Incomprensibilmente diversi

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La cronaca offre quotidianamente ritratti di persone che, trovandosi nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato, fanno o subiscono atti inenarrabili e insensati. Questi comportamenti illogici generano un’infinità di diversi, alcuni dei quali sono descritti in modo lucido e distaccato nel film “Sulla mia pelle”, in cui il regista Alessio Cremonini racconta l’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi. Prescindendo dall’esito processuale della vicenda, non ancora definitivo, si possono individuare in questa storia almeno tre tipologie di diversi, incarnate rispettivamente da Stefano, dai suoi genitori e dai rappresentanti delle istituzioni.

Stefano Cucchi è descritto nel film come un giovane uomo dalla vita complicata e la sua diversità è da annoverare fra le categorie più tradizionali: è epilettico e tossicomane. Per secoli l’epilessia è stata considerata una punizione divina, per colpe imputabili all’individuo che ne soffriva; oggi il sentire comune si è evoluto, tuttavia l’impossibilità di comprenderne le cause è ancora motivo di diffidenza nei confronti di chi ne soffre. La tossicodipendenza ovviamente aggrava e conferma la sua collocazione ai margini della società.

Ci sono poi i suoi genitori, una tipologia di diversi che suscita ammirazione e tenerezza. In una società in cui impera la convinzione di dover sacrificare qualche regola per essere vincenti o semplicemente per far valere i propri diritti, quest’uomo e questa donna, consapevoli degli errori del figlio, continuano fino alla fine a rispettare le regole, accettando come ineluttabile l’incertezza e la mancanza di contatti con Stefano, dopo il suo arresto.

La terza tipologia di diversi individuabili nel film è rappresentata in prima battuta dagli agenti autori del pestaggio, che nel racconto cinematografico è solo sottinteso; in effetti, sarebbe scontato soffermare l’attenzione su di loro, che non possono che essere considerati crudeli assassini, indubbiamente fuori contesto fra i loro colleghi che ogni giorno s’impegnano per difendere la legalità. Analizzando attentamente gli eventi però, ci sono dei diversi più sconvolgenti e più incomprensibili fra i protagonisti di questa pagina vergognosa della nostra storia recente e sono presentati nel film come figure secondarie. Si tratta dei vari agenti della Polizia penitenziaria e dei Carabinieri entrati in contatto con il detenuto dopo il pestaggio, dei medici e degli infermieri dell’ospedale militare dove Stefano Cucchi trascorse gli ultimi giorni della sua vita e, infine, dei giudici che ne disposero l’arresto. Tutti questi individui, integerrimi rappresentanti dello Stato, fecero finta di non vedere e di non comprendere, nella migliore delle ipotesi per evitare inutili aggravi di lavoro, nella peggiore perché Stefano era un “Signor Nessuno” e la loro unica preoccupazione fu attestare la propria estraneità a qualsiasi atto non convenzionale. Questi diversi sono incomprensibili e pericolosi perché sono difficilmente distinguibili dai loro colleghi onesti e per bene e, pur avendo perso la loro umanità e il loro senso di responsabilità, si trovano apparentemente al momento giusto nel luogo giusto!