Post Covid: che ne sarà di noi?

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Qual è il problema più assillante del durante e dopo Covid? Senz’altro quello economico, che non sempre consente alle persone di soddisfare le necessità quotidiane e di seguire la traiettoria che porta alla serenità. Che fare quando manca il fabbisogno per affrontare i bisogni primari della famiglia? Come reagiranno i giovani quando termineranno di funzionare gli ammortizzatori sociali costituiti dalle pensioni dei congiunti, che consentono loro il carpe diem (vivere l’attimo)? Che cosa farà la gente che non si può curare? E che ne sarà dei bambini quando i genitori non potranno dare attenzione e affetto se non godranno di ottima salute?

L’ossatura della classe media che permetteva il sostentamento della nazione è subissata dalle tasse. Come mantenere l’equilibrio psico-sociale quando non si può fare fronte alle spese che piovono dall’alto e gestire quindi le emergenze? E che  dire del ménage quotidiano e delle rette da destinare alle case di riposo per i nostri poveri anziani, oggi ancora fortunati in un certo qual modo? E domani che cosa accadrà?

Come vivere dignitosamente se spesso manca l’indispensabile nelle tasche dei contribuenti, sì perché sono sempre e ancora contribuenti. Gli indigenti, definiamoli pure così, sono sempre più bisognosi oltre che di denaro, condivisione, affetto e comprensione. Ma la vita incalza, non c’è tempo per dare spazio agli sfoghi degli amici, non si dà e non si riceve… Si parla poco forse per rifiuto della realtà, non si seguono le lagnanze dei cari che abbiamo tra le quattro mura. I sacerdoti, ai quali si ricorre particolarmente nei momenti difficili, ora devono fare i conti con i distanziamenti di sicurezza, per non incorrere in sanzioni. Dunque non possono essere liberi di concentrarsi con il loro animo, c’è pertanto penuria di anime che possono sperare di occupare a pieno titolo un posto almeno nella vita ultraterrena. Perciò né qui né là, siamo coloro che son sospesi, ci si augura di non ritrovarcisi alla soglia dell’inferno come gli ignavi, quelli che non hanno fatto né bene né male sulla terra.

Questa è la condizione dell’italiano medio che non riconosce nessuna possibilità di scampo per raggiungere obiettivi di normalità, sia su questo pianeta sia in cielo, per chi ci crede. Appunto come dice il cantautore Lucio Dalla, “L’impresa eccezionale è essere normale”.
Di  siffatto stato di cose di chi è la colpa? Non è facile risalire alla causa principale. Dunque come regolarsi e vincere gli ostacoli?

Prepariamoci ad un difficoltoso transito, è come se fossimo usciti da una grande guerra, o forse peggio. Le persone in linea di massima sono adagiate su posizioni di lassismo, di indifferenza e di inerzia. Sono avvolte ancora dalla bambagia della capanna. Risulta al contrario prepotentemente basilare non avere approcci superficiali con la realtà ma accettiamo le sfide del tempo! Che dire a questo punto: chi ha idee sia il benvenuto!  E per scardinare questo giogo ricordiamoci il calzante detto latino “Memento audere semper” (Ricorda di osare sempre).