Muro Leccese

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2024
Muro Leccese, Salento e dintorni
Muro Leccese (Foto Fernando Bevilacqua)

Muro è storia e favola, è arte e natura…..è scrigno prezioso del nostro passato… Muro era una potente città messapica che molto spesso subiva sanguinosi assalti nemici. I suoi abitanti avevano pregato il dio sole perché li proteggesse ma né suppliche né riti propiziatori avevano avuto effetto…

Un giorno il gran sacerdote ebbe una visione, si rivolse agli uomini del villaggio e… “Noi avremo pace e sicurezza solo se circonderemo la città con un muro di cuori, i nostri!” La gente a quelle parole rimase attonita ed impaurita finché uno di loro, un giovane con gli occhi accesi, gridò: “Io do il mio cuore!”. E fu così che anche i più riottosi dei presenti  furono pronti al sacrificio dei loro cuori per difendere Muro; una magica mano comparsa dal nulla strappò dal petto dei muresi quei cuori coraggiosi e così una corona rossa cinse la città, un’invincibile cinta muraria più forte della guerra e dell’odio.

Muro ha tesori unici che raccontano della preistoria e della storia del nostro Salento. I Menhir (Giallini, Miggiano, Crocefisso, Trice, Croce di Sant’Antonio) e le campane dell’età del ferro rinvenute in zona Palombara, oltre agli altri ritrovamenti dell’età del bronzo e neolitica, testimoniano l’ antropizzazione del territorio prima  ancora che giungessero, nel VI secolo a.C., i Messapi.

Il nome della cittadina deriva dalle mura megalitiche che circondavano la città che si estendeva su un’area di circa 100 ettari. Edificate nel IV secolo a.C erano alte fino a 7 metri, misuravano 4 km di lunghezza ed erano il simbolo di una delle città più ricche e potenti del tempo. I resti di questa muraglia sono visibili per 1 km in zona Sitrie e Palombara.

Nel centro abitato di Muro, in località Cunnella, vi sono i resti della città messapica: edifici a pianta rettangolare aperti su un grande cortile ed allineati con regolarità,  ceramiche, gioielli, monete, utensili in metallo, elementi architettonici e due sepolture scavate grossolanamente nelle quali sono stati ritrovati scheletri quasi “accartocciati”, come se gli uomini a cui erano  appartenuti fossero stati seppelliti in fretta,  in una fossa inadatta, probabilmente prima di una fuga precipitosa. E certamente tragica fu la fine di Muro rasa al suolo dai romani nel III secolo a.C. La città fu quasi completamente abbandonata, fattorie romane le sorsero intorno, tra i campi, successivamente nacquero dei piccoli villaggi bizantini. Nel 924 avvenne una nuova distruzione di Muro da parte dei Saraceni, rimasta nella memoria collettiva tanto da essere tra gli interpreti dello stemma della città (una testa di Moro coronata di alloro che poggia su mura merlate). 

Muro rinacque all’arrivo dei Normanni. Importanti testimoni di questo periodo sono le chiese medievali di Santa Marina, la santa pallida, costruita con i blocchi di pietra della cinta muraria, che ha il più antico ciclo di affreschi del bacino del Mediterraneo dedicati a San Nicola di Myra (1087), e quella di Santa Maria di Miggiano con affreschi dipinti tra il 1300 e il 1700.

Nel  15º secolo feudatari di Muro fino al 1774 divennero i Protonobilissimo, di origine tarantina, il cui vero cognome “Faccipecora” viene soppiantato dal più onorevole ed altisonante titolo. Muro perde la sua connotazione medievale diventando “la piccola capitale del barocco salentino”.

La sua piazza è un gioiello in pietra leccese: una di fronte all’altra due chiese barocche, quella Matrice dell’Annunziata, seicentesca, è una vera e propria pinacoteca con tele di Riccio e Serafino Elmo, e quella settecentesca dell’Immacolata con la sua meravigliosa facciata, poi la Colonna dei Quattro Evangelisti ed il sontuoso Palazzo del Principe, costruito nel 16º secolo sui resti di una struttura quattrocentesca. Un enorme portale che reca lo stemma dei Protonobilissimo conduce nel cortile in cui, a sinistra, inglobato nel 17º secolo, vi è un viottolo medievale con silos. Al piano nobile la residenza principesca con le camere personali dei signori;  nei sotterranei, enormi pile di pietra per l’olio e le prigioni con i tragici graffiti che sanno di morte e di vita, contano i giorni ed elevano disperate preghiere al Signore. 

Nelle stalle del palazzo si trova il Museo medievale del Borgo, mostra permanente sulla storia del borgo medievale. Ed un vero e proprio eco-museo è anche il borgo antico di Muro, Borgo Terra, con le sue case a corte, i tetti spioventi, le pile in pietra addossate ai muri.

A Muro si intrecciano luoghi e tempi. In un antico frantoio ipogeo datato 1602, di fronte all’entrata, sul muro, dei graffiti raccontano di cavalieri armati e di una città con una baia, un molo e delle barche, con torri, chiese e bandiere ed una lunga scalinata che porta ad una roccaforte; su tutto un vessillo e sul vessillo un nome: Missinia.

Più in là, opera della stessa mano, sono graffiti galee da guerra, simboli di morte e un cielo con angeli e croci in cui si susseguono sole, luna e stelle che indicano il trascorrere dei giorni. È questa una storia vera e propria, narrata probabilmente dal “nachiro”, il capo dei trappitari, che descrive una battaglia vissuta probabilmente in prima persona. Corre l’anno 1571, la flotta cristiana della Lega Santa, guidata da Don Giovanni d’Austria e salpata dal porto di Messina, sconfigge le armate di Mehemet Alì Pascià nelle acque di Lepanto, all’ingresso del golfo di Corinto, bloccando definitivamente l’invasione turca dell’Occidente cristiano. Della Lega fa parte anche la Spagna con i suoi possedimenti italiani e certamente anche i signori locali hanno mandato dei loro uomini a combattere, sicuramente dei marinai, dei marinai come i trappitari che, in estate vanno  per mare e d’inverno si “seppelliscono” nelle viscere della terra per produrre l’olio. 

Muro, storia e favola, arte e natura …