”.
Nella letteratura vasta dedicata al valore del sorriso, è popolare la poesia tutta incentrata su questa potente arma di unione e coesione che così recita:

“Un sorriso non costa nulla, ma vale molto.
Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona.
Non dura che un istante, ma il suo valore è talora eterno”.