La politica leccese in fase regressiva

1
109

Lecce – Se nella prima parte dell’anno la politica leccese ha mostrato un certo dinamismo, la voglia di uscire fuori dai vecchi schemi in tutti i suoi comparti, mostrando novità, se non di rilievo, sicuramente significative e che lasciavano sperare in un tempo a venire fatto di schemi che potessero dare un rinnovato respiro all’elettore, a partire da metà ottobre ha invertito la rotta.

Così il centro-destra ha chiaramente mostrato che al di là del “gioco delle sedie” non riesce ad andare e si sostanzia di un’opposizione senza fantasia e senza l’introduzione di elementi di novità per la città e per i suoi follower. E anche la principale novità costituita da Sentire Civico, che aveva tanto entusiasmato una buona parte della città, mostra una debolezza endemica in termini di azione e di idee, evidenziata da un’opposizione asfittica, senza più visioni di un qualche interesse socio-politico. D’altro canto, poi, il sistema di alleanze e il coinvolgimento di altri attori sociali è fallito. Motivo per il quale tutto lascia intravedere un incedere noioso, che non ha seguito e non coinvolge l’elettorato.

A sinistra la situazione non cambia, anche qui le novità dell’associazionismo politico paiono ferme ai blocchi di partenza. I buoni propositi non sono riusciti a trovare un seguito e sono morti sul nascere. L’unico che mostra veramente coraggio, fede, vera forza e tenacia è Salvemini, che nonostante sia esposto non solo al fuoco e alle contraddizioni interne della sinistra e alle suscettibilità di Finamore e compagni, va avanti ugualmente, ottenendo sovente risultati in un certo senso sorprendenti. È forse la sua tenacia il vero fattore sgretolante del centro-destra. E tutto questo mentre, nel silenzio, Delli Noci tesse con fare certosino alleanze sempre più vaste e in tutte le direzioni. Tutto sommato, però, al di là della graniticità di Salvemini, nulla di nuovo sotto il sole per il centro-sinistra, rimasto ancorato fondamentalmente alle logiche della seconda repubblica.

Circa i Pentastellati, poi, lo smacco di TAP ha ricondotto con i piedi per terra il suo elettorato, portandolo in molti comparti a comprendere che al di là degli aspetti monastici nell‘organizzazione del movimento, si sta trattando di ordinaria politica da seconda repubblica, sebbene nel rigore di un populismo sempre affascinante e tentazione per la gente.

Insomma, la politica leccese, dopo i virgulti della prima parte dell’anno, non riesce a produrre idee, visioni, schemi d’azione, che incidano non solo sull’elettorato fedele al voto, ma soprattutto al popolo dei delusi, ai disaffezionati alla politica, che manca di un nuovo appeal.

Ecco, si discute in questi giorni di possibili elezioni imminenti, ma il sistema politico leccese, oltre una giostrina di nomi, non riesce proprio ad andare oltre, mancando fondamentalmente di idee, così che il tradizionale pragmatismo del centro-destra ha vinto in tutto il mondo politico leccese, pur essendoci delle nobili eccezioni.