“Ad10s Diego”: omaggio alla leggenda

0
113

Genio e sregolatezza.
Artista del pallone.
Rockstar del rettangolo verde.
Profeta laico del calcio.
Eroe popolare capace di attrarre su di sè l’ammirazione di tutti e di restituire a ciascuno un’emozione unica, a suon di gol e virtuosismo tecnico.
Questo, e molto altro, è stato e resterà per sempre Diego Armando Maradona, senza dubbio il miglior calciatore di tutti i tempi, scomparso in queste ore all’età di 60 anni appena compiuti.
Di lui è stato detto e scritto tanto già in vita, perciò sarebbe superfluo ripercorrere le gesta sportive di un atleta capace di trasformare in trofei tutte le competizioni disputate.
In questo giorno così triste, però, occorre riflettere su alcuni fattori che hanno reso leggendaria e irripetibile la parabola del “Pibe de oro”.
Primo fra tutti, la sua capacità di dare, attraverso le sue prestazioni, un riscatto sociale al “Sud” nei confronti del “Nord”, a quei tempi molto più ricco e sportivamente ambizioso.

L’Argentina ha trionfato nei Mondiali dell’86 e l’anno seguente il Napoli si è vestito per la prima volta di tricolore grazie alle sue funamboliche giocate, alle sue magistrali punizioni, alle sue imprevedibili geometrie.
Ancora oggi è impossibile pensare alla maglia numero 10 senza fare riferimento a lui, migliore interprete di sempre nel ruolo di “trequartista”, “fantasista”, “regista offensivo”.
Ma soprattutto, nessuno quanto lui è stato capace di incarnare, in campo e fuori, il concetto di leader carismatico, pronto ad infiammare gli animi dei compagni, dei tifosi, della gente comune, e a condurre un intero popolo verso la gloria sportiva e, di riflesso, verso un più alto grado di accettazione sociale.
Ogni medaglia, tuttavia, ha il suo rovescio, e quella di Diego Armando ne ha avuto uno oscuro e terribile, che ha parzialmente oscurato la sua luce e reso controversa l’opinione pubblica nei suoi confronti.

La dipendenza dalla cocaina, contrariamente a quanto ancora affermano taluni, non ha in alcun modo inciso sulle sue performances atletiche, ma ha lentamente e inesorabilmente indebolito il suo talento, il suo piglio combattivo, la sua capacità di volgere ogni evento, sportivo e non, a suo favore.
In altri termini, e citando Rudyard Kipling, Maradona è stato l’unico sportivo ad incontrare la vittoria e la sconfitta e a trattare queste due bugiarde con lo stesso viso.
Oggi il suo fisico, già provato, non ha retto questa ennesima sfida e lo ha costretto ad uscire dal campo.
Ma Diego ha vinto la sua partita, perché ha vissuto da protagonista, ha raggiunto i successi che sognava sin da bambino, ha dimostrato a se stesso e a tutti noi che “un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…”.