Referendum No Triv: autogol o cosa? Sarà il 17 Aprile. No del Governo all’Election Day

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no trivDal suo insedio fino ad oggi alcune scelte del Governo Renzi hanno fatto discutere. Alcuni tagli dolorosi ma necessari sono stati fatti, ma su altri fronti e su altri interessi invece pare non si badi più di tanto a spese. E quando all’interno stesso del proprio partito, tra onorevoli e senatori ma anche tra gli amministratori locali, c’è qualcuno che storce il naso è evidente che qualche manovra azzardata, probabilmente anche con troppa poca destrezza, è stata portata a termine.

Nuovo tema di discussione in questi giorni è la scelta per il 17 Aprile come data per il referendum sullo stop alle trivelle che aveva ricevuto il via libera dalla Corte Costituzionale a Gennaio.

Il referendum in questione riguarda l’abrogazione della previsione delle attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine. Non fosse che l’Articolo 75 della Costituzione richieda un ben preciso quorum affinché  sia approvata la proposta soggetta a referendum, non vi sarebbero troppi problemi (volendo sempre forzosamente tralasciare lo spreco di fondi pubblici). Entrando nel dettaglio, il quorum in questione è pari  alla maggioranza degli aventi diritto di voto,ed  inoltre deve essere raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

È evidente che l’accorpamento alle amministrative che si terranno nel mese di Giugno sarebbe stata l’occasione per consentire una scelta realmente democratica da parte della popolazione.
Tuttavia già nei giorni precedenti il Ministro Alfano aveva affermato che l’election day avrebbe incontrato «difficoltà tecniche non superabili in via amministrativa » in quanto sarebbe servita una legge apposita.

Nonostante ciò, grande resta la delusione sul fronte delle associazione ambientaliste  tra cui Wwf, Greenpeace e Legambiente. Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd),così commenta la decisione di Palazzo Chigi: «Evidentemente al Governo manca il coraggio di far scegliere agli italiani. In questo modo, non solo si rifiuta l’accorpamento con le amministrative, che farebbe risparmiare 300 milioni di euro, ma si finisce per mortificare ogni possibilità di partecipazione consapevole dei cittadini alla consultazione referendaria, che per sua natura ha bisogno di un tempo utile per conoscere e valutare il quesito che viene posto agli italiani. E due mesi, come tutti possono facilmente osservare, non bastano neanche per aprire la discussione».

Gli interessi in gioco sono rilevanti considerati gli accordi già intrapresi con alcune importanti compagnie petrolifere e lo strumento del referendum appare quasi come un intoppo istituzionale. Da più fronti si fa dunque appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere una ulteriore riflessione sulla scelta proposta dal Governo.
E ancora, ci si chiede se in un momento storico in cui l’offerta del greggio è molto superiore alla domanda e dunque vi è la possibilità di importarlo a prezzi piuttosto esigui, sia estremamente necessario trivellare i fondali dei nostri mari.
In ogni caso, a meno di  stravolgimenti si voterà il 17 Aprile ed è importante che la cittadinanza venga documentata sull’impatto ambientale che le estrazioni petrolifere potrebbero avere,  il tutto considerando che il Mediterraneo costituisce una importante fonte di reddito (sia per il settore ittico, sia per quello turistico)  per la maggior parte delle Regioni italiane.